Annunci

SPAZIODONNA con Le Ragazze di LUCY

Siamo lieti di iniziare con questo articolo la collaborazione con un Blog al femminile, che si può trovare al sito http://www.leragazzedilucy.it/, per trattare di argomenti importanti, vista dalla loro ottica.

lucy

Perché nel 1984 le donne hanno smesso di essere nerd

Quanto conta il modo in cui si racconta una storia? Moltissimo. Vale anche per l’innovazione. Prendiamo le donne programmatrici. Sono tuttora un gruppetto sparuto rispetto alla schiacciante maggioranza degli uomini. Guardando alla realtà attuale sembra che le donne siano “naturalmente” più portate ad occuparsi di altre discipline, per lo più umanistiche (o magari di borsette, rossetti e tacco 12, per sconfinare nello stereotipo), mentre gli unici veri nerd e geeksiano i maschi. Perché? È questione di cellule? O c’entra anche l’influenza culturale? In effetti sembra che un po’ c’entri.

Leggete questo articolo

Negli Stati Uniti il numero di donne programmatrici è risultato in crescita fin dagli anni Cinquanta. Ce n’erano tante di pioniere della programmazione. Una di loro, Elsie Shutt, fondò nel 1958 una delle prime aziende di software, nella quale le programmatrici erano donne.

Poi però, nel 1984, qualcosa è cambiato. Cosa è successo? Sarà stato per colpa del romanzo diGeorge Orwell, pubblicato molti anni prima ma intitolato appunto “1984”? Del tutto improbabile. Oppure c’entra la nascita in quell’anno di Mark Zuckerberg? Siamo fuori strada. Forse l’irresistibile ascesa di una signorina canterina chiamata Madonna Ciccone ha distratto le masse femminili? Non crediamo. O piuttosto è perché Apple ha lanciato il Macintosh? Buona la quarta. È possibile che le giovani abbiamo cominciato a disinteressarsi alla programmazione con l’arrivo dei primi pc. Perché il crollo delle programmatrici donne, improvviso e inarrestabile, è coinciso con l’introduzione del personal computer: pensato, pubblicizzato e proposto esclusivamente a un pubblico maschile.

Nel 1990 la ricercatrice Jane Margolis ha intervistato centinaia di studenti di informatica dellaCarnegie Mellon University, che in quel momento vantava uno dei migliori programmi scolastici nel settore. Dalla ricerca è emerso che le famiglie tendevano a comprare più facilmente i computer per i figli maschi piuttosto che per le figlie femmine. E questo si è trasformato in un problema quando i ragazzi sono cresciuti e sono andati al college: i pc sono diventati sempre più diffusi e gli uomini sono risultati avvantaggiati.

Risultato: a meno bambine viene comprato un pc, meno ragazze imparano ad usarlo, meno giovani donne scelgono studi scientifici e chi lo fa è più indietro rispetto ai coetanei maschi nell’uso della tecnologia.

Il problema è ben presente nella società americana, al punto che nel 2014 la Disney ha deciso di creare una serie, Miles From Tomorrowland, che vede tra i protagonisti Loretta, giovane esperta di tecnologia e in grado di scrivere codici.

L’opera racconta le avventure nello spazio del giovane Miles Callisto e della sua famiglia:mamma Phoebe, capitano della nave spaziale; papà Leo, ingegnere meccanico e appunto la sorella Loretta, oltre al loro struzzo-robot Merc. Insieme attraversano nuove galassie abitate da esseri alieni. Gli sceneggiatori hanno volutamente scelto di coinvolgere il pubblico femminile con l’obiettivo di farlo interessare di più alla scienza. Così gli autori sono stati spediti a parlare con gli esperti di Google e della Nasa  per farsi aiutare a delineare personaggi femminili credibili e lontani dagli stereotipi.

Alla Nasa, l’ente spaziale statunitense, la squadra della Disney ha incontrato alcuni esperti che l’hanno aiutata a definire il personaggio di Phoebe, la mamma che guida l’astronave. Nella sede di Google Paladino ha avuto modo di parlare con diverse ingegneri donne nel tentativo di definire il personaggio di Loretta che usa il coding per risolvere i problemi incontrati dalla famiglia durante le avventure nello spazio. Le professioniste hanno suggerito allo sceneggiatore di non ritrarre Loretta come una solitaria di fronte al suo pc, ma come un personaggio molto sociale e abituato a lavorare in team. Le ingegneri hanno inoltre usato lavagne per spiegare agli ospiti venuti da Hollywood cos’è un codice, sottolineando che non è solo una stringa di numeri e che può essere raffigurato in vari modi attraenti. Risultato: nel cartoon, quando le cose vanno male, il codice appare confuso e sgangherato, quando invece la soluzione escogitata da Loretta è quella giusta le stringhe di numeri appaiono in ordine ed elegantemente allineate.

Negli Usa la percentuale di donne che si sono dedicate agli studi di informatica è scesa dal 37% del 1984 al 18% del 2009. Secondo uno studio di Google solo il 27% di tutti i professionisti informatici è donna.

Perlomeno gli Stati Uniti si rendono conto del problema e cercano in qualche modo di porvi rimedio, anche a colpi di cartoon. In Italia, invece, a parte qualche iniziativa come il TIM Girls Hackathon, il fatto – come si dice in termini giudiziari – non sussiste. O meglio, non sussiste nella mente dei programmatori. Praticamente tutti maschi.

Annunci

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: