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L’ANGOLO DI ADAM SMITH

Il binario sbagliato

Il disastro ferroviario pugliese è particolarmente toccante. Le vite umane perse, i feriti, la rabbia di una linea che avrebbe potuto essere raddoppiata e non lo è stata, provocano dolore ma devono indurre una riflessione più generale.
È infatti vero che le prime evidenze parlano di un errore umano e quindi di un qualcosa che va al di là di regole e numeri, però è altrettanto vero che se non ci fosse stato il binario unico con ogni probabilità il disastro si sarebbe evitato.. Quindi, nonostante la tristezza delle circostanze, è possibile svolgere tre brevi riflessioni.
La prima è che in Italia la Pubblica Amministrazione ancora troppo spesso invece di aiutare il cittadino o le imprese costituisce un ostacolo che a volte frena lo sviluppo, altre crea danni. I finanziamenti dell’Unione Europea per la costruzione della tratta ferroviaria parallela erano stati già stanziati da tre anni ma la burocrazia aveva bloccato tutto. E ci saranno pure mille ragioni di legittimità , i funzionari avranno anche seguito scrupolosamente le regole, si sarà agito con ragionevolezza (e tutte e tre queste condizioni insieme non si realizzano praticamente mai), ma certamente così il nostro paese non può andare avanti. Ogni governo ha annunciato il suo Sblocca-Italia di turno eppure le procedure di autorizzazione di qualsiasi opera pubblica o attività economica continuano ad essere molto lunghe e sicuramente non paragonabili a quelle degli altri paesi avanzati. Questo governo potrebbe dire che le cose miglioreranno grazie alla riforma costituzionale che toglierà un po’  di poteri di interdizione alle regioni e con la riforma Madia. Vedremo, per ora, pur essendo in carica da due anni e mezzo, grandi cambiamenti non se ne vedono.
Secondo punto: si potrebbe pensare, e sicuramente i politici locali lo affermeranno, che la colpa dei disastri sono i tagli, in questo caso alle regioni. Errore. La spesa pubblica italiana da anni e anni rimane sopra il 50% del PIL, ivi compreso il 2016. Se la colpa fosse della politica di austerità del governo bisognerebbe chiedersi di quale austerità stiamo parlando. La realtà è che le uscite sono troppe e mal distribuite, nel senso che sono in modo preponderante e anomalo sul lato delle spese correnti e non degli investimenti . Orbene, come si è già detto da queste colonne, non è che si debba avere fiducia illimitata negli investimenti pubblici, spesso influenzati da scelte politiche e non di utilità e fonte di sprechi. Ma sicuramente,  persino  chi crede in un minore peso dello Stato non può che auspicare che esso si concentri di più su quelle infrastrutture che anche Adam Smith riteneva compito del governo costruire. Ed in ogni caso, in Italia la spesa per opere pubbliche da parte dei privati o è impedita, come nel caso dell’acqua, per motivi ideologici, o scoraggiata dall’incertezza della legislazione, la lentezza ed imprevedibilità della giustizia e, per l’appunto, la farraginosità  (e talvolta  la corruzione) della burocrazia.
Infine le ferrovie. Non sono un settore dove si è investito poco. Un recente studio di Ugo Arrigo evidenziava come i trasferimenti dello Stato ai gestori di treni e binari da soli abbiano costituito una fetta sostanziosa del nostro deficit: 210 miliardi in 21 anni ben al di sopra della media europea. Il fatto è che si è dovuto riparare in corsa ai pletorici costi del personale, si è privilegiata l’Alta Velocità (eccellente) a scapito del trasporto locale ed ora che i soldi stanno diminuendo, invece che liberalizzare e privatizzare separando la rete dalla società di  trasporti, si cincischia perdendo valore e risorse.
Oggi è un giorno di lutto, domani sarà meglio chiedersi se non è il momento di cambiare rotta.

Alessandro De Nicola
adenicola@adamsmith.it
Twitter @aledenicola

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