L’ADDETTO STAMPA DEL DOTT. CIRO AMENDOLA

Ricostruire non è solo rimettere le pietre al loro posto

 

Articolo pubblicato su Huffington Post
TERREMOTO

I terremoti non si raccontano con le parole. Soltanto chi li ha vissuti in prima persona, li conosce . E li sente. Dentro. Sente il tremolio, la paura irrazionale, il senso di perdita, l’insicurezza che ti rimane dentro per settimane.

Passata la prima fase, l’emergenza, il lutto, gli sfollati, il dolore, la solidarietà, gli sciacalli (assurdo, ma vero!), viene il problema della ricostruzione.

L’intervento dello Stato è sempre generoso. Normalmente nei terremoti investe miliardi di euro. Per l’Irpinia furono 50.000 (di lire); per l’Aquila e l’Abruzzo, se ne stimano almeno 20.

Ma la ricostruzione dello Stato per quanto efficiente è sempre lenta. I tempi medi negli ultimi terremoti parlano di 8/10 anni. Quando va bene. Ma per ricostruire cosa? La vita delle persone cambia nel giro di poche settimane. Quando hai perso la casa e vai a vivere da tua sorella o in un residence o in una casa nuova, comunque cambi le tue abitudini di vita. La scuola dei bambini, il medico di famiglia, la palestra, il supermercato.

Una volta spostato il centro degli interessi è difficile tornare indietro. Per quanto potessi essere affezionato alla tua vecchia casa.

La ricostruzione, allora, deve essere intelligente. Non solo rimettere le pietre al loro posto. Più forti e più sicure. Ma anche rendere attrattive le nuove città. Pensare allo sviluppo dei territori. Per far tornare le persone nelle loro case. In città più belle. Più vive.

Questa è la vera sfida che aspetta Amatrice, Accumoli, Arquata, Pescara del Tronto. La forza di una ricostruzione che non si limiti soltanto al “come era, dov’era”.

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