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STUDI ACCADEMICI

Pubblichiamo da oggi una serie di lavori di Studenti Universitari su materie da noi seguite.

Questa Tesina appartiene ad un gruppo di Studenti della Facoltà di Economia di Pavia.

OLIMPIADI INVERNALI DI TORINO 2006  TURISMO E BILANCI

 

 

  • INTRODUZIONE SUI COSTI E SUI BENEFICI

L’argomento centrale da dove siamo partiti per effettuare le diverse analisi sono i Giochi Olimpici invernali tenutisi a Torino dal 10 al 26 febbraio 2006.
I XX Giochi Olimpici invernali furono assegnati a Torino il 19 giugno 1999 durante il congresso del Comitato Olimpico Internazionale (CIO) svoltosi a Seul. Dopo aver appreso con gioia la decisione del CIO, il Comitato Organizzatore si mise al lavoro per far si che tutti gli atleti, gli accompagnatori al seguito delle nazionali, i tifosi e tutti gli sportivi che si fossero recati a Torino per assistere alle gare potessero apprezzare una volta di più il patrimonio artistico-culturale, oltre che sportivo, della città di Torino, della regione Piemonte e dell’Italia intera.
I Giochi Olimpici ebbero come sede principale la città di Torino, ma le gare si tennero anche in altre otto località del Piemonte. Per il loro svolgimento vennero realizzate oltre sessantacinque opere che comprendevano impianti sportivi, infrastrutture, villaggi per atleti e media, per una spesa totale di oltre 3.5 miliardi di euro, di cui 2 miliardi per la realizzazione delle opere e circa 1.5 miliardi per l’organizzazione dei Giochi.

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Il grafico riguarda i soli costi sostenuti per la realizzazione delle opere per un totale che ammonta a circa 2,1 miliardi di euro.
Si nota che gli investimenti vanno da un minimo di 42 milioni ad un massimo di 643 milioni e quindi presentano un campo di variazione di 601 milioni di euro, che il maggior investimento (moda) è stato effettuato per la costruzione e la manutenzione di strade e parcheggi e che il costo medio per ogni intervento è stato di circa 303 milioni di euro. Si considera che la spesa riguardante la rete stradale è stata pari al totale sborsato per la realizzazione degli impianti di gara e di risalita, fulcro dei Giochi Olimpici. Inoltre è stata significativa anche la somma relativa ad elementi di potenzialità futura, quali sviluppo turistico, acquedotti e le stesse infrastrutture stradali.

L’Italia e Torino hanno investito tanto su queste Olimpiadi, ma oltre ai costi è importante valutare anche i benefici che i Giochi hanno portato ai territori ospitanti.
Soltanto grazie agli investimenti effettuati e alla maggiore notorietà conseguita, si è avuto un incremento delle presenze dell’ordine del 20% in provincia di Torino e del 10% nelle restanti aree del Piemonte. Successivamente un’indagine di Confesercenti ha stimato che la spesa media pro capite giornaliera di un turista sia stata pari a circa 100 € e, di conseguenza, si è potuto stimare un maggiore ritorno annuale intorno ai 25 milioni, cifra che, moltiplicata per un arco di tempo di quindici anni, lungo il quale si può ragionevolmente ritenere che si prolunghi l’”effetto olimpico”, porta ad un beneficio complessivo dell’ordine di 370 milioni di euro. Inoltre i Giochi hanno rappresentato una grande vetrina di promozione internazionale e hanno favorito non solo un riposizionamento dei territori turistici, ma anche la realizzazione di nuovi prodotti fino ad allora non presenti. In particolare, la provincia di Torino ha puntato allo sviluppo delle potenzialità della montagna anche in stagione non invernale, alla valorizzazione delle caratteristiche artistiche e culturali di molti centri della provincia, alla difesa della ricchezza naturalistica ed ambientale del territorio provinciale.

