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2 EURO E LE TEORIE DI STIGLITZ. UNA VALUTAZIONE

EURO A 2 VELOCITA’. SOLUZIONE O DISASTRO?

 

L’Europa starebbe andando incontro a un “cataclisma” che potrebbe provocare la caduta dell’euro e la fine del progetto europeo così come lo conosciamo.

L’infausta previsione è contenuta in una intervista all’economista premio Nobel Joseph Stiglitz a seguito della pubblicazione del suo nuovo libro, “The Euro: How A Common Currency Threatens the Future of Europe” (“L’euro e la sua minaccia al futuro dell’Europa), dove dà suggerimenti a Bruxelles per evitare che l’intero continente si ribelli alla moneta comune, simbolo per numerosi europei dello strapotere finanziario e causa della crisi che attanaglia l’Europa da ormai otto anni.

Senza voler fare una recensione completa del testo possiamo così riassumere il suo contenuto: l’euro ha fallito nella sua promessa di creare una maggiore ricchezza ed un più rapido sviluppo del vecchio continente, anzi ha suscitato il rivivere dei vecchi pregiudizi e nazionalismi fra gli Stati. La soluzione indicata dal premio Nobel è quindi semplice: spezzare in due l’area euro, escludendone comunque la Grecia, e quindi creare un “euro forte” per i paesi nordici ed un “euro debole” per i paesi mediterranei. Solo questa soluzione, unita ad un profondo cambiamento delle politiche europee in senso sociale potrebbe, sempre secondo l’autore, portare ad un recupero del progetto europeo.

Questo infatti, dal punto di vista economico e sociale, si è rivelato un clamoroso fallimento storico per  tutti, avendo portato solo ad un incremento della disuguaglianza e ad un rallentamento della crescita. Dal 2000 perfino la Germania di successo è cresciuta in media meno degli Stati Uniti (0,8% contro 1,2%), per non parlare dei paesi mediterranei.

Se si volesse salvare l’anima dell’Europa bisognerebbe ripensarla radicalmente, molto più di quanto possa fare un semplice split monetario. L’ipotesi ottimale sarebbe di dotare finalmente l’Europa delle strutture in grado di sostenere l’integrazione monetaria: una vera unione bancaria dotata di un’efficace assicurazione comune sui depositi, programmi di solidarietà in grado di aiutare concretamente i Paesi che restano indietro, una quota significativa di mutualizzazione del debito e di eurobond, una parte di bilancio comunitario con un ministro delle Finanze europeo e tasse comuni sulle transazioni finanziarie e sulle grandi proprietà oggi frammentate e troppo basse, un piano di investimenti pubblici molto maggiore di quelli attuali finanziato appunto con queste risorse, una banca centrale che non abbia come unico focus l’inflazione bensì sviluppo e occupazione

Con queste premesse ed ipotesi di assestamento del sistema, ci chiediamo: l’euro a due velocità, o flessibile, potrebbe essere veramente la soluzione ai problemi del progetto europeo, o sarebbe solo l’ennesima soluzione pasticciata?

Per dare una risposta completa dobbiamo rifarci ai concetti sviluppati da Robert Mundell di Oca o di Avo che furono bellamente ignorati ai tempi della creazione della moneta unica. L’Oca è l’acronimo di Optimal currency area, Area valutaria ottimale, Avo in italiano, ed è l’area nella quale è massimizzata l’utilità della presenza di un’unica valuta. Praticamente l’Avo è la dimensione massima  spaziale nella quale si può utilizzare una sola valuta, in modo omogeneo, senza che questo venga ad impattare sull’economia reale. Quali sono le caratteristiche che devono essere omogenee per identificare una Avo? Senza scendere troppo nei particolari, gli economisti concordano su queste: mobilità dei capitali e dei fattori produttivi, con flessibilità omogenea delle remunerazioni dei dipendenti all’interno dell’area stessa per evitare “riserve di privilegio”, sia nelle paghe sia nei fattori produttivi; mobilità nella forza lavoro, che deve essere in grado di muoversi liberamente nell’area, senza barriere previdenziali, culturali o linguistiche; uno strumento di trasferimento fiscale all’interno dell’area, che permetta di muovere risorse rilevanti verso le aree con crescita economica più lenta; una corrispondenza nei cicli economici delle singole aree.

Appare chiaro che almeno tre dei quattro fattori base per l’identificazione di una Avo non funzionano per l’area monetaria europea: prima di tutto,  i cicli economici non corrispondono, soprattutto fra paesi nordici e mediterranei. Quindi non esistono seri strumenti di trasferimento fiscale, anzi qualsiasi condivisione delle risorse viene bruscamente respinta al mittente, specialmente dalla Germania. Infine, non esiste un mercato unico del lavoro, sia per la presenza di differenze culturali e previdenziali, sia per il parziale tradimento di questo concetto da parte della Germania stessa che, in una recente legislazione, ha sospeso i vantaggi di assunzione per i cittadini Ue a favore dei rifugiati che, accettando paghe più basse, hanno indirettamente spiazzato i disoccupati dell’Unione.

