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La paura del Giappone, la stanchezza degli USA e la vecchiaia della NATO, di Alberto Forchielli

Ringraziamo Alberto Forchielli (MD di Mandarin Capital Partners) per l’autorizzazione alla pubblicazione.

Il Giappone è uno degli Stati firmatari del TNP, il “Trattato di non proliferazione nucleare”, che si basa su tre “sani” principi (disarmo, non proliferazione e uso pacifico del nucleare), ma… Il “ma” in questione è legato al fatto che il Giappone, attualmente, ha più riserve di plutonio di Russia e Stati Uniti. Per l’esattezza sono 47,8 tonnellate di plutonio separato – oltre a 1.200 chilogrammi di uranio arricchito – che gli esperti valutano come quantitativi sufficienti per produrre un migliaio di testate nucleari! In sostanza sono numeri ben oltre il reale bisogno di “nucleare pacifico” del Paese. Numeri che, inevitabilmente, determinano un serio rischio per la sicurezza mondiale: va infatti ricordato che il programma “nucleare pacifico” giapponese ha comunque prodotto la tragedia di Fukushima. E sono numeri che rafforzano le tensioni con altre nazioni, come, per esempio, Turchia ed Egitto, che esigono uguale diritto di produrre identico combustibile per i loro reattori.
Il Giappone è un Paese rispettabile dal punto di vista del TNP – dice James Acton della Carnegie Endowment for International Peace – ma dà il cattivo esempio perché se un altro Paese commerciasse ed accumulasse plutonio o uranio arricchito, potrebbe rifarsi al precedente giapponese”.
Anche Russia e Cina – che di bombe nucleari ne hanno parecchie – sono preoccupate. E la Corea del Sud, come la Cina, ricorda ancora l’invasione giapponese di settant’anni fa ed entrambe si chiedono per quale ragione il Giappone debba avere così tanto plutonio.
Con l’arrivo nel 2012 del governo conservatore di Shinzō Abe è diminuita la ricerca sulle energie rinnovabili e si è riparlato della riapertura di alcune centrali nucleari in regola con le nuove norme ma Fukushima e la difficile gestione del disastro e delle sue conseguenze hanno resa contraria l’opinione pubblica giapponese per oltre il 60 per cento. A inizio 2016 ad ostacolare il primo ministro giapponese è arrivata la corte distrettuale di Otsu, ordinando la chiusura di due reattori nucleari nella centrale di Takahama, a nord di Osaka, malgrado l’impianto avesse ottenuto il via libera dell’Agenzia della sicurezza nucleare (ed è la prima volta che un tribunkale si pronuncia negativamente dopo il benestare dell’Agenzia). Detto ciò, la domanda che sorge spontanea è: il Giappone ha davvero tanto freddo o ha solo molta paura di essere invaso da potenze più grandi?
Oltreoceano, nella campagna elettorale americana per le presidenziali 2016, il tema della sicurezza mondiale è affrontato in modo sferzante. Il repubblicano Donald Trump ha dichiarato che la NATO è obsoleta e costa troppo. La democratica Hillary Clinton ha reagito dicendo che una simile affermazione è “un messaggio che contraddice decenni di collaborazione della leadership politica americana e manda un segnale molto pericoloso ad amici e nemici” e poi, in un discorso alla Stanford University, ha aggiunto che girando le spalle ai partner della NATO sarebbe come giocare a favore del Presidente russo Vladimir Putin e che la NATO è stato uno dei migliori investimenti che l’America abbia mai fatto.
La posizione di Trump, però, rappresenta il pensiero e la convinzione di gran parte del popolo americano. È il nuovo cinismo che sta contagiando gli Stati Uniti. E Trump interpreta un’opinione abbastanza diffusa: “perché dobbiamo continuare a spendere per proteggere dei Paesi che si rifiutano di agire e non si impegnano per la propria difesa?”. Un discorso che riguarda anche l’Europa e il Giappone (anche se l’articolo 5 del “Trattato di reciproca assistenza e cooperazione”, sottoscritto da Stati Uniti e Giappone nel 1960, prevede che in caso di attacco contro il territorio giapponese gli USA intervengano in difesa di Tokyo). Il mondo è cambiato e gli Stati Uniti pure, con posizioni che i repubblicani sintetizzano con queste domande: per quale ragione gli Usa devono fare i garanti di un ordine mondiale di cui se ne approfittano Paesi come la Cina? Perché l’America deve tutelare Paesi come Inghilterra e Francia, che sono “free rider e viaggiano sempre gratis”? E ancora: perché continuiamo a far morire i nostri ragazzi senza aver concluso niente a partire dal Medio Oriente? Perché abbiamo dovuto attaccare noi la Serbia durante la guerra in Kosovo, visto che c’è l’Europa? Perché dobbiamo farci coinvolgere in Ucraina? Lasciamo che Putin si arrangi da solo con l’Europa e che in Asia se la sbrighino da soli!
In conclusione, l’America – o una parte di essa – è stanca, lo si vede bene. La principale preoccupazione della gente è una sorta di fardello tra l’intervento militare “dovuto” e il lasciare ogni Paese alle proprie grane. E a prescindere dalla propaganda elettorale USA, dobbiamo ormai abituarci a un mondo con più Russia e Cina e meno America.

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