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I benefici sono stati stimati per un totale di circa 2,5 miliardi di euro. La maggior parte di tale somma (moda) deriva dagli introiti, come il denaro incassato dalla vendita dei biglietti per le gare o dal merchandising; alto è anche il beneficio ricavato dal riutilizzo di gran parte degli edifici costruiti, anche se alcuni impianti hanno avuto un costo di realizzazione ed hanno tutt’ora un costo annuo di gestione di gran lunga superiore ai ricavi annui.

  • PRESENZE E AFFLUSSI NEL 2006

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Analizzando i grafici riportati sopra si può considerare che circa la metà delle presenze sono rappresentate da popolazione straniera (45.91%) proveniente da diversi continenti, soprattutto Europa, ma anche Americhe. A riguardo, si può notare come Stati Uniti e Canada siano collocati in 3ª e 4ª posizione, nonostante la considerevole distanza che separa loro da Torino, soprattutto se paragonati a Paesi più vicini quali per esempio Svizzera e Francia; questo può essere giustificato dal fatto che gli atleti statunitensi e canadesi ottengono ottimi risultati negli sport invernali: ad esempio, Cindy Klassen, pattinatrice canadese, è stata la più medagliata dei Giochi Olimpici di Torino 2006 avendo vinto ben cinque medaglie.
I cittadini italiani hanno partecipato in massa a queste olimpiadi, favoriti sicuramente dalla breve distanza e dall’entusiasmo che porta un evento mondiale del genere: oltre la metà del totale (54.09%) degli spettatori è stata di nazionalità italiana, ciò sottolinea l’interesse e l’attenzione dimostrata nei confronti delle manifestazioni sportive.
Un ultimo dato da registrare è la presenza al secondo posto di questa speciale classifica del Regno Unito: un buon numero di affluenti sono infatti riconducibili alla Gran Bretagna con circa 450ˈ000 presenze, secondi solo all’Italia.

  • PRESENZE E AFFLUSSI 2005-2006-2007

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Abbiamo analizzato attraverso un grafico le presenze turistiche negli anni 2005-2006-2007. Nel corso del 2006, rispetto al 2005 dove si nota un livello di afflusso abbastanza basso, le presenze sono più che raddoppiate: questo elemento denota che, grazie alle Olimpiadi, Torino è riuscita a raggiungere un incremento delle presenze turistiche sul territorio. Nonostante questo fattore molto positivo, il turismo nel 2007 non si è mantenuto costante al 2006, non riuscendo a raggiungere livelli soddisfacenti, andando così contro le aspettative. Si riteneva infatti che, a fronte di un importante investimento economico per la realizzazione dell’evento, il turismo futuro ne potesse in qualche modo beneficiare. Nel 2007 i livelli di afflusso presenti nel grafico si mostrano persino più bassi di quelli del 2005, anno precedente all’arrivo dei Giochi Olimpici. Che cosa ha quindi comportato la drastica riduzione del turismo, nonostante la realizzazione di un evento di così grande portata? Per tutto il mondo si è trattato dei “Giochi di Torino”, ma la città ha ospitato solamente alcuni degli sport indoor, mentre la maggior parte delle gare si sono svolte in zona montana, nelle alte valli di Susa e Chisone. Per Torino è stata quindi una occasione di marketing e promozione, non altrettanto per le zone montane che, terminato l’evento, si sono invece trovate a dover gestire l’eredità di grandi e costose infrastrutture quali ad esempio la pista da bob ed i trampolini. Tali impianti, costati rispettivamente 60 e 35 milioni di euro, non sono quasi mai stati utilizzati dopo il 2006 a causa degli alti costi di gestione (2,2 milioni di euro l’anno per la pista da bob e 1,5 milioni per i trampolini) e del basso numero di praticanti di quelle discipline a livello italiano: i turisti che si recano a sciare ogni anno infatti prediligono lo sci o lo snowboard, rifiutando quindi l’utilizzo di questi impianti difficili e pericolosi. L’atteggiamento del CIO è stato a questo proposito davvero irresponsabile in quanto non ha consentito di riutilizzare le strutture già esistenti presso Albertville (sede dei Giochi del 1992), non lontano dalle sedi di gara torinesi. Da parte degli organizzatori italiani non è stata accolta la proposta formulata dalle associazioni ambientaliste di realizzare strutture provvisorie da rimuovere al termine dell’evento (meno costose e di minor impatto sull’ambiente). L’opinione pubblica è stata molto influenzata dai mass media, che in Italia sono molto controllati dalle lobby politiche ed economiche, che evidenziavano solamente gli aspetti positivi tralasciando e nascondendo quelli negativi.

