THE VILLAGE WEEKEND con Federica SELLERI

“IMAGINE” PEGGY GUGGENHEIM

Dal 23 aprile al 19 settembre 2016 la Collezione Peggy Guggenheim presenta “IMAGINE. Nuove immagini nell’arte italiana 1960-1969”, a cura di Luca Massimo Barbero: un’inedita lettura dell’arte italiana attraverso gli anni ’60, ovvero la nascita della nuova immagine.

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Tano Festa, La grande odalisca, 1964

Nell’Italia dei primi anni sessanta, al culmine del miracolo economico, le sperimentazioni artistiche si susseguono, si mescolano e si intrecciano con rapidità e intensità straordinarie. L’obiettivo comune è costruire un nuovo vocabolario di segni e immagini, che possa restituire il fermento della società e della cultura italiane contemporanee. Proprio alla ricchezza propositiva ed eterogenea di questo decennio è dedicata la mostra “IMAGINE. Nuove immagini nell’arte italiana 1960-1969”, che si offre come una possibile lettura della varietà degli aspetti di quella vitalità creativa.

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Mario Schifano, L’inverno attraverso il museo, 1965

È infatti il tema dell’immagine il fil rouge di un percorso che si snoda attraverso sguardi e prospettive originali, e che prendendo avvio dal superamento del monocromo analizza la nascita di un nuovo linguaggio rappresentativo di un momento meno noto e approfondito dell’arte italiana.

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Giulio Paolini, Autoritratto, 1968

La mostra presenta, sala dopo sala, in una serrata successione, le molteplici linee di ricerca di alcuni autori italiani che, partendo dall’azzeramento delle neoavanguardie, ricreano un mondo fatte di immagini, figure e racconti originali. Intende superare, con uno sguardo attuale, le cosiddette “ortodossie”, liberando le ricerche visive da ogni appartenenza a movimenti ed etichette.

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Michelangelo Pistoletto, Mappamondo, 1966-1968

Innescando una sorta di “cortocircuito”, l’esposizione vuole arricchire di nuove prospettive le definizioni consolidate di movimenti e correnti, analizzando e confrontando, attraverso una intensa e particolare “campionatura”, ciò che si sviluppa in Italia intorno alla nascita e all’utilizzo della figura intesa in modo germinale, radicale, sia che si utilizzi la pittura o la fotografia. Ciò che si vuole presentare al pubblico è un intenso alternarsi di opere che sottolineano, in modo sintetico, la vitalità di quel breve arco temporale di soli 9 anni, mostrando così, tramite differenze e assonanze, in un continuo scambio e dialogo, quel meltingpot del linguaggio artistico dell’epoca, in un momento in continuo divenire, prima che si andassero a delineare scuole e movimenti destinati a definire le avanguardie degli anni successivi.

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Pino Pascali, La decapitazione del Rinoceronte, 1966-1967

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