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I piani del Governo sulla pensione: arriva l’APE?

 

Il Governo è al lavoro per introdurre nella prossima legge di Stabilità un meccanismo chiamato APE, come Anticipo Penionistico, che consentirà ad alcuni lavoratori di andare in pensione fino a tre anni prima di quanto preventivato, ovviamente a patto di rinunciare a una parte dell’assegno pensionistico. Scopriamo come funziona.

Cos’è l’anticipo pensionistico?

Stiamo parlando del nuovo meccanismo che il Governo intende introdurre nella legge di Stabilità per il 2017, pensato per venire incontro alle persone nate nei primi anni ’50, che con l’entrata in vigore della Legge Fornero si sono viste allontanare di colpo la pensione che sembrava ormai a portata di mano.

“In Italia ci sono state vere vergogne, come le baby pensioni”, ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi in un recente intervento alla trasmissione Porta a Porta. “Poi si è deciso che bisogna andare in pensione più tardi, ma c’è stato uno scalino molto duro”. Questo ha portato una fascia di persone in attesa di andare in pensione – i nati dopo il 1951 – a non poterci andare. “Magari molti sono giovani e dinamici, ma c’è anche gente a cui girano le scatole”.

Con il nuovo meccanismo – che dovrà comunque tenere conto dei vincoli di Bruxelles –  una persona che per esempio ha 63 anni e dovrebbe andare in pensione a 66, potrà iniziare a ricevere fin da subito l’assegno, a patto che sia disponibile a rinunciare a una piccola percentuale della sua pensione, che lo stesso Matteo Renzi ha quantificato “tra l’1% il 3%”.

I dettagli della proposta devono ancora essere discussi, ma qualche punto fermo c’è già. Vediamo di che si tratta.

Chi potrà usufruire di Ape?

Il meccanismo dell’Ape dovrebbe essere disponibile per tutti i dipendenti pubblici e privati nati dopo il 1951, ma si procederà a scaglioni: con ogni pronbabilità si partirà dai nati nel 1951, 1952 e 1953, e, successivamente, toccherà ai nati nel triennio successivo. Attenzione però: Ape non sarà una misura strutturale, ma temporanea, nel senso che sarà valida solo per un dato periodo di anni.

A quanto ammonterà la “penale”?

La riduzione della pensione dovrebbe variare a seconda del numero di anni dell’anticipo (il massimo è tre anni) e dell’entità dell’assegno previsto. Inoltre ci saranno delle differenze tra chi ha perso il lavoro ma non ha l’età per la pensione, chi viene prepensionato dall’azienda nell’ambito di un piano di riorganizzazione e chi invece sceglie volontariamente di ritirarsi in anticipo dal lavoro. Stando alle anticipazioni fornite da Renzi, il taglio sarebbe tra l’1% e il 3% l’anno rispetto all’assegno previdenziale spettante in caso di raggiungimento della soglia di vecchiaia. Ma si potrebbe arrivare al 4% per gli assegni più elevati.

Da dove arrivano i soldi?

A finanziare l’operazione, scrive Il Sole 24 Ore, saranno soprattutto banche e assicurazioni che erogheranno l’anticipo delle pensioni attraverso l’INPS sotto forma di un prestito. Questo “prestito” sarà poi restituito dal pensionato in rate pluriennali a partire dal momento in cui avranno raggiunto il requisito di vecchiaia. Gli interessi maturati sul prestito invece dovrebbero essere a carico dello Stato, con un costo stimato tra gli 800 milioni e il miliardo di euro. Lo Stato dovrebbe inoltre pagare un’assicurazione per tutelarsi dai casi di premorienza del pensionato che ha ottenuto il prestito.

Commenti e critiche

L’organizzazione sindacale UIL ha sollevato alcune perplessità sul piano del Governo, sostenendo che l’ipotesi del prestito pensionistico per maggiore flessibilità in uscita sulle pensioni “è molto onerosa per il lavoratore”.  Per motivare i propri dubbi, la UIL ha messo a punto un’analisi sull’impatto del prestito previdenziale sull’assegno di chi volesse lasciare il lavoro in anticipo: secondo la simulazione,  se un lavoratore accedesse con un anno di anticipo e con un trattamento pari a 1.000 euro lordi perderebbe il 6,9% della pensione, ovvero circa una mensilità in meno ogni anno.

“Il sindacato è pronto a discutere le modalità, ma bisogna evitare soluzioni pasticciate. Il prestito pensionistico che indiscrezioni giornalistiche attribuiscono al Governo presenta molte criticità. Inoltre, non è chiaro il tipo di tassazione che verrebbe applicato né l’ammontare degli interessi”, ha detto il segretario conferderale Uil Domenico Proietti.

Inoltre, la UIL chiede che il Governo preveda di prendere in carico una quota della rata di restituzione del prestito – totale o parziale a seconda del reddito da pensione spettante e alla situazione lavorativa del singolo soggetto.

Proprio per provare a conciliare le divergenze sul tema delle pensioni, il ministro del Welfare, Giuliano Poletti, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, hanno annunciato che incontreranno i sindacati il prossimo 24 maggio.


Il tema della pensione è molto caro a noi di AdviseOnly e da tempo ribadiamo la necessità di informarsi e attivarsi per la gestione del dopo-lavoro. Scopri di più QUI.

Diana Bin

Diana Bin

La scrittura è sempre stata la sua passione. Laureata in Economia per le Arti, la Cultura e la Comunicazione all’Università Bocconi di Milano, è entrata nel mondo del giornalismo nel 2008 con uno stage in Reuters Italia e successivamente ha lavorato per l’agenzia di stampa Adnkronos e per il sito di Milano Finanza, dove ha iniziato a conoscere i meccanismi del web. All’inizio del 2011 è entrata in Blue Financial Communication, dove si è occupata dei contenuti del sito web Bluerating.com e ha scritto per il mensile Bluerating.

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