I comuni di montagna (piccoli comuni con limitate possibilità di incidere nelle scelte strategiche che venivano prese da Roma e da Torino) si sono adattati pensando di partecipare alla spartizione della “torta” dei finanziamenti. L’opposizione ai Giochi Olimpici era limitata ad un comitato “No Olimpiadi” ed alle organizzazioni ambientaliste (che peraltro, anche dopo l’assegnazione dei Giochi alla Città di Torino, anziché mirare a migliorare i progetti di maggior impatto sull’ambiente e dai costi insostenibili attuavano una strategia “contro tutto” rivelatasi poi inefficace e perdente). L’evento olimpico sarebbe dovuto essere per la zona di montagna torinese l’occasione per una riqualificazione turistica: nuovi posti letto nel settore alberghiero, in una zona dove fanno da padrone le seconde case, rilancio il turismo di qualità e distribuzione delle presenze turistiche su lunghi periodi. Niente di tutto questo è avvenuto.
Oggi abbiamo villaggi olimpici trasformati in residence, il tutto esaurito a Capodanno, le file di auto degli sciatori pendolari nei fine settimana e poca gente nel resto dell’anno, esattamente come prima. Probabilmente la città di Torino, per la sua dimensione, ha potuto meglio sopportare la pressione del grande evento rispetto alle zone periferiche e di montagna. Se da una parte l’Oval, nato per ospitare le gare di pattinaggio è costato circa 70 milioni di euro è stato convertito in padiglione fieristico e il Palaolimpico (85 milioni) ospita concerti ed eventi, dall’altra il media center ed il villaggio olimpico, che ospitava gli atleti presso gli ex mercati generali, sono ora una sorta di ghetto, occupato clandestinamente da rifugiati e profughi extracomunitari, nel più totale abbandono.

 

  • SETTORE ALBERGHIERO

Uno dei punti principali è stata l’analisi del settore alberghiero e di come i turisti si sono suddivisi nelle diverse strutture. I dati sono stati analizzati differenziando tra le accomodations preferite da spettatori italiani e stranieri.

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Come è facilmente osservabile i turisti hanno preferito collocarsi in alberghi a tre stelle sia per quanto riguarda italiani che stranieri. Questo indicatore, seguito da un buon numero di presenze anche in hotel a quattro e cinque stelle, di gran lunga superiore a quelle di una e due stelle, sottolinea l’alto target della clientela che ha reputato rilevanti i diversi servizi
offerti dalle strutture a tre, quattro e cinque stelle.
Una lieve differenza risulta nel calcolo della massima frequenza, infatti per quanto riguarda gli stranieri, la moda è la classe di hotel a quattro e cinque stelle; invece, per gli italiani risulta essere quella di alberghi a tre stelle: i turisti provenienti dall’estero hanno quindi preferito la variabile qualità alla variabile prezzo, mentre i nostri connazionali hanno seguito di più il rapporto qualità/prezzo. Nonostante ciò è importante sottolineare che le classi non sono omogenee e raggruppano, nel primo e nel terzo caso, due categorie (una e due stelle, quattro e cinque stelle) mentre la seconda barra rappresenta esclusivamente hotel a tre stelle.

