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Breve storia dei derivati. Se li conosci, fanno meno paura.

 

“Conosci il tuo nemico”, recitava un noto testo di strategia militare; ebbene individuare con esattezza la nascita degli strumenti derivati è un’opera alquanto improba.

Tuttavia la sfida è interessante; ad esempio Sharpe riporta il primo contratto d’opzione già nella Bibbia[1], nella Genesi al cap. 29. Giacobbe ottiene la possibilità di sposare Rachele (l’underlying asset) in cambio di sette anni di lavoro (il premio) per il padre di lei, Lebano; allo scadere dell’option però Lebano sostituisce l’asset Rachele con l’altra figlia, Lea. Giacobbe decide quindi, in assenza di ogni possibilità di vedere riconosciuta la validità del contratto verbale stipulato sette anni prima, di lavorare altri sette anni e avere infine Rachele.

La mancanza di controllo sul “mercato” ha reso possibile la violazione degli accordi presi nonché l’insoddisfazione delle parti coinvolte; Giacobbe ha pagato due volte il premio e ha ottenuto un asset “svalutato” dal tempo.

Forse siamo partiti alla lontana, è bene sottolineare però che l’esperienza storica dei mercati finanziari ha contribuito a sviluppare le attività di controllo e regolamentazione al fine di rendere più sicuro lo scambio tra le parti.

Infatti già le popolazioni del Medio Oriente conoscevano e utilizzavano ampiamente le promesse future di vendita di beni, soprattutto agricoli; lo scambio a termine dei beni nasceva dall’esigenza di garantirsi il sostentamento anche in caso di condizioni climatiche avverse.

Era, infatti, possibile onorare il contratto anche con merci simili, nelle caratteristiche merceologiche (il cheapest to deliver odierno). Esistono tavolette con iscrizioni cuneiformi che riportano i termini molto dettagliati dei contratti future sul grano e sugli altri beni alla base dell’alimentazione del tempo.

La stipula dell’accordo, il controllo di qualità delle merci e lo scambio avvenivano nel tempio e la regolamentazione era ispirata ai principi religiosi; il tempio fungeva quindi da clearing house, da organo di controllo e di regolamentazione degli scambi, nonché da borsa valori vera e propria.

I romani e i greci lasciarono le popolazioni conquistate libere di continuare le loro attività; gli scambi di “commodity futures “nel Medio Oriente continuarono così fino a dopo le Crociate.

A partire dal Medio Evo l’Europa diviene la culla del commercio mondiale, della crescita e dell’innovazione; l’area dello Champagne, la città di Bruges e le città bizantine italiane divengono importanti centri economico-finanziari.

La Chiesa romana rappresentava il primo produttore di beni agricoli in Europa e sponsorizzava l’applicazione del diritto religioso e romano per la regolamentazione dei mercati e degli scambi.

Nel Rinascimento lo sviluppo del commercio, della finanza, delle banche nelle città italiane portano alla creazione di strumenti finanziari tanto che alcune città arrivano ad architettare lo swap del “debito pubblico”.

Con lo spostamento dei commerci dal Mediterraneo agli Oceani e il rafforzamento delle politiche coloniali e di conquista, i centri di scambio diventano le Americhe e l’Inghilterra.

Dopo la fine dell’impero coloniale e la nascita degli Stati nazione, il nord America diviene la culla della moderna finanza.

Le regole del commercio su contratti a termine probabilmente risalgono al tempo delle fiere medioevali in Francia e Inghilterra, le quali già dal XII secolo avevano assunto dimensioni e complessità ragguardevoli.

In Olanda, all’inizio del XVII secolo, il commercio del pesce faceva uso di scambi a termine. Una pietra miliare è costituita dall’inizio dell’utilizzo dei documenti rappresentativi nel commercio della ghisa grezza nell’Inghilterra dei primi del settecento. Vi sono tracce di sistemi di scambio altamente sofisticati operanti nel Giappone del XVII secolo[2].

Restando in Olanda[3], è certo che il mercato opzionario dei bulbi rappresenta una delle prime forme di negoziazione storicamente riconoscibile come un modello organizzato di trading in derivati OTC (i bulbi venivano trattati non nella borsa di Amsterdam, già all’epoca alquanto organizzata, ma per lo più locande gestite da arbitratori), oltre che una delle prime bolle finanziarie della storia.

Per la verità, sull’origine, sullo sviluppo e sul crollo di questo mercato si sono succedute sin qui opinioni molto controverse, secondo una voce più recente e documentata[4], in realtà, il mercato opzionario dei bulbi fu una derivazione del mercato a termine sul fiore che, introdotto nel XVI secolo dall’Oriente, divenne in breve tempo un bene di lusso di estremo pregio, considerato uno status symbol soprattutto dalle classi medie e una nuova occasione di business facile per popolazioni che conducevano esistenze estremamente faticose e sobrie.

