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La BCE è pronta ad aumentare gli stimoli monetari: ecco perchè

 

di Jacopo Caretta Mussa

Negli ultimi tre anni non si può certo dire che la Banca Centrale Europea non abbia fatto la sua parte. Con il lancio del Quantitative Easing (QE) e il taglio dei tassi d’interesse, la BCE ha cercato di stimolare investimenti e consumi facendo leva su tre canali: credito, tasso di cambio e mercati finanziari.

Vediamo che cosa ha funzionato e che cosa no tra le misure varate nel corso dell’ultimo anno.

Credito e banche

Negli ultimi 12 mesi i prestiti a famiglie e imprese (al netto delle cartolarizzazioni) sono cresciuti e i tassi d’interesse sui prestiti finanziari sono diventati sempre più accessibili. Inoltre, nonostante la battuta d’arresto registrata a dicembre e i problemi strutturali del sistema bancario, la maggior parte dei leading indicators sul credito (come il Lending Survey o il credit impulse) suggeriscono un certo ottimismo anche per i mesi a venire.

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Tasso di cambio

Secondo gli indici della Bank for International Settlements (Bis), l’euro si è deprezzato rispetto ai maggioripartner commerciali: rispetto a febbraio 2015 la moneta unica ha perso circa il 7% in termini nominali e il 5,5% in termini reali. Come regola empirica, la Commissione Europea stima[1] che un deprezzamento nominale del tasso di cambio intorno al 5% possa contribuire positivamente al PIL per circa 0,3% nel primo anno e 0,2% nel secondo anno.

Tenuto conto della debole domanda aggregata e delle politiche monetarie espansive a livello globale, è probabile che il livello del tasso di cambio rimanga su questi livelli e che il grosso dell’effetto benefico del deprezzamento del cambio sul PIL sia già dietro le spalle. Inoltre, se con l’ipotetica stabilizzazione del prezzo del petrolio l’inflazione dovesse accelerare a partire dalla seconda metà dell’anno, l’effetto sul PIL potrebbe attenuarsi.

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Tassi d’interesse e Borse

Il Quantitive Easing non è riuscito a contenere l’avversione al rischio che ha recentemente penalizzato l’insieme degli attivi rischiosi e, in particolare, le banche italiane. Tuttavia, rispetto al 2010, il QE è servito a contenere i tassi d’interesse sui titoli governativi che, ad accezione di Portogallo e Grecia, oggi non offrono particolari opportunità agli investitori.

Obbligazioni

Cosa si aspetta il mercato dalla BCE?

Con l’inflazione ben al di sotto del target di riferimento (pari al 2%), e con la Commissione Europea che ha rivisto al ribasso le stime di crescita dell’economia per l’anno in corso, sembrano esserci tutti i presupposti politici e monetari affinché la BCE aumenti gli stimoli monetari nella prossima riunione (domani 10 marzo).

Ecco dunque cosa potrebbe fare:

  • ridurre i tassi d’interesse sui depositi di 10 punti base (da -0,3% a -0,4%);
  • aumentare l’ammontare di titoli acquistato mensilmente di 20 miliardi di euro, portandolo da 60 a 80 miliardi di euro, e magari estendere l’universo investibile dei titoli finanziari da comprare;
  • modificare i vincoli tecnici sugli acquisti che gravano sui titoli di Stato (in sostanza guadagnando più margini di manovra);
  • programmare nuove operazioni di finanziamento a lungo termine (TLTRO);
  • comunicare in modo incisivo le intenzioni future dell’istituto con la cosiddetta forward guidance.

Cosa cambia per le nostre idee d’investimento?

Tenuto conto del contesto economico e delle forti aspettative che si sono create è molto difficile che la BCE non faccia nulla. A seconda del peso delle azioni della BCE, il mercato potrebbe reagire positivamente oppure rimanere dov’è ora.

Nel complesso, noi di AdviseOnly restiamo positivi sugli attivi rischiosi e, tenuto conto delle attuali valutazioni, lo siamo moderatamente anche sul mercato azionario europeo. Tuttavia, non sono le singole mosse della BCE a cambiare la nostra opinione di medio/lungo termine, visto che il quadro generale dell’eurozona resta soggetto a forti rischi strutturali. Fino ad oggi, la BCE è riuscita a prendere tempo e a togliere le castagne dal fuoco, ma è tempo che la politica faccia la sua parte dal lato fiscale, come più volteMario Draghi ha ricordato.

[1] http://ec.europa.eu/economy_finance/eu/forecasts/2015_winter/box2_en.pdf

Jacopo Caretta Mussa

Jacopo Caretta Mussa

Segue tematiche economiche e finanziarie per il team financial strategies group di Advise Only. Dopo aver conseguito una doppia laurea in Management all’Università di Torino e all’ESCP Europe, ha deciso di proseguire i suoi studi con un master in Economia Internazionale a Paris Dauphine. Dopo 4 anni di vita parigina ed esperienze lavorative come economista e strategist, sbarca in Advise Only con l’obiettivo di sviluppare la parte di analisi economica e congiunturale

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