  • TRASPORTI

Un aspetto molto importante nell’ambito organizzativo dei Giochi Olimpici è riferito ai trasporti. Oltre 930ˈ000 spettatori sono stati trasportati grazie all’ausilio di 1ˈ200 bus. Per i Giochi Olimpici è stato potenziato il territorio tramite 25 chilometri di nuove infrastrutture stradali; mentre 150 chilometri di strade sono stati costruiti o risistemati.
La somma di investimenti pubblici dovuti a questo finanziamento si aggira sugli 800 milioni di euro; tutto questo è stato realizzato grazie a una forte partnership con il sistema di trasporto locale e con Trenitalia. L’obbiettivo di queste spese riguardanti i trasporti è stato quello di garantire affidabilità e sicurezza nei confronti del cliente, creando un minore impatto ambientale. Il progetto mirava alla massimizzazione dell’utilizzo dei trasporti pubblici. Gli spettatori avevano a disposizione il servizio di trasporto urbano ed extraurbano potenziato per l’occasione, anche grazie a linee di autobus speciali e alla nuova linea M1 della metropolitana. Inoltre sono stati attivati dei pacchetti promozionali “all inclusive” per incentivare l’uso dei mezzi pubblici.
Per la buona riuscita del lavoro è stato determinante l’apporto di alcuni sponsor specifici: RFI (Rete Ferroviaria Italiana) ha migliorato il servizio ai clienti con l’allestimento di nuovi infopoint; Trenitalia ha, invece, potenziato il servizio nelle aree olimpiche, garantendo un buon numero di treni a disposizione, collegati tra diversi siti e anche con la tratta Torino-Malpensa.
Nel complesso hanno potuto usufruire dei servizi di trasporto circa 25ˈ000 membri accreditati della famiglia olimpica, comprendente atleti ed accompagnatori delle nazionali, e più di un milione di spettatori.

CURIOSITA’ SU TORINO 2006

L’edizione dei Giochi di Torino 2006 fu la terza manifestazione olimpica ospitata dal nostro paese, dopo Cortina 1956 e Roma 1960. Ottanta nazioni diverse hanno partecipato ai giochi, schierando un totale di 2ˈ508 atleti, di cui 1ˈ584 uomini e 960 donne che si sono confrontati in 84 discipline sportive. Per la prima volta l’Albania, l’Algeria e il Costa Rica hanno preso parte ai giochi invernali.

Volontari. Sono pervenute oltre 41ˈ500 candidature provenienti da 125 Paesi del Mondo. Le Olimpiadi invernali di Torino 2006 hanno visto la partecipazione di 18ˈ000 volontari formati, provenienti da 64 Paesi, impegnati in 350 attività differenti riguardanti l’accoglienza, la preparazione dei tracciati di gara, i trasporti e l’assistenza agli atleti. 2ˈ295 sono stati i volontari partecipanti ai Giochi Paraolimpici e 6000 i volontari impegnati nelle Cerimonie di Apertura e Chiusura dei Giochi. Sono state erogate 58 sessioni di formazione generica e oltre 500 sessioni di formazione specifica per circa 42ˈ000 manuali di formazione distribuiti.

Cerimonie di apertura e chiusura. Costo di 28 milioni di euro (contro i 100 spesi per Atene 2004), 6ˈ100 volontari, 4ˈ600 impegnati nelle coreografie, 1ˈ500 nel backstage, 32 telecamere per le riprese televisive. Lo staff creativo era costituito da 240 membri tra cui l’architetto inglese Mark Fisher, che ha creato i palchi per star come U2 e Pink Floyd, e lo statunitense Doug Jack, creatore di tutti gli spettacolari movimenti di massa nelle cerimonie delle ultime cinque Olimpiadi estive. Giorgio Armani ha realizzato 31 abiti ispirati alla bandiera italiana, mentre Moschino ha firmato le 89 creazioni monumentali che sono state indossate dalle ragazze che portano i cartelli dei paesi partecipanti. Per la cerimonia di apertura sono arrivate richieste ufficiali di accredito per 42 tra sovrani, Capi di Stato e di Governo e 46 ministri.

