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THE VILLAGE WEEKEND con Federica SELLERI

POP IN ITALIA

Dal 10 settembre all’11 dicembre 2016 la Fondazione Magnani Rocca, presso Parma, ospita una grande mostra sulla Pop Art italiana, composta da circa settanta opere.Antonio-Fomez-Invito-al-consumo-1964-1965

La mostra intende fornire una lettura articolata e innovativa delle vicende che hanno portato alla nascita e alla diffusione di una “via italiana” alla Pop Art, pienamente in sintonia con le analoghe esperienze maturate in ambito internazionale e al tempo stesso linguisticamente autonoma rispetto ai modelli statunitensi ed europei del periodo.

la mostra prende avvio con due opere esemplari provenienti dalle stesse collezioni della Fondazione, una ‘Piazza d’Italia’ di Giorgio de Chirico e un ‘Sacco’ di Alberto Burri, due fonti primarie, storiche, dell’approccio italiano alla contemporaneità, alla figurazione e all’oggetto.Cesare-Tacchi-Sul-divano-a-fiori-1965-inchiostro-e-smalto-su-stoffa-imbottita-su-legno-159-x-200x7-cm-1

La mostra procede poi con quelli che si possono considerare i precursori del linguaggio Pop propriamente detto, una serie di autori che, a partire dagli anni dell’immediato secondo dopoguerra hanno affrontato i temi del nuovo paesaggio visivo in un paese che andava uscendo dai traumi della guerra e aprendosi a nuovi, inediti stili di vita, capaci di generare naturalmente anche nuove immagini: Gianni Bertini, Enrico Baj, Mimmo Rotella, Fabio Mauri, hanno saputo cogliere per primi la nuova temperie culturale, il nuovo clima anche sociale che andava maturando negli anni Cinquanta, e le loro opere si pongono, stilisticamente e temporalmente, a fianco di quelle dei neo-dadaisti statunitensi come Jasper Johns e Robert Rauschenberg o dei coevi esponenti del francese “Nouveau Rèalisme”.Giangiacomo-Spadari-Escambray-monumento-1968-acrilico-e-tecnica-mista-su-tela-180x249-cm

Assieme a loro, alla fine degli anni Cinquanta anche autori come Schifano, Renato Mambor, Gianfranco Baruchello riflettono sui temi dello schermo e dell’oggettualità della pittura, ponendo le basi per lo sviluppo della vera e propria stagione d’oro della Pop Art italiana tra il 1960 e il 1966.

Un momento di straordinario fervore artistico che investe l’intera penisola, che ha i suoi centri nevralgici nelle città di Milano e di Roma, ma che trova luoghi di diffusione estremamente significativi anche a Torino e in Toscana, per non citare che i centri dove maggiore è l’incidenza di tale tendenza sulla scena artistica. In questa sezione si vedranno quindi i capolavori di Mimmo Rotella ed Enrico Baj, degli autori romani riuniti sotto l’etichetta di “Scuola di Piazza del Popolo”.italia-pop-fondazione-magnani-rocca-schifano-no

Una lettura che si conclude con la presentazione di un altro fenomeno cruciale nell’evoluzione del linguaggio Pop in Italia, vale a dire quella declinazione che, a partire dal 1966 e almeno fino ai primi anni Settanta utilizza le immagini e gli stilemi della cultura di massa per realizzare un’arte esplicitamente politica, che riflette il nuovo clima sociale diffuso in tutto il mondo alla fine del decennio.

Ciò che rende questa mostra un autentico unicum, irripetibile nel panorama espositivo non solo nazionale, è la possibilità di vedere una serie di sculture nelle straordinarie sale della Villa dei Capolavori, la dimora storica di Luigi Magnani, artefice della Fondazione Magnani Rocca: gli animali in metacrilato di Gino Marotta, le sculture di Pino Pascali, i legni di Mario Ceroli, la “Prima televisione a colori” di Gianni Ruffi dialogano con gli arredi e i dipinti della Fondazione, in un sorprendente confronto tra il mondo classico e la cultura popolare degli anni Sessanta.

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