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UN’IDEA, UN CAPITALE. COSA E’ IL CROWDFUNDING

CROWDFUNDING. RICERCA DI CAPITALI NELL’ERA DEL CREDITO DIFFICILE

Il crowdfunding (letteralmente “finanziamento dalla folla”) è un fenomeno nato in Australia e negli Stati Uniti, attraverso il quale il promotore di un’iniziativa a carattere economico, sociale, culturale o benefico richiede al pubblico indistinto (crowd), tramite un sito internet (il portale o piattaforma), somme di denaro, anche di modesta entità, per sostenere il progetto esposto (funding).

Esistono diverse tipologie di crowdfunding, che si distinguono in base alla finalità per la quale si raccolgono le risorse finanziarie, oppure in relazione alla remunerazione prevista per i finanziatori del web:

–Il modello donation based, presume la raccolta di fondi per iniziative senza scopo di lucro;

–il modello reward based, che prevede, in cambio di una donazione in denaro, una ricompensa non monetaria: la ricezione di un premio, normalmente rappresentato dal prodotto o dal prototipo oggetto di realizzazione mediante il finanziamento, oppure un riconoscimento immateriale, come un ringraziamento pubblico sul sito della società neo costituita;

–il modello lending based, che si basa sui microprestiti a persone o imprese;

–il modello Equity based, che prevede la partecipazione al capitale sociale dell’impresa e che attualmente è l’unica forma regolamentata in Italia dalla Consob.

Nel 2012, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo di un canale di finanziamento alternativo rispetto al credito bancario, il cui razionamento è stato esasperato dalla crisi finanziaria, il Governo ha disciplinato lo svolgimento dell’attività di equity crowdfunding in Italia, attraverso il Decreto n. 179/2012.

L’attività di gestione di portali per il crowdfunding, inquadrabile nell’ambito dei servizi di investimento, è stata ricondotta alla “ricezione e trasmissione ordini”, pertanto, oltre alle banche e alle imprese di investimento autorizzate (“gestori di diritto”), è stato consentito, ai sensi dell’articolo 3 della MiFID che disciplina le esenzioni facoltative, che l’attività fosse svolta anche da altri soggetti sottoposti ad autorizzazione e alla vigilanza della Consob (“gestori autorizzati”). Nei confronti di tali soggetti trova dunque applicazione la disciplina speciale a livello nazionale, basata sul principio di proporzionalità, in ragione della specifica attività posta in essere e della correlata rischiosità, mentre per le banche e le imprese di investimento, che possono svolgere la gestione di portali di crowdfunding di diritto, le regole applicabili sono quelle definite dalla MiFID. Il Decreto pertanto ha introdotto una disciplina speciale (nazionale) per i gestori di portali diversi dalle banche e dalle imprese di investimento, i quali  devono essere iscritti nell’apposito registro tenuto dalla Consob, non possono detenere somme di denaro e strumenti finanziari di pertinenza di terzi e devono trasmettere gli ordini riguardanti la sottoscrizione e la compravendita degli strumenti finanziari esclusivamente a banche e imprese di investimento. L’iscrizione nel registro ha natura autorizzatoria, in quanto è subordinata alla sussistenza dei requisiti definiti dalla norma primaria e di quelli ulteriori, fra i quali quelli di onorabilità e professionalità, delegati alla potestà regolamentare della Consob.

Come regola redazionale, dunque, l’opzione prescelta è stata quella di fornire agli operatori del settore un unico riferimento, scritto con un linguaggio semplice, senza fare ricorso, per quanto possibile, a rinvii ed espressioni gergali legate al mondo della finanza.

Il ruolo delle piattaforme di crowdfunding è di concentrare su un portale on-line i progetti presentati dalle startup e l’interesse dei potenziali investitori, facilitando in questo modo la raccolta di capitale da parte dei primi. Compito del gestore del portale è, dunque, quello di amministrare la piattaforma, garantendo agli investitori un’adeguata selezione dei progetti in esso presentati e la correttezza e la trasparenza delle operazioni di finanziamento, e alle startup un luogo virtuale dove pubblicizzare la propria idea di business e avere la possibilità di trasformarla in impresa a costi vantaggiosi sulla base della validazione sociale ottenuta.

Le piattaforme per il crowdfunding possono essere generaliste oppure tematiche. Nelle prime vengono convogliati progetti e finanziamenti di vario interesse o tema, mentre per mezzo delle seconde si finanziano progetti relativi a specifici settori. Non si tratta necessariamente di grandi progetti sociali o innovativi, ma anche di piccoli progetti realizzati con piccoli contributi.

La mappatura delle piattaforme di crowdfunding italiane mostra una continua crescita del settore. Questa non appare più legata, come in passato, all’imitazione di modelli stranieri di successo, ma alla specializzazione settoriale e territoriale. Diminuisce però il tasso di successo che, a livello medio, passa dal 37% del 2014 al 30%.