Eco-compatibilità. I XX Giochi Olimpici e i IX Giochi Paraolimpici Invernali di Torino 2006 sono stati i primi eventi sportivi di livello internazionale organizzati in Europa compatibili con l’ambiente e come tali certificati dal sistema di controllo e gestione dell’ambiente (EMAS) dell’Unione Europea e dal sistema europeo di eco-classificazione. I Giochi piemontesi sono stati in grado di sfruttare ‘l’energia pulita’ all’idrogeno. La flotta di autobus e veicoli ufficiali che sono stati utilizzati per il trasporto di atleti e accompagnatori sono stati spinti da motori sempre ad idrogeno. Anche il centro di accoglienza degli atleti del biathlon veniva alimentato da un impianto ad idrogeno prodotto da pannelli solari fotovoltaici che garantivano un’autonomia di sedici ore giornaliere.

Il palavela. Il Palavela, che ha ospitato le gare di pattinaggio artistico e di velocità, è stato ristrutturato da Gae Aulenti in occasione dei Giochi di Torino. Sul tetto di questa struttura è ambientato uno degli inseguimenti mozzafiato nel film “The Italian job” del 1969 con Michael Caine.

 Servizi agli spettatori. Vennero installate varie indicazioni segnaletiche, ci furono rimozioni o ricollocamenti di preesistenti, ci furono agevolazioni che la città di Torino pensò di fornire agli spettatori provenienti da più Paesi. Sono stati installati circa 320 segnali di direzione e 4ˈ000 tra segnali di media e piccole dimensioni. Si sveltirono le modalità di reperimento delle informazioni, sia inerenti l’evento olimpico, sia per conoscere il territorio. Tutte le pianificazioni permisero agli spettatori di vivere un’esperienza surreale: pianificazioni su tutti i campi creando il background migliore per i Giochi Olimpici.

Sicurezza a servizio dei Giochi. Per garantire la giusta protezione, la città di Torino instaurò collaborazioni tra le forze di pubblica sicurezza, stabilendo in contempo ambiti di competenza e linee guida. Un coinvolgimento anticipato delle forze di polizia rispetto ai Giochi avrebbe permesso una formazione fondamentale grazie all’impiego di circa 10ˈ000 unità tra agenti e militari, con alle spalle periodi di formazione ad hoc sui Giochi, determinando una maggiore fluidità negli accessi e nei controlli. Questo permise la formulazione del nominativo “Le Olimpiadi della Sicurezza”.

Braciere olimpico da primato. Il braciere come la torcia, è stato disegnato da Pininfarina: con i suoi 60 metri di altezza fu sicuramente il più alto di sempre. Composto da 5 tubi che si toccano nella parte finale attorno ad un sesto posto nel centro, creando un effetto imponente una volta acceso. La torcia venne accesa nel corso di una cerimonia nella Piana di Olimpia, in Grecia, il 27 novembre 2005, con l’originario sistema di specchi concavi a raggiera. La staffetta dei tedofori attraversò varie cittadine greche giungendo fino ad Atene dove, custodita in una teca di sicurezza, intraprese il suo viaggio fino a Roma. Nella capitale italiana venne consegnata, dall’attuale Presidente Ciampi, al campione olimpico Stefano Baldini. Un viaggio lungo 11ˈ300 km, toccando 20 regioni e 107 capoluoghi di provincia: molti dei tedofori furono scelti tra gente comune e personaggi celebri, per un totale di 64 giorni di viaggio. Anche le modalità di trasporto della torcia olimpica furono svariate: in corsa, sugli sci, in barca, in bicicletta, in elicottero, in aereo, in slittino e anche in gondola. Statisticamente la torcia subisce da 5 a 10 “flame-out”, ovvero spegnimenti, durante l’avvicinamento. Nel viaggio verso Torino 2006, la torcia olimpica ha subito 5 flame-out in 64 giorni, un vero record.

