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ELEZIONI IN AMERICA. LE PROPOSTE ECONOMICHE DEI CANDIDATI

IL CONFRONTO  TRA I PROGRAMMI ECONOMICI DEI CANDIDATI ALLE ELEZIONI AMERICANE

 

Il prossimo Presidente USA eredita un Paese che cresce e non è più avviluppato nella crisi, a differenza di quello trovato a suo tempo da Barack Obama. E c’è da dire che se gli Stati Uniti hanno superato la crisi il merito è anche delle politiche adottate proprio dall’attuale Presidente creando deficit: basti pensare che in alcuni periodi il deficit degli USA si è attestato al 12-13% del PIL, un livello impensabile in Europa. Ma il merito è stato anche della FED, che ha adottato politiche estremamente espansive sostenendo i mercati finanziari. Ovviamente il prossimo Presidente riceverà in eredità anche alcuni problemi irrisolti. C’è per esempio la necessità di capire come uscire da questa situazione di debito elevato senza generare una nuova crisi: un po’ di inflazione farebbe comodo, ma non ci sono le condizioni per generarla, e senza inflazione ridurre il debito diventa complicato. Inoltre restano alcune problematiche sul fronte della sanità, nonostante la riforma Obama Care: di fatto gli USA spendono tantissimo in sanità (sommando pubblico e privato), ma in cambio ottengono un’aspettativa di vita simile a quella di Paesi che spendono molto meno: questo suggerisce che la spesa sanitaria sia poco efficace. Analizzeremo ora le principali proposte economiche dei Candidati alle elezioni Usa, comparandole.

TRUMP

Per vincere le elezioni USA 2016 Trump promette:

  • agevolazioni fiscali e riduzioni per la classe media americana (per permettere alle persone di mantenere più soldi in tasca e aumentare i salari al netto delle imposte);
  • diminuzione del debito e del deficit;
  • aumento dei posti di lavoro e crescita economica: le aziende, di qualsiasi dimensione, non pagheranno più del 15% del reddito d’impresa in tasse e l’America sarà di nuovo competitiva a livello globale.

Il suo piano fiscale in particolare promette crescita economica e aumento dei posti di lavoro: obiettivo è rendere di nuovo l’America competitiva a livello globale. Troppe aziende, dai grandi marchi americani alle start-up innovative, stanno lasciando l’America, direttamente o tramite inversioni aziendali. Trump vuole abbassare le aliquote fiscali per le imprese e le persone fisiche, definendo questa proposta la più grande riduzione dai tempi di Ronald Reagan. Taglierà le imposte sul reddito delle imprese a 15% e diminuirà a tre i sette scaglioni esistenti riguardanti le persone fisiche – al 12%, 25% e 33%. Inoltre Trump vuole eliminare la tassa di successione e mettere fine alla possibilità per le multinazionali di rimandare il pagamento delle tasse sui redditi all’estero, annunciando che istituirà una “tassa di rimpatrio” del 10% sugli oltre 2 mila miliardi di dollari di entrate ammassati all’estero da parte delle aziende. Situazione attuale: l’aliquota massima per le multinazionali è del 35%. Inoltre, le società possono rimandare il pagamento delle imposte sui redditi all’estero fino a quando decidono di riportare i guadagni negli Stati Uniti o rimpatriarli.

Di spesa pubblica parla invece poco o niente il suo programma, nel quale probabilmente si spera che la riduzione delle imposte sia sufficiente per aumentare la base imponibile e scongiurare un ulteriore aumento del debito. Mettendo le due strategie a confronto si può evincere dunque che nel caso di una vittoria del candidato repubblicano si assisterebbe a un aumento maggiore del livello di debito pubblico – di quanto è difficile a dirsi.

Childcare

Il piano di Trump permette alle famiglie americane di rendere deducibili i costi sostenuti per il childcare (asili nido, servizi per l’infanzia), che rappresentano la spesa maggiore per le famiglie secondo il candidato repubblicano. Situazione attuale: Gli Stati Uniti continuano a distinguersi per l’essere il terzo paese più costoso per quando riguarda la cura dell’infanzia tra i 34 paesi dell’area Ocse, dati del 2012. Queste tasse sono cresciute a un tasso più alto dei costi degli affitti e dell’istruzione nella maggior parte degli stati, spesso minacciando di far fallire i piani dei genitori in materia di casa e occupazione.

