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I GIOCHI OLIMPICI RENDONO?

L’ASPETTO ECONOMICO DEI GIOCHI OLIMPICI. OPPORTUNITA’ O MALEDIZIONE?

 

Ospitare le Olimpiadi è il sogno di tante città. Due settimane di incredibile euforia, manifestazioni maestose, competizioni di altissimo livello, celebrazione mondiale di virtù sportive e della capacità degli organizzatori di tenere testa ad un evento di portata planetaria. Ma anche esplosione sistematica dei budget preventivi, aumento trentennale del prelievo fiscale, distrazione di danaro pubblico da altri investimenti produttivi per finanziare la costruzione di complessi sportivi troppo costosi per essere mantenuti nel tempo.

Mentre governanti e comitati promotori sembrano generalmente sostenere con grande entusiasmo la candidatura ai Giochi Olimpici delle loro città, negli ultimi anni numerosi economisti hanno iniziato a mettere in guardia i potenziali concorrenti dalla cosiddetta “maledizione del vincitore”, gettando non pochi dubbi sulla reale possibilità di ottenere qualche beneficio dall’organizzazione delle Olimpiadi.

In molti, analizzando le esperienze passate ed effettuando stime per il futuro, sono giunti a concludere che ospitare eventi sportivi di questo tipo si traduce il più delle volte in un costo inutile e spropositato per amministrazioni locali e nazionali, i cui effetti rischiano di ripercuotersi negativamente sul benessere dei cittadini per decenni.

Nel giugno 2012, l’Università di Oxford pubblicò uno studio nel quale gli economisti Flvyberg e Stewart mettevano a confronto i costi preventivi dei Giochi Olimpici invernali ed estivi degli ultimi 50 anni con le spese effettivamente sostenute dalle città ospiti per l’organizzazione, col fine ultimo di effettuare una stima dei costi  reali che la capitale britannica avrebbe dovuto sostenere per le Olimpiadi che sarebbero cominciate di lì a poco. I risultati furono tutt’altro che confortanti e riaprirono il dibattito sull’opportunità, per  governi locali e nazionali di intraprendere l’investimento olimpico.

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Gli economisti di Oxford allargarono l’analisi fino ad allora prodotte, inserendo nel loro studio anche i costi diretti non direttamente sostenuti dai Comitati Organizzativi, quali ad esempio quelli sostenuti per la costruzione di stadi e villaggi olimpici o perl’allestmento degli International Broadcast Centre e dei Media & Press Centre.

In base ai loro calcoli, il costo medio di un’Olimpiade si aggira sui 5,2 miliardi di dollari USA. Ma c’è una certa variabilità: spiccano per esempio i quasi 15 miliardi di dollari spesi per l’edizione del 2012 di Londra.

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La tabella sopra rappresenta il costo per abitante delle Nazioni ospitanti un’Olimpiade, quale parametro di raffronto della grandezza tra la spesa ed il costo da coprire per abitante.

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Secondo quanto analizzato da Flyvbkerg e Anderson, la scelta di ospitare i Giochi Olimpici rappresenta per una città (e per uno Stato) uno dei progetti finanziariamente più rischiosi che si possano intraprendere, il cui costo prevede un sistematico scostamento dai budget preventivi effettuati in sede di candidatura

In effetti le varie edizioni delle Olimpiadi hanno visto correggere le proprie stime iniziali mediamente del 176%(!!!) Si va da uno sforamento massimo rispetto alle stime iniziali del 720% per l’edizione di Montreal del 1976, al minimo del 2% di Pechino 2008. Per la cronaca, i ricercatori di Oxford rilevano come non esistano altri “megaprogetti” con sforamenti al budget alti come quelli delle Olimpiadi.

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In pratica presentando un budget di 5 mld di dollari, si  finirebbe con lo spenderne almeno 17,5.

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Dalle tabelle riportate, nel 100% dei casi esaminati, è riscontrabile un superamento del budget iniziale di spesa mentre i costi supplementari registrati per l’organizzazione delle Olimpiadi sono storicamente maggiori dei costi supplementari in cui si incorre realizzando altri tipi di megaprogetti, quali ad esempio la costruzione di grandi arterie stradali (+33,8% in termini reali), ferroviarie (+44.

Come si traducono, in pratica, i costi supplementari che governi locali e nazionali si trovano a fronteggiare dopo avere ospitato una manifestazione olimpica? In uno studio del 2012, Wladimir Andreff, professore emerito della Sorbona e presidente onorario della associazione internazionale degli Sports Economists, spiega che per ripianare il deficit derivante dai giochi olimpici del 1968, i contribuenti di Grenoble hanno dovuto pagare una tassa speciale fino al 1992, mentre i cittadini di Montreal e del Quebec lo hanno fatto per 30 anni, dal 1976 al 2006.

In Italia, la candidatura olimpica di Roma per il 2024 solleva scetticismo. Dopo la netta bocciatura di Mario Monti per la proposta di ospitare i Giochi del 2020, Matteo Renzi e Giovanni Malagò ci riprovano. Roma si candiderà per le Olimpiadi del 2024 ed i dubbi principali sono legati alle possibili perdite economiche che le Olimpiadi provocano a chi le organizza. Il gioco varrà la candela?

