INVESTMENT CORNER a cura di CELLINO e Associati SIM

 

BCE

Considerazioni circa le novità di politica monetaria annunciate da Mario Draghi il 10 marzo 2016

 

 

«Ho un messaggio chiaro da darvi: nell’ambito del proprio mandato la BCE è pronta a fare qualsiasi cosa sia necessaria a preservare l’euro. E credetemi: sarà abbastanza».

Con queste parole, il 26 luglio 2012, Mario Draghi probabilmente cambiò il corso della storia dell’Unione Monetaria Europea, che pareva destinata a disgregarsi di lì a poco sotto il peso degli spread insostenibili pagati sui titoli del proprio debito dai Paesi periferici, ai quali, in assenza dell’intervento della BCE, non rimaneva altra strada per sopravvivere se non quella del ritorno alle monete nazionali.

I mercati azionari credettero immediatamente alle parole del presidente della BCE ed avviarono un recupero che, sia pure in differente misura, li ha tutti coinvolti ed è tuttora in essere, come si può riscontrare osservando il grafico sottostante.

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Da allora i principali listini europei hanno offerto ritorni elevati, pari al 50% in Italia e Germania, al 59% in Francia e al 67% in Spagna, ma anche le azioni USA hanno beneficiato della ritrovata serenità dei mercati finanziari europei, realizzando una performance pari al 60%.

Chi in quel frangente non si fosse fidato di Draghi, oltre a rimpiangere di non avere beneficiato dei rendimenti di cui abbiamo detto, dovrebbe oggi ammettere che il presidente della BCE ha mantenuto la parola, poiché «qualsiasi cosa» è stata veramente fatta.

Con la riunione di giovedì, infatti, possiamo affermare che non vi è davvero nulla che sia stato lasciato intentato da parte di Draghi nel perseguire la missione cui si era votato nell’estate del 2012. La BCE ha infatti superato, per ampiezza e varietà di intervento, la stessa FED (la banca centrale USA), spingendosi anche nel territorio sin qui inesplorato dei finanziamenti a tasso negativo al sistema bancario. Questi ultimi rappresentano la grande novità annunciata giovedì e verranno realizzati attraverso una nuova ondata di TLTRO (Targeted Long-Term Refinancing Operations).

La BCE effettuerà, a partire dal giugno di quest’anno, quattro aste TLTRO trimestrali nel corso delle quali offrirà al sistema bancario finanziamenti quadriennali ad un tasso di interesse che, a date condizioni, potrà eguagliare quello sui depositi, pari al -0,40%. In altre parole, la BCE pagherà le banche (invece di chiedere, come di norma, un interesse) per prestare loro denaro, a patto che le banche, a loro volta, lo prestino all’economia reale. Come detto, questa manovra costituisce un unicum nello scenario delle politiche monetarie non convenzionali: per apprezzarne la portata sarà dunque necessario attendere almeno gli esiti delle aste di giugno, anche se le prime valutazioni del possibile impatto della nuova arma monetaria sembrano positive.

Oggi tuttavia i mercati si interrogano sulla seconda frase pronunciata da Draghi, quel «E credetemi: sarà abbastanza» che, più che una promessa, suonava come una previsione, da accettare come atto di fede nei confronti della potentissima istituzione monetaria di Francoforte.

La seconda parte dell’affermazione di Draghi, quella che dava forza ed enfasi alla precedente, costituisce paradossalmente l’elemento più debole del suo discorso: è infatti da molto tempo che si discute del fatto che, per quanto necessarie, le manovre di Draghi rischino di non essere sufficienti a preservare l’unità dell’eurozona.

Esiste infatti una sola strada per salvare l’euro: rilanciare la crescita in tutti i Paesi che vi  aderiscono, in modo da sgombrare definitivamente il campo da tutte le tentazioni di ritorno al passato. Per ottenere questo obiettivo non è sufficiente inondare di liquidità l’eurozona, né calmierare gli spread pagati dai Paesi periferici sui rispettivi debiti pubblici: per creare crescita, la moneta emessa dalla BCE deve essere spesa, e questo, in un mondo in cui imprese e famiglie hanno perso la fiducia, può farlo solo lo Stato.

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Per tentare di far uscire l’eurozona dalle secche in cui si è incagliata sono infatti indispensabili politiche fiscali espansive. Nel rispetto del patto di stabilità, tali politiche sarebbero realizzabili sin da subito da quei paesi che dispongono di margini di manovra fiscali, come peraltro Draghi da tempo suggerisce.

Anche il G20, ultimo in ordine cronologico, ma certamente non per autorevolezza, nel comunicato finale del meeting tenutosi recentemente a Shangai, ha invitato con forza i Paesi membri ad affiancare la leva di bilancio a quella monetaria, per sostenere una crescita economica globale definita “irregolare” ed inferiore alle attese.

Sappiamo a chi sono rivolti gli appelli delle autorità politiche e monetarie di mezzo mondo e ne conosciamo la riluttanza ad accoglierli, ma la determinazione dimostrata giovedì da Draghi, più che le singole decisioni prese, ci lasciano ben sperare che il tanto atteso punto di svolta si stia avvicinando.

Oliviero Lenci – Presidente Cellino e Associati SIM

Silvio Olivero – Responsabile Ufficio Studi Cellino e Associati SIM

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