Commercio

Trump vuole ridurre il disavanzo commerciale, rinegoziare l’Accordo nordamericano per il libero scambio (NAFTA), ritirarsi dal TPP ed etichettare la Cina come nazione colpevole di manipolazione monetaria. Situazione attuale: Il disavanzo commerciale americano annuale è diminuito negli ultimi anni rispetto a prima della crisi finanziaria, ma la nazione ha importato comunque 500,4 miliardi di dollari in più di beni e servizi rispetto a quanto ne abbia esportati nel 2015. Il NAFTA è stato un argomento sui cui si è dibattuto sin dalla sua creazione nel 1994. Il TPP, un accordo commerciale tra i paesi dell’Anello del Pacifico, attende di essere ratificato. In realtà quello del protezionismo è un punto comune tra i programmi dei due candidati, e questo perché l’elettorato USA tende a identificare nella creazione di posti di lavoro all’estero la causa di una ripresa troppo anemica del proprio Paese. Certo, Donald Trump è molto esplicito nel dire che vuole rinnegare il NAFTA (North American Free Trade Agreement, accordo nordamericano per il libero scambio), mentre Hillary Clinton non lo dice apertamente, ma di sicuro è diventata molto più cauta nell’intenzione di firmare trattati, per esempio il TPP (accordo di libero scambio transpacifico, che esclude la Cina) e il TTIP (Trattato di libero scambio transatlantico).

Regulation

Trump propone una una moratoria temporanea su nuove regolamentazioni e ha detto che eliminerà tutte quelle ritenute non necessario. In precedenza Trump ha detto che intende abrogare il Dodd-Frank Act, cancellando le riforme che hanno stabilito nuovi requisiti di capitale per le grosse banche e che hanno vietato il proprietary trading a seguito della crisi finanziaria. Situazione attuale: La maggior parte dei provvedimenti del Dodd-Frank sono prossimi al loro completamento oppure definitivi.

Immigrazione

 La riforma dell’immigrazione secondo Trump prevede:

  • la creazione di un muro per segnare il confine meridionale (quello con il Messico) perché “una nazione senza confini non è una nazione”;
  • l’eliminazione del diritto di cittadinanza per nascita;
  • la collocazione degli statunitensi ai posti di comando;
  • un piano che migliori i posti di lavoro, i salari e la sicurezza per tutti gli americani.

È proprio sul tema immigrazione che Trump sta puntando per vincere le elezioni, facendo leva sulle problematiche sociali legate alla criminalità e alle spese di alloggio e sanitarie a carico dei contribuenti.

Obiettivo del candidato è bloccare soprattutto l’immigrazione clandestina che arriva dal Messico. Tra gli impegni di Donald Trump anche quello di eliminare il diritto di cittadinanza per nascita e quello di collocare gli Americani ai posti di comando.

Energia 

Per Trump il riscaldamento globale sarebbe solo una bufala: bisognerebbe invece puntare alle fonti fossili, quindi al petrolio, per lo sviluppo dell’industria e dell’economia del Paese. Una delle promesse fatte da Trump è lo smantellamento dell’EPA (Environmental Protection Agency), che si occupa della tutela dell’ambiente e dello sviluppo delle energie rinnovabili.

La sua proposta prevede in sostanza l’abrogazione dei provvedimenti di Obama sul cambiamento climatico: revocare le leggi sulle emissioni di carbonio, permettere a TransCanada Corp di costruire l’oleodotto Keystone XL e cancellare un accordo internazionale per limitare il riscaldamento globale attraverso nuovi standard ambientali. Vuole espandere le trivellazioni offshore e ridare slancio al carbone. E dice che il suo piano di rimuovere le restrizioni nel settore dell’energia potrebbe far crescere il prodotto interno lordo di circa 100 miliardi di dollari all’anno. La situazione attuale: Obama ha detto di no al Keystone e ha legato gli Stati Uniti a un patto delle Nazioni Unite per mettere un freno all’aumento della temperatura. Per bypassare il Congresso, Obama si è servito dei suoi poteri esecutivi al fine di richiedere una riduzione del gas serra emesso dalle centrali elettriche USA. Ha anche bloccato tutti i nuovi progetti di estrazione mineraria sui territori federali.

CLINTON

Durante la sua campagna elettorale l’interesse di Hillary Clinton si è dimostrato rivolto principalmente alla classe media, all’equità sociale e ai diritti umani, in particolare quelli di donne e bambini, dei quali si è occupata in passato durante la sua carriera prima di avvocato e poi di politico.

 I punti salienti del programma elettorale di Clinton sono:

  • l’uguaglianza sociale; Dal punto di vista sociale, Hillary Clinton ha denunciato le disuguaglianze che bloccano la mobilità sociale e l’intenzione di proteggere il sistema di previdenza sociale che ha introdotto Obama (e che Donald Trump vuole cancellare). L’ex first lady ha anche preannunciato un piano per rendere libero l’accesso all’istruzione superiore e facilitare il rifinanziamento del debito degli studenti, e un ampio programma di regolarizzazione per gli immigrati illegali negli Stati Uniti.
  • la parità dei diritti delle donne di colore;
  • gli investimenti in infrastrutture, energia pulita, ricerca scientifica;
  • agevolazioni per i piccoli imprenditori attraverso la semplificazione della burocrazia e delle modalità di accesso ai capitali;

