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RIPRESA? MA MI FACCIA IL PIACERE! (2)

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(segue https://spazioeconomia.wordpress.com/2016/02/26/ripresa-ma-mi-faccia-il-piacere-1/)

Sia nel 2016 sia negli anni successivi (2017 e 2018) le entrate totali delle pubbliche amministrazioni dopo la legge di Stabilità non caleranno e anzi continueranno ad aumentare. Saliranno di 10,6 miliardi nel 2016 rispetto al 2015 (da 788,7 a 799,3 miliardi), di 20,7 miliardi nel 2017 rispetto al 2016 e di 25 miliardi nel 2018 rispetto al 2017.
Ma allora il Governo mente quando dice di aver tagliato le tasse con la legge di Stabilità 2016? Solo un po’. Le entrate totali continueranno ad aumentare , ma meno di quel che sarebbero aumentate senza la legge di Stabilità 2016. Le due curve riportate nel grafico – che descrivono l’andamento delle entrate totali prima e dopo la legge di Stabilità 2016 – indicano che senza la legge di Stabilità 2016 le tasse sarebbero aumentate ancora di più. Le misure contenute in essa (taglio dell’Imu sulla prima casa e altre misure per il 2016, taglio dell’Ires per il 2017) porteranno a contenere di alcuni miliardi l’aumento che si sarebbe verificato per colpa degli incrementi di tasse decisi dai governi precedenti (incluso il governo attuale nel suo primo anno di vita). Fermo restando che una parte preponderante del taglio di tasse è il disinnesco delle clausole di salvaguardia.

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La tendenza riportata dal DEF per i prossimi anni verrà quindi peggiorata dalla caduta del PIL ipotizzata dall’Ocse e ciò porterebbe ad una ulteriore diminuzione dei consumi interni che non potranno sorreggere una crescita non aiutata dall’export, se i consumi della Cina e del resto del Mondo subiranno la contrazione temuta. Tutto questo, sommato ad una ripresa dell’occupazione che analizzeremo nei dati in seguito, porta la fiducia dei consumatori, assunta da statistiche di poco valore pratico, a palesarsi flebile in un altro aspetto. Infatti sono aumentate di oltre 70 miliardi di euro nel 2015 le riserve degli italiani.

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La crisi e la paura di nuove tasse frenano i consumi delle famiglie, bloccano gli investimenti delle imprese e congelano la liquidità delle banche: da dicembre 2014 a dicembre 2015 l’ammontare dei depositi in Italia è passato da 1.510 miliardi a 1.581 miliardi in aumento di oltre 70 miliardi (+4%). Il saldo dei conti correnti è cresciuto di 86 miliardi, da 808 miliardi a 877 miliardi (+8%), mentre si registra un calo di oltre 20 miliardi per i depositi con durata prestabilita. Questi i dati principali di un rapporto realizzato dal Centro studi di Unimpresa, confermati nel dato sui consumi dalle rilevazioni Nielsen sulle vendite della GDO (-0,57% da inizio anno) e da quelli diffusi dall’Istat che rilevano come a dicembre 2015 l’indice destagionalizzato del valore delle vendite al dettaglio (valore corrente che incorpora la dinamica sia delle quantità sia dei prezzi) diminuisca dello 0,1% rispetto a novembre 2015. Nella media del trimestre ottobre-dicembre 2015, il valore delle vendite ha registrato una variazione negativa dello 0,2% rispetto al trimestre precedente con il dato dell’’indice grezzo del valore del totale delle vendite che però aumenta dello 0,6% rispetto a dicembre 2014.

Nell’anno 2015, il valore delle vendite segna, dopo 4 anni consecutivi di diminuzioni, un aumento dello 0,7% sull’anno precedente. Ricordiamo che in questo dato vengono ricomprese le vendite al dettaglio di autoveicoli che, queste sì, hanno segnato una crescita nel 2015 del 15,8%.

