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THE VILLAGE WEEKEND con Federica SELLERI

LA TELA VIOLATA

Superficie curva Rosa - fronte

Paolo Scheggi, Intersuperficie curva, 1968

Il Lu.C.C.A. – Lucca Center for Contemporary Art – ospita una mostra dedicata al movimento dello Spazialismo: “La tela violata. Fontana, Castellani, Bonalumi, Burri, Scheggi, Simeti, Amadio e l’indagine fisica della terza dimensione”. La rassegna, inaugurata il 19 marzo, sarà visitabile fino al 19 giugno 2016.

Il dibattito incentrato sulla Spazialismo è stato tema centrale nella rivista Azimut, rivista fondata da Piero Manzoni e Enrico Castellani che coinvolgeva intellettuali, critici d’arte e artisti nel dibattito su cosa rappresentasse l’arte. Questo dibattito ha dato il via ad una sperimentazione e dissacrazione degli strumenti del fare arte che propone allo spettatore un ruolo del tutto inedito: quello di completare il lavoro dell’artista chiamato a violare la tela. La genesi di questa rivoluzione concettuale si può ritrovare nel manifesto per l’Arte integrale di Lucio Fontana. Il primo Manifesto dello Spazialismo (1946) propone una nuova arte che avrebbe dovuto essere caratterizzata dallo studio fisico della materia, del colore e del suono in movimento, del ritmo che poteva scaturire da un lavoro nuovo sul palinsesto pittorico. L’obiettivo era di superare i limiti bidimensionali della tela per creare uno spazio che fosse, al tempo stesso, fisico e concettuale.

Burri_Bianco Cretto

Alberto Burri, Bianco cretto, 1976

La mostra, in linea con i presupposti di Azimut/h, vuole indagare quegli artisti che hanno avuto il coraggio di violare la tela per riscrivere la storia, costruendo su di essa qualcosa di inatteso e rivoluzionario basato sull’utilizzo reale dello spazio, sull’indagine del tempo e sull’analisi del ritmo delle strutture. L’intento di questi artisti era di dare forma inedita a energie nuove che vibravano nel mondo, in un momento dove la presa di coscienza dell’esistenza di nuove forze e inedite necessità portava a considerare gli strumenti tradizionali in modo altro, trasformando la tela da palinsesto a struttura portante e base di accadimenti.

Fontana coi suoi celebri tagli da inizio alla mostra: Il taglio è un gesto che attraversa la tela, che impiega un tempo a percorrerla, un’attesa, e conferma una continuità tra lo spazio esterno e quello interno del piano.

Fontana---Concetto-spaziale---attese

Lucio Fontana, Concetto spaziale-Attese, 1966

Burri, artista umbro, prende le distanza dalla prende le distanze dalla superficie pittorica tradizionale intervenendo sulle tele con azioni e stratificazioni che ne riconcepiscono l’aspetto in grado di trasformare in opera quello che in passato poteva essere definito supporto. I sacchi di juta, le combustioni di plastiche industriali e i catrami creano uno strumento di dialogo aperto con il pubblico.

Agostino Bonalumi e Enrico Castellani danno vita a un percorso di ricerca sulle infinite possibilità spaziali fornite dall’estroflessione della tela che ormai ha superato i confini della cornice dialogando in modo diretto con lo spazio. Bonalumi compie una ricerca che tende legarsi al design, creando il quadro-oggetto che, strutturandosi in superfici monocrome a rilievi articolate secondo una simmetria assiale, invade lo spazio circostante arrivando a creare uno “spazio-ambiente”.

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Giuseppe Amadio, Ezabeu, 2016

Scheggi crea delle “intersuperfici” spazi indagati oltre la tela, sopra e sotto il livello della materia-colore, sperimentando le relazioni tra i diversi livelli di spazialità, dapprima sovrapponendo lamiere e dopo utilizzando tele monocrome assemblate le une sulle altre.

Turi Simeti enfatizza la ciclicità della vita attraverso armonie plastiche ellittiche che affiorano, in modo raffinato, sotto il supporto bidimensionale della tela.

Giuseppe Amadio movimenta la superficie della tela in modo più irregolare con punti, linee, curve, angoli e varie forme geometriche. Il suo è un lavoro caratterizzato dalla plasticità del segno che si risolve in una sorta di labirinto di linee curve enfatizzate da luci, ombre e tensioni interiori ed esteriori.

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Agostino Bonalumi, Rosso, 1965

 

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