 

  • CONCLUSIONI FINALI

I Giochi invernali portarono miliardi di investimenti, ma da anni le strutture sono inutilizzate e nel 2016 le società di gestione andranno in liquidazione.

Strutture abbandonate. La pista olimpica del bob di Cesana ha sempre fatto notizia per i costanti furti del rame dei cavi elettrici. L’impianto nell’Alta Val di Susa costò 140 milioni di euro: oggi è il classico esempio di cattedrale nel deserto, seppur in alta quota. Nel 2000 il Comitato Organizzatore presentò al Coni gli studi che ne sconsigliavano la costruzione, poichè le gare di bob potevano essere disputate sulla pista francese di La Plagne, poco distante: il Cio e gli enti locali ci stavano; il Coni si impuntò, buttandola sull’onore della patria e promettendo che il nuovo impianto sarebbe diventato la Mecca del bob azzurro di ogni categoria. A Cesana stanno ancora aspettando adesso. La pista è rimasta aperta e inutilizzata per altri tre anni, senza ospitare un evento. Le spese di gestione facevano spavento, mezzo milione di euro nel trimestre invernale, altri 800ˈ000 per la manutenzione ordinaria. È stata chiusa nel 2010.

Gli sprechi. L’idea di costruire una struttura provvisoria dedicata a uno sport non certo di massa venne accantonata anche a seguito del parere negativo del Cio, al tempo ostile a tutto ciò che non era definitivo. La struttura in cemento armato costò 37,3 milioni di euro, può vantare un costo di manutenzione annuale stimato in 1ˈ161ˈ226 euro e da allora ha vissuto la bellezza di altre due competizioni. Non hanno avuto sorte più affollata il «jumping hotel» alla base dell’impianto con 120 posti letto e 20 milioni di costo, e l’impianto olimpico del biathlon di Sansicario (6 milioni). Neppure il declassamento a pista turistica del tracciato di fondo a Pragelato contribuisce a coprire i 20 milioni spesi per cablare i dieci chilometri dell’anello olimpico. Il piano di investimenti definitivo della Fondazione 20 marzo prevede l’esborso di 16 milioni per la riqualificazione degli impianti. Gli impianti alpini sono una tassa: a pagarla è in parte il gruppo che ha rilevato gli impianti cittadini dalla Fondazione, ente di efficienza sospetta, come dimostrano gli alberghi olimpici per anni affidati in gestione senza riscuotere nessun affitto. Le altre infrastrutture torinesi dell’Olimpiade sono lontane dal pieno regime al quale dovrebbero ambire. Colpa anche della crisi. L’arena dell’Oval, che ospitò le gare di pattinaggio, è diventata un capannone fieristico in dote alla società francese che gestisce gli eventi del Lingotto. Fino alla primavera del 2009 è stato utilizzato per manifestazioni di ogni genere. Nel 2011 ha ospitato il Salone del libro.

Il bilancio. Torino 2006 costò circa 3.5 miliardi di euro. Il governo italiano stanziò 1.4 miliardi: comune e regione aggiunsero altri 600 milioni. Il resto arrivò da diritti televisivi, sponsor e marketing. La parte pubblica del denaro fu gestita dall’Agenzia Torino 2006, quella privata dal Toroc. Entrambe le società verranno liquidate nel 2016. La prima dovrebbe chiudere con una rimanenza di 45/50 milioni, da destinare alla riqualificazione degli impianti; il Toroc con un attivo di due milioni.