I bulbi di tulipano raggiunsero livelli di prezzo strabilianti (5200 fiorini il prezzo massimo documentato attendibile, quando il reddito medio annuo di un falegname si aggirava sui 250 fiorini).

Questo fenomeno diede vita ad intensi traffici, con impegni alla compravendita basati sullo scambio di “pagherò” nei quali veniva convenuto il prezzo di acquisto a termine e che venivano ceduti per un valore intorno al 10% del nominale. Tale “cartolarizzazione” ante litteram del diritto di acquisto fece delle negoziazioni un esercizio di speculazione e, poiché di solito la consegna si verificava a distanza di mesi, incoraggiò la vendita e la rivendita non tanto dei bulbi quanto degli stessi pagherò.

Le prime “opzioni” nacquero dunque come trading di un sottostante a sua volta compravendibile per un decimo del valore. Per la verità tali contratti non prevedevano la facoltà bensì l’obbligo del compratore di acquistare a termine il sottostante, ma la circostanza che di fatto il mercato fosse in costante salita, con conseguente certezza di esecuzione e profitto, e che i certificati richiedessero una percentuale di anticipo, gettò le basi per la costruzione del meccanismo che caratterizzerà l’opzione futura, ossia appunto l’acquisto convertito da obbligo in diritto e la trasformazione dell’anticipo nel premio.

La necessità di ricorrere al derivato nasce dal fatto che lo strumento assicurativo, ossia il tradizionale mezzo di tutela previdenziale contro le incertezze future, non è mai apparso sufficiente a garantire un’effettiva copertura di questa tipologia di rischio. L’assicurazione è un contratto che, in condizioni di normalità, ossia in assenza di sinistri, fa lucrare l’assicuratore e fa perdere l’assicurato.

Tale sbilanciamento si rivela inadeguato a soddisfare le esigenze di copertura che pur si manifestano nell’ambito di un rapporto commerciale in cui la bilateralità delle posizioni e dei correlati interessi si pone quale condicio sine qua non. Ecco perché dall’antichità ai giorni nostri il ricorso allo strumento derivato è sempre stato avvertito, più o meno consapevolmente, come un accessorio commerciale, oltre che lecito, assolutamente utile.

Siffatta utilità va propriamente ricercata in quello che, come noto, costituisce la caratteristica peculiare dello strumento, ossia il suo incentrarsi sul più agile ed economico scambio del differenziale anziché sulla più onerosa e complessa acquisizione del fondamentale.

L’epoca moderna ha sancito la definitiva conferma del principio.

Dalla metà dell’800 in poi i derivati hanno smisuratamente incrementato i volumi di scambio ed hanno determinato la formazione di appositi mercati regolamentati, ovunque nel mondo.

La più antica “borsa di derivati” è senz’altro il Chicago Board of Trade fondata nel 1842. Essa prosperò intorno al 1865 in occasione della guerra di secessione, quando i mercanti, data la ristrettezza della domanda e la volatilità dei prezzi, iniziarono a vendere grano agli speculatori, a soggetti cioè del tutto estranei al settore mercantile di riferimento. Si trattò del primo esempio di astrazione e “finanziarizzazione” del derivato che, guarda caso, ebbe proprio ad oggetto le commodities e non già gli strumenti finanziari.

Il secondo e più celebre mercato fu il London Metal Ex-change fondato nel 1877.

Nel 1882 presso la borsa merci di Le Havre verrà istituita la prima cassa di compensazione e nel 1925, in Italia, la borsa merci di Milano introdusse il metodo della liquidazione del differenziale del prezzo in luogo della consegna del bene.

Può infine aggiungerei che il primo contratto future legato ad un indice azionario, il value line index, fu trattato il 24.2.1982 alla Borsa Merci di Kansas City, e fu seguito a due mesi di distanza dall’inizio delle contrattazioni del future sull’indice Standard & Poor’s 500 presso il Chicago Mercantile Exchange.

Il resto, è storia recente.

[1] Cfr. Chiara Oldani “Derivati ed energia: la gestione dei nuovi rischi globali” FrancoAngeli 2012

[2] Cfr. Gemmil G. “la funzione economica deli prodotti finanziari derivati”, in Lezioni Moar, Milano 7, 1995.

[3] Cfr. Emilio Girino “I contratti derivati” sec. Ed. 2010.

[4] Cfr. Dash M. “La febbre dei tulipani – La prima grande crisi economica della storia” Milano ed. 2009

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