In modo analogo, si rileva uno squilibrio tra piattaforme: la maggior parte delle progettualità sono veicolate da poche piattaforme. Il crowdfunding italiano, a differenza di quello di matrice inglese e americana, è prevalentemente a vocazione culturale e sociale. Questo dipende dalle specificità del nostro tessuto socio-economico, ma è sintomo di una debolezza del sistema dell’innovazione imprenditoriale. Relativamente al valore economico, prevalgono le campagne di basso taglio, comprese tra i 1.000 e i 10.000 euro, sia tra i progetti pubblicati (dove rappresentano l’81%) sia tra quelli finanziati (dove rappresentano il 91%).

I progetti che sono proposti sulle piattaforme di crowdfunding prevedono di norma un obiettivo, in termini di quantità di risorse, e una scadenza temporale entro la quale raccoglierle. Alla scadenza è possibile che il budget richiesto sia stato raggiunto, per cui tutte le promesse d’investimento saranno perfezionate e accreditate sul conto intestato al promotore del progetto, ma potrebbe anche verificarsi il mancato raggiungimento dell’obiettivo finanziario, per cui nessun versamento sarebbe perfezionato e il donatore non si vedrebbe addebitare l’importo promesso. Nel primo caso il promotore dovrà procedere allo sviluppo del progetto e all’inoltro dei premi promessi ai donatori (quando previsti). Di norma i portali di crowdfunding richiedono che i progetti promossi debbano raggiungere interamente il budget prefissato affinché il promotore possa riceverne i fondi raccolti, questo al fine di garantire la realizzazione degli obiettivi effettivamente promossi e non tradire le aspettative degli investitori. Inoltre, così facendo l’operazione si traduce in test attendibile riguardo all’appetibilità del progetto sul mercato e fornisce anche la motivazione giusta per la divulgazione e la promozione del progetto sia da parte del promotore che da parte dei sostenitori.

In merito ai costi delle operazioni di crowdfunding e alla remunerazione del gestore del portale si registrano comportamenti molto eterogenei. Alcuni portali trattengono una percentuale del capitale raccolto da ogni progetto di investimento, altri propongono servizi completamente gratuiti e si finanziano mediante le donazioni che i promotori dei diversi progetti vorranno offrire. Molto dipende anche dalla “vocazione” del portale: le piattaforme che  privilegiano i progetti d’arte e no profit sono più spesso a costo zero, mentre quelle che si propongono come portali per le startup innovative e privilegiano le forme di raccolta equity based trattengono commissioni più alte sugli investimenti.

Il mercato di riferimento delle piattaforme di crowdfunding italiane continua a essere prevalentemente di tipo nazionale (73%) o locale (14%), sono poche le piattaforme che guardano fuori dai confini nazionali (12%). Tra le leve per la crescita del crowdfunding italiano, la cultura (73%) è al primo posto, le norme all’ultimo.

Attualmente in Italia esistono ben 82 piattaforme censite per finanziare i progetti, di cui 13 ancora in fase di lancio e 69 già attive. Di queste ultime:

  • 31 riguardano l’ambito del reward;
  • 13 interessano il donation;
  • 13 riguardanti l’equity;
  • 8 rappresentano un modello misto tra donation e reward;
  • 3 sono di lending;
  • ed 1 è un mix tra donation e lending che consente alle Onlus di accedere al credito in forma di prestito soggetto ad interessi a tasso legale.

Per quanto concerne, invece, le campagne destinate al finanziamento collettivo, secondo la ricerca dell’Università milanese, dei 100.000 progetti presentati nel 2014, 21.000 sono stati accettati e 6.300 (circa il 30%) hanno riscosso successo raccogliendo un totale di 56,8 milioni di euro. Il dato interessante relativo a tali risultati è che il 73% dei fondi è stato ottenuto dalle piattaforme di lending (22,8 milioni di euro con il lending puro e 20,2 milioni di euro con il donation/lending), mentre del restante 27% è così suddiviso:

  • 7,1 milioni di euro sono arrivati dal reward;
  • 3,6 milioni di euro dal reward e dal donation;
  • 2,9 milioni di euro dall’equity;
  • ed 1,3 milioni di euro dal donation.

Sempre in merito alle campagne, secondo lo studio il 91% dei finanziamenti ottenuti tramite crowdfunding ha raggiunto cifre comprese tra i 1.000 euro ed i 10.000 euro e il settore dell’equity (che è addirittura riuscito a raggiungere una dimensione media pari a 294.000 euro) ha superato di molto le donazioni destinate ad ambiti come, ad esempio, quello del reward o quello del donation.

I dati riguardanti i donatori e i finanziatori dei progetti mettono in evidenza che degli 857.000 soggetti italiani che hanno deciso di sborsare denaro per supportare tali iniziative:

  • 338 persone hanno destinato dei soldi all’equity offrendo mediamente 8.600 euro;
  • il 30% ha sostenuto più di un esborso;
  • il 34% ha concesso cifre vicine ai 10.000 euro;
  • ed il 24% è arrivato a dare 10.000 euro.

Questi i dati relativi al ruolo del crowdfunding in Italia: una formula alternativa di finanziamento collettivo, che sembra acquisire sempre più importanza anche nel nostro paese.

 

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