THE VILLAGE WEEKEND con Federica SELLERI

Il Museo Comunale di Arte Contemporanea di Ascona offre una panoramica su un’artista donna contemporanea, Stefania Beretta (Vacallo, 1957), fotografa indipendente, con la mostra “Una Segnaletica dell’Essere”, visitabile fino al 9 ottobre.140752_4

Il tema è quello della sacralità della vita quotidiana in un’India osservata e ripresa dall’artista in un arco che supera i trent’anni. Testimonianza della continuità della ricerca di Stefania Beretta, la mostra si articola in oltre cinquanta opere, suddivise in quattro sezioni, per cicli tematici, che segnano anche periodi e tecniche diversi.paesaggi-improbabili-2015_-_inkjet-print-cucito-64x85cm-_stefaniaberetta

La mostra si apre con la serie Indiarasoterra, realizzata tra il 2001 ed il 2002, con la polaroid in bianco e nero e la stampa ai sali d’argento. In questi scatti, Stefania Beretta ripercorre la dimensione quotidiana dell’esistenza comune, dal sorgere del sole al tramonto, nei rituali del cibo, dell’offerta, del ritiro in preghiera, tutti caratterizzati da un’aura di intensa sacralità.paesaggi_improbabili_28_2014_inkjet-printcucito_45x45_-stefaniaberetta_rid

Indian walls (2008-2015) è un ciclo in cui lo sguardo dell’artista si focalizza su quella pagina urbana che sono i muri cittadini, dove tutte le tracce e le impronte, che essi portano con sé, conducono a una vera e propria ‘segnaletica dell’essere’. Sono fotografie digitali a colori, che si presentano come composizioni ora astratte, ora geometriche, ora gestuali, dove colature di vernice si alternano a scritte, a ombre proiettate da oggetti appesi, a strutture create da reticoli di cavi elettrici e telefonici.indian_walls_076_rid

Paesaggi improbabili è il titolo del ciclo in progress, avviato nel 2006, che risponde all’esigenza di dare una dimensione fisica alla bidimensionalità della fotografia, sottoponendola alle impunture dell’ago della macchina da cucire, con il fine di dare unicità all’opera fotografica destinata, per sua natura, alla serialità della stampa. L’artista, a posteriori, interviene sulle sue immagini a colori realizzando intrichi e tracciati di fili, che potenziano visionariamente e creativamente l’impianto delle sue opere.paesaggi-improbabili_2016_inkjet-fine-art-print-cucito-cm-45x58-_stefaniaberetta

La mostra trova il suo compimento ideale e la sua conclusione nel ciclo Rooms (1986-1998), dedicato ai soggiorni di viaggio nelle tante camere d’albergo o locande improvvisate, che ricostruiscono le tappe di un lungo percorso, fisico e spirituale, compiuto da Stefania Beretta sulle strade indiane. Questi scatti analogici, con una camera di piccolo o medio formato, in bianco e nero, sono tutti frammenti di ricordi, la cui poetica, di natura antropologica, scaturisce da un linguaggio fotografico che coglie gli indizi di una presenza umana mai esibita, avvertita attraverso le tracce, i reperti o le pieghe di un lenzuolo.paesaggi_improbabili_22_2013_silverprint__cucito_50x50_-stefaniaberetta_rid

La mostra, in cui si coniugano Oriente e Occidente, riflette la visione di un’artista i cui scatti, nei luoghi sacri o sulla strada, restituiscono la trasparenza del suo sguardo, il distacco dal mondo degli stereotipi, l’empatia per una umanità che condivide sogni e disillusioni. I fili colorati con cui Stefania Beretta cuce le sue opere, le riprese fotografiche dei fili propiziatori con cui le spose indiane avvolgono le radici dell’albero sacro Banyan, i fili elettrici e i cavi che attraversano il cielo delle intricate e popolose metropoli indiane, non cessano, in mostra, di tessere il più avvolgente e seducente dei racconti su un mondo spettacolare e criptico, delineando un’iridata geografia del pensiero.

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