Se l’Euro non è una Avo, potrebbero due euro lavorare meglio? Senza dubbio alcuni dei problemi dell’attuale moneta unica sarebbero sanati, almeno in via parziale: se immaginiamo un euro mediterraneo ed uno nordico avremmo sicuramente dei cicli economici più omogenei ed un mercato del lavoro un po’ più uniforme. Sicuramente, soprattutto vedendo un’area unita Penisola Iberica/Italia/Mediterraneo sarebbe possibile impostare politiche fiscali e monetarie più omogenee, perchè comunque si tratta di paesi afflitti da tassi di disoccupazione elevatissimi, con necessità di investimenti rilevanti per rilanciare l’occupazione e la possibilità di operare una politica  monetaria espansiva anche sul mercato del debito di stato primario, quindi finanziando il deficit statale ed il debito a lungo termine in modo da superare lo scoglio della crisi economica e riavviare il tutto verso un nuovo ciclo di crescita ed occupazione.

Esistono però delle criticità importanti nel progetto di Stiglitz. Prima di tutto si tratta di creare strutture monetarie di governo economico che allo stato attuale non esistono, il tutto quindi condito da interminabili mediazioni e discussioni. In secondo luogo, non siamo sicuri che le aree nordiche e mediterranee sarebbero sufficientemente omogenee; la Vallonia ed una parte dell’est Germania probabilmente riproporrebbero, accentuati, i problemi dei paesi mediterranei. E lo stesso si potrebbe dire per certe aree della Spagna e dell’Italia. Questo strumento avrebbe un problema di relazione con l’euro “Del Nord”: se fosse “agganciato” all’altra valuta si riproporrebbero gli stessi problemi dell’euro, forse in scala maggiore, e sicuramente rinascerebbe un’ostilità fra il Sud ed il Nord. Se fosse libera esporrebbe il blocco meridionale all’accusa di praticare una svalutazione competitiva. 

Insomma, la soluzione propugnata dal premio Nobel probabilmente creerebbe più problemi che soluzioni. 

L’idea che sembra attraente, non è praticabile ne desiderabile. I cittadini dei Paesi che adotterebbero la moneta più debole avrebbero certamente interesse a ritirare i propri risparmi dalle banche dei rispettivi Paesi e spostarli verso quelli del Nord. Ciò provocherebbe il collasso del sistema bancario. Questo problema potrebbe essere contenuto se venissero imposti controlli sui movimenti di capitale, ma ciò metterebbe di fatto fine al mercato finanziario unico europeo. E’ difficile immaginare che tali controlli possano avere il consenso di chi vede la possibilità che i propri risparmi vengano svalutati.
Al di là degli aspetti pratici, c’è da domandarsi a chi convenga una simile operazione. Innanzitutto, le due sotto-aree monetarie sarebbero ancor meno integrate dell’euro nel suo insieme. I paesi del Sud, ad esempio, sono molto meno integrati tra di loro che ciascuno di essi nei confronti del Nord Europa. Sarebbe ancor più complicato definire una politica monetaria basata su una evoluzione media della nuova regione. Pensando ad esempio all’andamento delle varie economie nei primi anni dell’euro, la forte crescita di Paesi come la Spagna, la Grecia o l’Irlanda avrebbe richiesto una politica monetaria più restrittiva di quella adottata dalla Bce per l’insieme dell’area dell’euro, che avrebbe tuttavia danneggiato Paesi che sono cresciuti di meno in quel periodo, come l’Italia e il Portogallo.

Limitandoci ora all’analisi delle conseguenze che avrebbe la divisione, dal punto di vista politico, sarebbe una situazione win-win per i politici del Nord Europa e per quelli del Sud Europa. I primi direbbero ai loro elettori di essersi liberati della zavorra degli stati più spendaccioni e irresponsabili. I secondi direbbero ai loro elettori di aver vinto il braccio di ferro con la “Cattiva Europa”, e che sarebbero tornati i tempi d’oro della spesa senza limiti, come nei “rimpianti” anni ’80. 

Per quel che riguarda le finanze pubbliche il giochetto sarebbe assai più pericoloso: le nazioni dell’Euro2, quello dei poveri, avrebbero sempre da pagare il debito contratto nel vecchio euro: questo debito verrebbe denominato in Euro1 (dei ricchi) o in Euro2 (dei poveri)? Nel primo caso, la spesa per ripagare il debito schizzerebbe alle stelle, dato che i governi avrebbero gettito fiscale in moneta debole, e uscite per interessi in moneta forte. Stiglitz lo sa bene, ed infatti propone che tutto il debito, anche quello degli stati “ricchi” venga denominato in Euro2, ossia nella moneta più debole delle 2. Alle nazioni del Nord potrebbe convenire: sebbene il rendimento da pagare si impennerebbe, il fatto di dover ripagare il debito in una moneta più debole, potrebbe compensare ampiamente la perdita dovuta ai maggiori interessi.

E veniamo ai cittadini contribuenti: a loro converrebbe? Beh, qua ci sarà poco da ridere: le nazioni del Sud Europa non vedono l’ora di stampare ancora più denaro e fare ancora più debito. Lo stato potrebbe assumere sempre più dipendenti e pagarli sempre di più. Più inflazione ci sarà e meno difficile sarà per lo stato pagare il debito. Proprio così, la famosa inflazione, quella che viene invocata da Draghi e company come obiettivo da raggiungere, “finalmente” esploderebbe, ed i cittadini del Sud Europa potrebbero “finalmente” provare l’ebbrezza di vedere i loro stipendi sempre più inadeguati ai prezzi, di anno in anno. Fino a quando anche comprare un kilo di frutta corrisponderebbe a una settimana di stipendio.

 

 

 

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