CHINA ANALYSIS con Rebecca Arcesati

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Jack Ma e Hui Ka Yan ad una partita del Guangzhou F.C., la squadra cinese che hanno portato alla ribalta

I nuovi signori di Internet e la febbre del calcio

Di Rebecca ARCESATI, 6 maggio 2016

È confermato: Jack Ma mantiene un profilo basso, bassissimo, ma anche lui sarebbe nella trattativa per l’acquisto dell’A.C. Milan da Silvio Berlusconi. Rumors in Cina circolavano già l’anno scorso negli ambienti finanziari, un po’ per fantasia, ma forse anche con una buona dose di lungimiranza. Ora il secondo uomo più ricco del paese entra nell’affare tramite l’Evergrande Real Estate Group, uno dei cinque colossi finanziari riuniti in una conglomerata in corsa per accaparrarsi il team rossonero. Si attende a momenti una conferma da Arcore per l’avvio della trattativa in esclusiva con la cordata cinese, che ha offerto da subito 500 milioni di euro per il controllo del 70% della società rossonera.

Jack Ma è socio di minoranza della Evergrande (di proprietà di Hui Ka Yan, ottavo uomo più potente in Cina) che si interessa già di calcio: nel 2014 ha acquisito il 50% della Guangzhou F.C., mentre l’altro 50% è della Alibaba Sports Group, la compagnia impegnata in acquisizioni sportive controllata proprio dalla galassia Alibaba di Ma. Così la squadra, allenata anche da Marcello Lippi, è divenuta il sedicesimo team più ricco al mondo, conquistando il calcio cinese e, nel 2013, la Champions League asiatica.2665392.jpg

A quelli di Ma e Hui si aggiungono gli investimenti nel pallone dell’uomo più ricco d’oltremuraglia: il potentissimo Wang Jianlin, signore dell’immobiliare a capo di Dalian Wanda, che nel 2011 ha investito 80 milioni di dollari  nella China Football Association per allenare giovani giocatori cinesi in Europa. Ha inoltre acquisito il 20% di Atletico Madrid. Il 13% del Manchester City è invece passato a China Media Capital che è, significativamente, il primo fondo statale di venture capital impegnato nei media e nell’intrattenimento; CMC ha colto in pieno le potenzialità mediatiche del boom calcistico che sta squotendo la Cina: lo scorso anno ha chiuso un accordo per i diritti di trasmissione esclusivi della Super League cinese, una pionieristica scommessa sul crescente amore per il calcio di una classe media più ricca ed esigente, disposta a pagare per i contenuti.

Oltre allo shopping di squadre europee è iniziata l’ondata di acquisti di talenti da parte di team cinesi. I più costosi? Prima Martinez, ex Atletico Madrid acquistato da Guangzhou F.C. per 42 milioni di euro, poi è stato il turno di Teixeira, 50 milioni dalla Jiangsu Suning. Si cerca di ristrutturare squadre spesso in perdita, dando nuovo vigore al non brillante scenario calcistico cinese.

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Xi Jinping a Dublino quando era vicepresidente della RPC, (Peter Muhly/AFP/Getty Images)

Si tratta di un’ondata di investimenti che è sì attratta dalle enormi potenzialità di profitto, ma che è anche parte di una strategia più ampia: la Cina intende essere una potenza mondiale non soltanto nella politica e nell’economia, ma anche nel calcio, e fa sul serio. L’industria sportiva rappresenta al momento appena lo 0,6% del Pil ed è cresciuta a rallentatore, ma le cose stanno cambiando: Xi Jinping ha ormai reso noto il suo amore per il pallone, così come i piani di creare un’industria sportiva da 800 miliardi di dollari entro il 2025, di cui il calcio rappresenterebbe un pilastro. Questo perché i cinesi amano il pallone: basta parlare dell’Italia ad un tassista e subito ti dice Milan, magari commentando nel dettaglio partite e giocatori nostrani. È solo questione di trasformare l’interesse in business, non a caso l’affare con Fininvest sarebbe strategico.

