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indoor farming

La “decrescita felice” è considerata da Serge Latouche come l’unica soluzione percorribile per assicurare un futuro all’umanità. Partendo dall’assunto che progresso e sviluppo economico comportino inevitabilmente un sempre maggiore impatto ambientale e, quindi, che non sia possibile ipotizzare una crescita infinita in un pianeta finito, non resterebbe altro da fare che regredire.

Premesso che la “decrescita” degli investimenti in industria e tecnologia determinerebbe un rallentamento o addirittura una frenata dell’innovazione, qual è stata finora, con conseguente rapida obsolescenza delle tecnologie e conseguente notevole danno per l’ambiente, c’è chi non si rassegna a decrescere felicemente: pertanto, cerca di trovare soluzioni alternative che consentano agli individui di migliorare i propri standard di vita, utilizzando le risorse disponibili e il progresso scientifico in maniera intelligente. Il settore agricolo ne costituisce un esempio evidente.

L’aumento della popolazione mondiale e l’incremento nel fabbisogno di beni agricoli necessari per la sua sussistenza stanno comportando la variazione di una serie di fattori che rivestono un’incidenza essenziale nel bilancio energetico globale. Basti pensare che nel 2012 in Europa sono stati consumati circa 16 milioni di Tep (Tonnellata equivalente di petrolio) per la sola agricoltura. Questo dato mostra la rilevante incidenza del consumo di risorse in questo settore e l’importanza di elaborare soluzioni ad alta efficienza onde evitare che il dato citato si aggravi ulteriormente. Si consideri, inoltre, che nel 2050 l’80% della popolazione totale vivrà nelle città, mentre oggi questa percentuale è di circa il 54% (circa 3,96 miliardi di persone): questa “migrazione” indurrà un progressivo aggravio nella situazione considerata, dato dalla complicazione logistica per gli approvvigionamenti e, in particolare, per i trasporti e la conservazione delle derrate alimentari.

In considerazione di tale evoluzione, nonché del progressivo depauperamento di risorse del globo terrestre e della povertà attuale di quei paesi caratterizzati da terreni e climi non adatti all’agricoltura e da insufficiente disponibilità d’acqua, alcuni studiosi non si sono limitati a costatare che serve ridurre consumi e progresso. Hanno, invece, elaborato tecniche innovative, idonee a consentire coltivazioni meno energivore di quelle tradizionali, la cui efficienza possa essere ottimizzata prescindendo dal contesto in cui essi vengono implementati, quindi, praticabili anche in paesi con situazioni ambientali non favorevoli.

In particolare, una delle tecniche che si stanno sviluppando per affrontare la crescente richiesta alimentare e le complicazioni logistiche sempre più incombenti è quella dell’agricoltura indoor. A partire dalle serre tradizionali fino ad arrivare a quelle hi-tech, tale tipologia di coltivazione permette di aumentare drasticamente la produttività grazie ad un attento controllo delle condizioni ambientali che influenzano la crescita delle piante.

Una delle strategie utilizzate per migliorare la produttività dell’agricoltura indoor è la tecnica della coltivazione idroponica o aeroponica: la terra è sostituita da un substrato inerte e la pianta viene irrigata con una soluzione nutritiva composta da acqua e altri elementi indispensabili alla crescita. Queste colture comportano consumi molto limitati: una piantina di lattuga ha bisogno di 2 litri d’acqua, contro i 45 litri che servono invece in campo aperto. Sono, inoltre, colture altamente intensive: una coltivazione naturale di lattuga ha una frequenza di 6 colture l’anno, mentre l’agricoltura indoor consente una frequenza di 14 colture l’anno. Essa, inoltre, permette la diminuzione del 50% dei concimi, l’annullamento dell’uso di qualsiasi tipo di pesticida, l’eliminazione di ogni tipo di scarto di tipo liquido e solido, il riciclaggio di acqua e nutrienti per eliminare gli sprechi e l’elevata automazione del tutto.

Nell’ambito dell’indoor farming, in particolare, le Vertical Farm, vale a dire edifici energeticamente autosufficienti, ideati per ospitare la coltivazione di specie vegetali a scopo alimentare, hanno il vantaggio rispetto alle serre tradizionali di aumentare l’efficienza a parità di area coltivabile, ottenendo una produzione intensiva. Quest’ultima non è influenzata dal luogo, dal tipo di terreno e dalle condizioni atmosferiche: può quindi essere praticata ovunque, consentendo di diminuire la necessità di trasporto dei beni alimentari e di ottenere un notevole risparmio di risorse.

In conclusione, a fronte della riduzione dei beni naturali disponibili, si stanno approfondendo studi tesi al fine di trovare soluzioni connotate da un uso sempre più efficiente di quelli esistenti, idonee a consentire a individui e collettività standard di vita migliori che in passato e, al contempo, tali da salvaguardare le risorse del pianeta. I sostenitori della decrescita, forse, non ne sono informati. Soffocare – come essi pretenderebbero – l’istanza di miglioramento dell’essere umano e la sua tensione verso “dimensioni” più elevate, mediante la messa a frutto più efficace dei talenti che la natura gli ha donato, questo sì che sarebbe un vero spreco.

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