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Con una situazione di questo tipo si fa fatica a immaginare un 2016 con grande sprint sui consumi: le prospettive di crescita sono poche e se si confermerà la previsione Ocse sul Pil, servirà una manovra correttiva sui conti pubblici che si pensa fino a 9 miliardi, molto probabilmente nuove tasse, che poi è il motivo principale per cui sia le famiglie sia le imprese cercano di accumulare fondi d’emergenza” e risparmi di spesa.

Lavoro. Dopo il calo di settembre (-0,2%) e ottobre (-0,2%) e la crescita di novembre (+0,2%), a dicembre 2015 la stima degli occupati diminuisce dello 0,1% (-21 mila persone occupate). Il calo è determinato dagli indipendenti (-54 mila) mentre crescono i dipendenti, in particolare quelli permanenti (+31 mila). Il tasso di occupazione, pari al 56,4%, rimane invariato rispetto al mese precedente.

Le riforme del mercato del lavoro attuate dal governo hanno contribuito a far crescere il numero di assunzioni a tempo indeterminato, ma gli effetti positivi sono principalmente legati agli incentivi fiscali piuttosto che al “Jobs Act”, come scritto in un lavoro di due ricercatori della Banca d’Italia. Questo effetto positivo è però quasi interamente spiegato dall’introduzione degli incentivi fiscali, mentre la combinazione del contratto a tutele crescenti e degli incentivi spiega solo il 5% delle nuove assunzioni a tempo indeterminato. Poiché questo tipo di contratti sono un quinto delle nuove assunzioni nel campione, i ricercatori trovano che il Jobs Act ha contribuito a creare appena l’1% dei nuovi posti.
Gli studiosi di Bankitalia trovano che, estrapolando il dato veneto a tutto il territorio nazionale, il pacchetto di misure formato da Jobs Act e incentivi ha contribuito a creare circa 45.000 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato nei primi sei mesi del 2015.

Così la disoccupazione, che si è ridotta dal 12,7% del 2014 allo 11,5%, potrà ancora scendere: ma non di molto. Rimarrà, nel 2016, attorno all’11%, mentre nel 2011 era l’8,4%. Per cui, nel biennio 2015-2016, non recupereremo la metà di ciò che abbiamo perso nei tre anni di decrescita, come per il Pil, ma solo di 1,7 punti sui 4,3 persi rispetto al 2011, poco più di un terzo.

Edilizia bloccata e carenza di investimenti convergono in un altro problema, quello del sistema bancario, oberato da crediti insoluti, in parte notevole di imprese delle costruzioni e di industrie e servizi connessi. Il governo ha causato un peggioramento del clima finanziario, con le maldestre operazioni di salvataggio di Banca Etruria e tre banche minori. Ciò ha generato sfiducia del pubblico nel risparmio bancario. Per altro il nostro sistema bancario, salvo eccezioni minori, ha solidi parametri patrimoniali. Però le sofferenze bancarie sono passate da 180 a 200 miliardi. Affinché il credito possa usare la liquidità messa in circolo dalla Bce trasformandola in maggior credito, occorre una bad bank che liberi le nostre banche da queste sofferenze.

Infine la demografia spaventa. I dati dicono che

  • I residenti in Italia calano a 60.626.000 ovvero -139.000 unità, -0.23%
  • I residenti stranieri salgono a 5.054.000 ovvero +39.000 unità, la tendenza si sta invertendo.
  • I residenti in Italia  cittadini italiani scendono a 55.600.000 ovvero -179.000 unità
  • diminuisce la speranza di vita in Italia a 80,1 anni (da 80.3 anni) per gli uomini e a 84.7 anni (da 85 anni) per le donne.
  • Il saldo naturale italiano cioè la differenza fra i morti nel 2015 e le nascite sul territorio italiano è di -165.000 unità.
  • la fecondità delle donne italiane scende a 1.35 per donna
  • Tra iscrizioni all’Aire e cancellazioni 128.000 cittadini italiani sono emigrati all’estero

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