L’ECONOMIA DI GAIA con Gaia CACCIABUE

Cinema e sostenibilità: ancora molta strada da fare

 

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“Sustainability in Vision” è il titolo della tavola rotonda dedicata alla sostenibilità organizzata all’interno del programma del Festival di Cannes di quest’anno. Di approccio sostenibile applicato al cinema si parla da relativamente poco tempo, anche se già da qualche hanno esistono strumenti per intervenire sull’impatto ambientale delle produzioni cinematografiche. Negli Stati Uniti (dove ogni anno l’industria dello spettacolo produce 500 milioni di tonnellate di CO2) è stata stilata la PGA Green Guide, linea guida definita anni fa con il supporto delle più grandi case di produzione americane, anche se poi le stesse non si sono preoccupate granché di metterla in pratica.

Su questa linea guida si basa l’operato di Earth Angel: making movies without making a mess (fare un film senza fare un casino) una società newyorkese che si preoccupa non solo dell’impatto ambientale delle produzioni, ma anche di quello sociale: nata nel 2012 finora ha gestito l’impatto di sole 12 produzioni, tra serie tv e film. La società non offre uno standard in base al quale migliorarsi, ma servizi operativi che riguardano le materie prime, l’energia e i rifiuti; oltre che facilitare quando possibile le donazioni di cibo, abiti e l’integrazione con la comunità locale.

Di successo paragonabile a quello della PGA Green Guide, l’Edison Green Movie, primo protocollo europeo per una produzione cinematografica a basso impatto ambientale, è una sorta di procedura di produzione che raccoglie indicazioni e prassi utili per ridurre l’impatto negativo sull’ambiente: presentato (sempre a Cannes) nel 2012, non ha fatto molto parlare di sé.

Cercando con attenzione nel vecchio continente si trovano però alcune iniziative interessanti. Il cinema europeo ha tante anime diverse, molto caratterizzate, e questo fa si che si mantenga una notevole frammentazione di settore: tante case di produzione medio-piccole, pochi colossi, molti finanziatori a livello prettamente nazionale. Cine Regio è un’associazione europea composta da 43 fondi che operano nel settore cinematografico e attraverso il Green Report presenta una panoramica delle performance europee in fatto di sostenibilità ambientale, illustrando le best practice di ciascuna organizzazione. Nell’edizione del 2015 compaiono Belgio, Francia, Germania, Svezia, Inghilterra e Italia, quest’ultima con la Film Commission Torino Piemonte, la Sardegna Film Foundation e il Trentino Film Fund.

Proprio il Trentino Film Fund, ente nato nel 2010 con lo scopo di promuovere e valorizzare il patrimonio culturale, ambientale e storico della regione attraverso le produzioni cinematografiche, per festeggiare la 100esima produzione in occasione del Festival di Cannes ha presentato il T-GREEN FILM, uno strumento che permette di valutare la sostenibilità di una produzione cinematografica intervenendo su trasporto, elettricità, catering, materiali, rifiuti e comunicazione. Lo strumento prevende la verifica dei requisiti da parte di un ente esterno, e in caso di esito positivo il film riceve un finanziamento extra per l’impegno verso dell’ambiente.

Un esempio interessante fuori dai confini nazionali è albert, la branca del BAFTA albert Consortium (consorzio britannico di 13 case di produzione) dedicata all’impatto ambientale delle produzioni televisive e cinematografiche inglesi. Inizialmente si limitava a calcolare la produzione di CO2, ora ha sviluppato una certificazione vera e propria della performance ambientale, la albert+.

In effetti, a voler certificare una produzione cinematografica in termini di sostenibilità le scelte non mancano. Esiste anche la ISO 20121 (le ISO – International Organization for Standardization – sono certificazioni riconosciute in tutto il mondo, ognuna con una finalità e un ambito specifici) dedicata alla gestione sostenibile degli eventi. Per sua natura si tratta di un tipo di certificazione che impegna la società sul lungo periodo e con un alto livello di complessità, investimenti e impatto sull’operatività. Non sorprende dunque che stia faticando a diffondersi, soprattutto in un settore in cui la scelta di intervenire sulla sostenibilità dipende quasi sempre esclusivamente dalla sensibilità dei finanziatori.

Quello di Cannes non è l’unico festival del cinema a incrociarsi con i temi della sostenibilità: il Green Day Venice è la giornata dedicata ai temi della sostenibilità ambientale all’interno del Festival del cinema di Venezia. Durante l’ultima edizione è stato annunciato che il Ministero dei beni culturali, insieme al Ministero dell’ambiente, si è fatto carico dell’impegno di definire un sistema di incentivazione fiscale per chi adotta un approccio sostenibile nella produzione cinematografica. Prevedendo le lungaggini che questo tipo di operazioni sempre comportano, non resta che sperare nello spirito sostenibile delle case di produzione, o per lo meno che altre regioni seguano l’esempio trentino.

Gaia Cacciabue

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