DIECI ANNI DOPO LE OLIMPIADI TORINO FESTEGGIA LA VORAGINE

Le Olimpiadi invernali del 2006 volute ad ogni costo dal comune di Torino non hanno fatto altro che incrementare il già elevato debito pubblico del capoluogo piemontese, consegnando ai torinesi il secondo posto nella classifica dei cittadini più indebitati d’Italia, solo dopo i connazionali milanesi. Nel 2001 il debito pubblico era di circa 1.7 miliardi di euro, nel 2007 salì a 2.98 miliardi e nel 2012 si raggiunsero i 4 miliardi a causa degli ampliamenti della metropolitana e dei progetti di riqualificazione urbana già in opera a supporto degli eventi olimpici. Perciò non vi è ombra di dubbio sul fatto che l’eredità lasciataci dalle Olimpiadi pesa enormemente sulla realtà odierna. Precisamente parliamo di 300 milioni di scoperto derivanti dai buchi di bilancio del Toroc (comitato organizzatore) e dalle perdite derivanti dagli impianti inutilizzati. Soffermiamoci proprio sull’aspetto degli impianti: si possono evidenziare 34.3 milioni per i cinque trampolini di Pregelato che oggi sono stati chiusi a causa degli insostenibili costi di gestione, i 110.3 milioni per la pista da bob di Cesana oggi abbandonata, i 140 milioni per il villaggio olimpico anch’esso abbandonato e i 9 milioni per la pista da free style di Sauze d’Ouxl usata sei giorni e poi smantellata. Questa può essere considerata una stima ottimista poiché secondo altre analisi, come quella pubblicata dall’Istituto Bruno Leoni nel 2012, la perdita secca di Torino 2006 si aggira intorno agli 800 milioni di euro, una stima che teneva conto di tutti i benefici diretti ed indiretti delle Olimpiadi.
Facendo una breve ricapitolazione abbiamo un evento organizzato con soldi pubblici con costi complessivi superiori ai 3 miliardi e ricavi di 1 miliardo. Bisogna si valutare i benefici futuri correlati agli investimenti effettuati, ma abbiamo già evidenziato come gli impianti sportivi non sono stati e non potranno essere riutilizzati e l’incremento del turismo si è rivelato inferiore alle aspettative o almeno non abbastanza alto da giustificare gli investimenti.

I numeri che abbiamo preso in considerazione fino ad ora hanno evidenziato un’incapacità da parte delle istituzioni di sfruttare al meglio le opportunità offerte dall’evento e, in particolare, di prolungarne i benefici negli anni successivi, sia in termini di riutilizzo delle strutture sia in termini di incentivi turistici.
Probabilmente ci si è soffermati troppo sull’evento in sé, trascurando il resto. Di fatto le strutture, come testimoniano i dati, sono rimaste abbandonate o sono state smantellate. A nostro parere, precedentemente all’evento sarebbero dovuti essere presenti piani e progetti concreti per sfruttare al meglio gli investimenti fatti: per esempio, si avrebbe potuto accogliere nuove manifestazioni sportive o rendere utilizzabili le strutture presenti per la popolazione. Inoltre, per rendere duratura l’ondata di turisti, si sarebbero potute proporre promozioni, offrendo servizi gratuiti o sconti per coloro i quali negli anni successivi avessero presentato i ticket delle olimpiadi. Per quanto riguarda le strutture residenziali, si sarebbero potute riconvertire in centri di accoglienza o in case per ospitare studenti, come l’ex MOI, rimasto inutilizzato per anni ed ora occupato indebitamente.

 

  • SITOGRAFIA
  • http://www.ont.it/
  • http://www.piemonte-turismo.it/wp-content/files/2006rapport2006.pdf
  • http://www.provincia.torino.gov.it/organi/bilancio_sociale/dwd/pdf/parte3/3_2_4pdf
  • http://www.piemonte-turismo.it/documenti/market-research-statistics/rapporto-dati-2006
  • Confesercenti (2006); Osservatorio Turistico Regionale del Piemonte (2006);
    Regione Piemonte (2002); Regione Piemonte (2006); Toroc (2006)

 

STrAtEGIcamente

Componenti:

1. Eleonora de Castelmur
2. Martina Guasta
3. Chiara Gusmeroli
4. Simone Giaconia
5. Mario Foglino
6. Luca Bina
7. Livia Habibi

 

 

 

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