Tutto questo non soltanto significa un nuovo e ricco mercato per gli investimenti cinesi. ll calcio assiste il nuovo Sogno Cinese del presidente: vincere, un domani, i mondiali, è un obiettivo che può facilmente veicolare gli entusiasmi, e i consensi. Pensiamo poi ai guadagni in termini di relazioni diplomatiche, prestigio nazionale e soft power, per un governo che sta facendo dell’opposizione a ogni egemonia culturale occidentale e alla rivendicazione globale di un’identità cinese e di un posto a sedere il principale progetto di politica estera. Per fare questo, il ruolo di investitori privati di successo nell’esportare una rinnovata immagine nazionale è fondamentale, anche per una “economia di mercato socialista”.Immagine1.png

Dunque, non più soltanto i “campioni di stato” ma figure di immenso successo che esprimano al mondo il messaggio che mercato, forte controllo pubblico in economia e sistema politico autoritario non solo possono convivere, ma che questa sarebbe la ricetta migliore per la Cina. In Europa ci appare un paradosso, a Pechino no. Molti sono già delle icone: si pensi al mondo degli imprenditori che hanno effettuato una scalata trionfale nel mercato globale di Internet e dell’hi-tech. Tencent, Alibaba, Baidu, Xiaomi, JD, NetEase: tutti nomi ormai famosi, i cui presidenti siedono nella classifica di Forbes dei dieci uomini più ricchi in Cina.

Jack Ma è un caso esemplare: ex insegnante di inglese con coraggio e fiuto per gli affari, ha fondato Alibaba, un impero da circa 200 miliardi di dollari divenuto leader dell’e-commerce in Cina, che dovrebbe diventare il maggior mercato di vendita online nel 2017 superando gli Stati Uniti. Ricordiamo il Single’s Day del 2015, la versione cinese del Cyber Monday statunitense che ha conquistato all’azienda il record mondiale di vendite online in un solo giorno. Il gruppo è ora impegnato negli asset più disparati, tra cui l’online banking. Ma è stato il primo imprenditore cinese ad apparire sulla copertina di Forbes.

Un altro nome emerso nella cordata per il Milan è quello di Robin Li, cofondatore di Baidu, ovvero il google cinese. Baidu è il secondo motore di ricerca al mondo e la prima compagnia della RPC ad essere stata inclusa nel NASDAQ-100 Index: quando si è quotata nel 2007, il prezzo delle azioni è schizzato da 27 a 151 dollari in un solo giorno, un primato storico nel mercato finanziario americano. Di famiglia umile, informatico di formazione con vasta esperienza negli Stati Uniti, Li si è fatto da sé diventando uno degli scienziati più stimati del momento: basti pensare che Asian Scientist Magazine l’ha inserito fra i 15 nomi asiatici da tenere d’occhio.

Insomma, sembra che a Pechino la corsa all’innovazione, caposaldo della trasformazione economica che la Cina ricerca per spingere la crescita e risolvere i molteplici problemi della sua economia, si sia unita a tutti gli effetti alla scalata dello sport mondiale. Ne vedremo delle belle.

 

1 Comment on CHINA ANALYSIS con Rebecca Arcesati

  1. Alessandro // 10 maggio 2016 a 18:01 // Rispondi

    Articolo molto interessante che mi porta ad alcune riflessioni. Perché proprio il Milan? Perché investire su una squadra che milita in un campionato sicuramente meno appetibile da un punto di vista economico rispetto a Liga o Premier? Forse perché molti dei successi di quella che viene definita la squadra più vincente al mondo sono fortemente intrecciati all’ascesa imprenditoriale e politica di un uomo che, nonostante luci ed ombre, incarna il mito del “self-made man”. Una figura che nel panorama occidentale rappresenta uno degli esempi più eclatanti del legame esistente tra business politica e potere capace di trovare espressione manifesta anche attraverso lo sport più popolare al mondo. Qualcosa a cui i nuovi imprenditori cinesi non sono sicuramente insensibili

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