L’ANGOLO DI ADAM SMITH

Tre è una folla

 

In questi giorni è ritornata alla ribalta la sfibrante vicenda del ddl sulla concorrenza che giace in Parlamento da più di un anno dopo aver già subito molte sforbiciate.

Si è spesso detto che in Italia la concorrenza è ostacolata da una strana miscela di corporativismo che si intreccia con un’ideologia ostile al mercato intersecata ad una scarsa comprensione dei problemi.

Orbene, nel momento in cui il governo cerca di fare approvare una norma che dovrebbe liberalizzare un po’ il mercato, si dovrebbe presumere che tutto l’esecutivo sia compatto a favore della necessità e del significato della concorrenza.

E’ stato con un po’ di sorpresa quindi che abbiamo letto un’intervista al pacato e ragionevole ministro del Welfare, Poletti, in cui, in mezzo a molte domande sulle riforme del lavoro ne è capitata una su Uber e sul potere di veto dei tassisti. Il ministro ha replicato allora che la concorrenza senza regole non può finire per imbarbarire le relazioni di lavoro indotte dalla tecnologia. Non è chiaro cosa volesse dire, visto che i volontari per fare gli autisti di Uber sono numerosissimi ed indubbiamente ben contenti di proporsi mentre i tassisti sono dei lavoratori autonomi. Forse intendeva che questi ultimi, dopo aver investito tanti soldi nelle licenze, vanno un po’ protetti e lo posso capire. L’imbarbarimento, però, ancora ci sfugge, ma transeat.

Più peculiare la risposta all’intervistatore che osava chiedere se aumentando l’offerta di un servizio non si aumentassero le opportunità di lavoro. Qui è meglio virgolettare: “Se in un mercato vendiamo le mele in due, ci guadagniamo entrambi. Se le vendiamo in dieci non guadagna più nessuno. E’ una banale legge della domanda e dell’offerta. Io sono per la competizione, ma quella buona”.

Qui è chiaro: la competizione buona è quella dell’oligopolio (due invece di dieci così si possono tenere i prezzi alti); il profitto dei consumatori che pagano la merce meno cara non è tenuto in considerazione perché contano solo i produttori e l’assioma che le imprese comunque guadagnano perché non vendono in perdita ma semplicemente, grazie alla concorrenza, senza  extraprofitti, evidentemente è passato di moda.

Una concezione romantica, insomma: in economia, come in amore, tre è una folla.

Alessandro De Nicola

adenicola@adamsmith.it Twitter @aledenicola

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