Il Punto di Vista di Oscar GIANNINO

18 misure da assumere contro l’illegalità del sistema-Campidoglio

 

I candidati sindaci a Roma devono studiarle a memoria, le 15 pagine dell’Autorità Anticorruzione con cui si seppellisce l’autodifesa della giunta Marino alle durissime osservazioni critiche già avanzate dagli uomini di Raffaele Cantone. L’ANAC non è criticabile di pregiudizio politico. Aveva già fatto a pezzi la mancata trasparenza, efficienza ed economicità delle procedure di appalti, gare e affidamento seguite sotto la giunta Alemanno. Ma l’autodifesa opposta dai Dipartimenti del Campidoglio e dai Municipi per gli anni più recenti di Marino è risultata infondata, per certi versi addirittura patetica. Tanto che i 18 rilievi finali del rapporto ANAC costituiscono il più sintetico e spietato atto d’accusa delle condizioni di pervasiva illegalità amministrativa DEL Campidoglio. Condizioni che l’attuale commissario Tronca sta già tentando di affrontare, ma che oggettivamente costituiranno l’alfa e l’omega per giudicare la prossima sindacatura. Altro che la miserevole lotta a coltello attualmente in corso all’interno del centrodestra e del centrosinistra.

Quando da anni e anni è l’organizzazione stessa di Campidoglio e Municipi è stata modellata per aggirare le norme, non servono chiacchiere sulla legalità e attestati di onestà dei candidati. Serve una lista esplicita di impegni precisi, capaci di offrire agli elettori rimedi puntuali, adeguati alla gravità degli illeciti indicati dall’ANAC. I diversi livelli coinvolti nel marciume amministrativo della Capitale sono infatti almeno tre, di ordine diverso ma insieme sinergici.  C’è un problema di catalogazione dei dati, cioè del loro controllo. Un problema di risorse umane. E un problema di regole.

Partiamo dai dati. E’ ovvio che i diversi sistemi informatici tra loro non interfacciati e usati da ogni Dipartimento del Campidoglio e Municipio per gestire appalti, gare e affidamenti, sono stati realizzati con l’effetto di compartimentare e oscurare ogni processo centralizzato di controllo, e di segmentare ogni riversamento alla banca dati nazionale dei contratti pubblici. Gli impegni a superare questa babelica maschera di possibili illeciti sono rimasti sulla carta. Mentre occorrerà realizzarli in tempi rapidissimi.

Passiamo alle risorse umane. La prassi invalsa in ogni Dipartimento è stata quella di affidare ogni singolo affidamento alla valutazione del dirigente responsabile del procedimento, in maniera singola o per affinità di materia. E’ una logica che a propria volta aumenta l’opacità, poiché ostacola l’omogeneità dei criteri seguiti e l’uniformità delle norme prescritte dal Codice dei Contratti Pubblici. Ha radicato nel tempo prassi distinte di aggiramento degli obblighi di gara, ha consentito artificiosi abbassamenti e frazionamenti degli importi per procedere ad affidamenti diretti, ha determinato prassi diverse da Dipartimento a Dipartimento di protrazione per anni e anni, in alcuni casi addirittura vent’anni, degli affidamenti scaduti, ha evitato ogni evidenza immediata dei soggetti che cumulavano quote di affidamenti assolutamente improprie, come nel campo delle cooperative per i servizi sociali e agli immigrati: indizio evidente di collusione amministrativa, oltre che di sistematica possibilità di prassi corruttive.

Mentre per i sistemi informativi la risposta viene da una svolta digitale, la rivoluzione del capitale umano da portare in Campidoglio e Municipi sarà una battaglia durissima.  Dovrà fare i conti con la mutazione radicale dell’approccio che dirigenti e responsabili di procedimento dovranno d’ora in poi adottare. Bisognerà spezzare cordate formatesi nel tempo, procedere a nuove nomine per portare in prima fila chi non ha partecipato – ci sono eccome –  alla spartizione degli affidamenti collegandosi a interessi economici o di partito, procedere a rotazioni sistematiche d’incarichi. E, se possibile visti i limiti pesantissimi di bilancio – perché a Tronca intanto tocca tagliare il 5% della spesa rispetto al bilancio 2015, per via dei buchi ereditati – anche immettere professionalità nuove e forze fresche, estranee allo sfascio profondo determinato da partiti affamati e funzionari pubblici piegati alla collusione. Senza un corpo amministrativo chiamato alla fierezza di saper dire no a richieste improprie e di segnalarle pubblicamente, in nome dell’articolo 97 della Costituzione che fissa il dovere di autonomia e imparzialità della PA, Roma non può aprire un capitolo nuovo.

Infine, le regole. La lista di articoli violati del Codice dei Contratti Pubblici è spaventevole.  Su questo, i candidati sindaci devono dichiarare pubblicamente a quali criteri si atterranno. Dovranno dire che standard propongono per la motivazione delle procedure negoziate, quale il termine massimo delle proroghe e in presenza di quali circostanze, come intendono impedire il frazionamento  degli importi, qual è il limite massimo di aggiudicazioni al medesimo soggetto, che tetti porranno alle varianti contrattuali e alle aggiudicazioni in economia, quali requisiti professionali dovranno inderogabilmente avere i responsabili di procedimento e dei lavori, chi centralmente risponderà degli obblighi informativi nei confronti dell’ANAC.

Com’è ovvio, non è richiesto al nuovo sindaco di essere lui personalmente un campione del diritto amministrativo. Ma una cosa è sicura. Le promesse di legalità che ogni candidato farà assumeranno credibilità se e solo se ciascuno di essi saprà indicare da subito un superassessore tecnico alla trasparenza e al rispetto della legge, non solo competente ma dotato di poteri d’intervento in tutti i Dipartimenti, senza dover mediare con gli assessori. Con 14 miliardi di debito alle spalle, le sovrattasse cittadine al più alto livello in tutta Italia, e le maggiori municipalizzate purtroppo ai vertici dell’inefficienza nazionale, alla nuova guida del Campidoglio sarà difficile chiedere miracoli finanziari immediati (anche se Tronca sta dimostrando che basta volere, e in pochi mesi si assumono provvedimenti equivalenti finora, se li proiettassimo su scala nazionale, a 40 miliardi di euro di spesa pubblica  in meno su 800 italiani…) . Bisogna ripartire dal rispetto della legge, e misurarne mese per mese pubblicamente il ripristino attraverso dati certificati. La scommessa vera è una: quella che, dopo un anno, la prima ispezione generale dell’ANAC possa prendere atto di 18 soluzioni efficaci, e non più di 18 piaghe aperte.

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