Innanzitutto va detto che, parole del presidente del Coni Malagò, soltanto la candidatura ci costerà 10 milioni di euro. La paura che si ripetano le esperienze della Grecia, praticamente affossata dall’organizzazione di Atene 2004 (costata 8,5 miliardi), di Pechino e Sochi (la prima costata 43 miliardi, quella russa invernale addirittura 51) è presente.

C’è qualche fondata ragione di pensare che a Roma le cose potranno andare meglio? Stando all’esperienza degli altri giochi olimpici, si direbbe proprio di no.
Certo gli extra-costi non sono accettabili, ma se venissero interamente coperti dai biglietti si potrebbe anche chiudere un occhio. Il guaio è che le Olimpiadi (salvo quelle di Los Angeles, 1984 e Atlanta, 1996, gestite peraltro da privati) hanno gravato non poco sulla finanza pubblica dei paesi organizzatori. Nell’ultimo esempio italiano, i giochi invernali di Torino 2006, il Governo e gli Enti locali ci hanno messo il 93,7% degli oltre 2, 1 miliardi (di euro) spesi per i soli investimenti (altri 1,2 miliardi sono stati spesi per la gestione dell’evento). I privati hanno contribuito agli investimenti per appena il 6,3%. A fronte di costi di oltre 3,3 miliardi i benefici sono stati stimati con generosità il 2,5 miliardi: con un bilancio negativo per oltre 800 milioni di euro.

Secondo alcuni recenti studi di Gavin Poynter, docente di Scienze sociali alla East London University, le Olimpiadi possono essere suddivise in quatto “fasi economiche”: la prima va dai Giochi di Atene del 1896 a quelli di Città del Messico del 1968, dove contava più lo sport in sé; la seconda va dalle Olimpiadi di Monaco di Baviera del 1972 a quelle di Mosca del 1980 ed è l’epoca in cui questo evento sportivo comincia a diventare una possibile fonte di guadagno grazie alla nascita delle sponsorizzazioni e dei diritti televisivi; la terza fase – dove le Olimpiadi diventano un affare dal punto di vista commerciale – include i Giochi di Los Angeles del 1984 (che chiusero con un utile di 250 milioni di dollari) e quelli di Seul del 1988, mentre la quarta fase, che scatta con le Olimpiadi di Barcellona del 1992, promuove l’evento a vero e proprio business che, coinvolgendo fondi pubblici e privati, “genera tuttavia corruzione”. Un rischio che anche in Italia andrebbe valutato.

Con le dovute premesse, bisogna valutare anche il giro d’affari che produce un’Olimpiade. Considerando le edizioni più recenti, l’impatto economico più significativo si è avuto a Sydney 2000 (8 miliardi di euro di indotto), con 90.000 nuovi posti di lavoro generati nel periodo 1994 (anno di candidatura) – 2006. Cifre più contenute per Atlanta 1996: circa 77.000 posti di lavoro, per un giro d’affari complessivo di 6,7 miliardi di euro. In termini di occupazione, invece, spiccano Barcellona 1992, con cui la Spagna creò 296.000 nuovi posti di lavoro dal 1987 al 1992, anche se l’impatto della manifestazione sul Pil fu minimo (0,03%), e Seul 1988, con circa 336.000 nuovi posti di lavoro. Anche in questo caso però l’impatto sul Pil fu dell’1,4%.

Stando ai dati dello studio di fattibilità della commissione italiana creata per il 2020, le Olimpiadi avrebbero determinato una crescita cumulata del Pil di circa 17,7 miliardi di euro dal 2012 al 2025 (+1,4%). In 14 anni, inoltre, si sarebbero potuti creare 170.000 nuovi posti di lavoro, con un picco di 29.000 nel 2020. La spesa sarebbe stata di 9,7 miliardi in totale, il tutto con un evidente rischio più che reale di un raddoppio. Il costo sarebbe stato coperto in maggior parte dallo Stato e in misura minore (3,5 miliardi) dal Comitato Internazionale Olimpico.
Ma qual è la valutazione dell’impatto economico delle Olimpiadi, i costi e i benefici che ne deriverebbero per Roma e il sistema Paese nel suo complesso?

Non sarebbe previsto alcun esborso economico da parte del Campidoglio. I costi per l’organizzazione della manifestazione e per l’adeguamento infrastrutturale della città, i cui progetti  messi a punto dal presidente del Coni Malagò e da quello del comitato organizzatore Cordero di Montezemolo, sarebbero infatti a carico dello Stato e del Comitato Olimpico Internazionale.

Un primo studio redatto dall’Università di Tor Vergata, non convince appieno i Tecnici, che piuttosto dei 5,3 miliardi previsti, ipotizzano la spesa totale per la manifestazione, in circa 13 miliardi di euro. Se la cifra reale diventerà quest’ultima, si dovrà lavorare per irdurla di molto. Lo vuole l’Italia e anche il Cio è d’accordo. Vedremo.

 

 

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