L’ITALIA CAMBIA PELLE.

La popolazione residente è diminuita nel 2015 di 139.000 unità (-0,23%) per la prima volta dal 1952, risultando di 60.646.000 unità a fine 2015; fra le cause del decremento netto si rilevano il rallentamento del flusso migratorio in entrata, il cambiamento strutturale della popolazione femminile in età feconda (fascia 15-49 anni) che vede il “passaggio” fra le “baby boomers” degli anni ’60 e ’70 e le “baby busters” degli anni ’80 e ’90, meno numerose e più concentrate su altri aspetti della vita (dalla carriera ad una vita più autonoma e meno legata ad impegni materni), che hanno portato il tasso di natalità a 1,35 figli/donna, che posizione il paese sui livelli più bassi a livello mondiale.

E’ cresciuto il tasso di invecchiamento della popolazione, con gli “over-65” oggi a quota 13.400.000, il 22% della popolazione, col risultato che l’età media dei residenti è salita a 44,6 anni; è diminuita la popolazione in età attiva (15-64 anni), scesa a 39.000.000, il 64,3% del totale (ma a fronte di un tasso di disoccupazione stabilmente superiore al 12%). Il risultato è un grave appesantimento dell’indice di dipendenza (il rapporto fra popolazione in età non attiva e popolazione in età attiva), che in un solo anno è passato dal 55,2% al 55,5%.

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