In particolare, Clinton propone una riforma fiscale che stimoli gli investimenti in America cancellando quelle falle che favoriscono le imprese che spostano le industrie all’estero, regole più stringenti per la finanza, a salari minimi più alti, passando per una maggiore uguaglianza tra uomini e donne in materia di retribuzioni. Il programma elettorale dell’ex senatrice prevede quindi un ampliamento dei crediti d’imposta per le famiglie più povere, un alleggerimento della pressione fiscale per le imprese intenzionate a investire negli Stati Uniti e una netta distinzione fra banche di credito e banche di investimento. Questa ricetta fiscale è più improntata all’aumento degli investimenti, soprattutto infrastrutturali, ma anche a livello di spesa sociale a favore delle categorie più vulnerabili, in linea con lo spirito democratico (i dettagli su questo fronte però non sono ancora stati chiaramente esplicitati). Tutte queste spese verrebbero finanziate con un aumento dell’aliquota di imposta sui ricchi, andando a concentrarsi in particolare sull’1% della popolazione con la base imponibile più elevata.

La Clinton creerà una nuova aliquota fiscale minima del 30% sulle persone fisiche che guadagnano oltre 1 milione di dollari e aggiungerà un sovrattassa del 4% sui redditi che superano i 5 milioni di dollari. La candidata presidenziale ha anche proposto una tassa su alcune transazioni finanziarie ad alta frequenza e una “exit tax” sui profitti non rimpatriati delle società USA che modificano le loro residenze fiscali tramite esterovestizione.

Clinton ha definito la proposta fiscale del suo avversario come un “massiccio sistema di evasione trumpiana”, fatta di tagli alle tasse per i più ricchi che “impoverirà la classe media”. Il sistema fiscale di Trump, ha spiegato Clinton “farebbe esplodere il debito nazionale e condurrebbe a massicci tagli a priorità come la sanità, l’educazione e la protezione ambientale”. Con quel sistema, “Trump, i suoi amici, la sua famiglia” pagherebbero una percentuale di imposte più bassa rispetto alle famiglie della middle-class: “Attraverso il sistema di loophole, di scappatoie di Trump, i 400 contribuenti più ricchi d’America godrebbero di tagli alle tasse per 15 milioni all’anno”, ha spiegato Clinton. L’eliminazione della tassa di successione, altra proposta di Trump, “farebbe risparmiare alla famiglia Trump 4 miliardi di dollari. Non ci sarebbe però alcun vantaggio per il restante 99,8 per cento degli americani”.

Non sarà facile d’altro canto per Hillary barcamenarsi tra le richieste dell’elettorato e quelle di tanti finanziatori, tra i quali figurano anche grandi gruppi finanziari. Su di lei c’è la pressione dei liberal perché sostenga un aumento delle tasse per i più ricchi e aumenti la regolazione per Wall Street. In particolare, le viene richiesto di ridimensionare la finanza vorace, tornando a un sistema simile a quello risalente alla Grande depressione (e rivisto proprio dall’amministrazione di suo marito Bill), che prevedeva una netta distinzione tra banche commerciali e banche d’investimento. Non si è ancora espressa su questo tema, ma si è detta più volte disponibile a far pagare più imposte a chi non ha problemi a sbarcare il lunario.

Hillary Clinton ha fatto dell’occupazione una priorità. Attraverso un piano che si descrive come “il più grande investimento mai realizzato nel mondo del lavoro dopo la seconda guerra mondiale” si vuole prima creare un’infrastruttura bancaria da 25 miliardi di dollari per sostenere il settore industriale degli Stati Uniti, in collaborazione con la ricerca scientifica, oltre a 10 miliardi assegnati a una piattaforma chiamata “Make it in America Partnership”. L’obiettivo è quello di migliorare il know-how americano per creare posti di lavoro in settori che hanno subito l’impatto della crisi e della concorrenza internazionale. In questo senso ha citato perfino l’Italia come esempio di eccellenza nel settore industriale di precisione.

Ha quindi promesso un nuovo credito d’imposta di 1.500 dollari per dipendente per le aziende in caso di assunzione e formazione degli apprendisti e dei tirocinanti all’uscita della scuola.

Childcare

La sua proposta in materia di childcare include degli sgravi fiscali, ma è più concentrata sul supporto da parte del governo e su investimenti più ampi, con la promessa che nessuna famiglia debba spendere più del 10% del proprio reddito in cure di alta qualità.

Commercio

Il capitolo dedicato al commercio internazionale è quello su cui Trump ha più attaccato Clinton nei mesi scorsi, e quello su cui la candidata ha più difficoltà a farsi considerare credibile da larghi settori della working-class bianca del Michigan e di altri Stati della Rust Belt. Nel passato Clinton ha infatti appoggiato il North American Free Trade Agreement (NAFTA, che suo marito Bill da presidente ha convertito in legge) e da segretario di stato ha sostenuto anche la Trans Pacific Partnership. Da candidata alla presidenza, Clinton ora prende le distanze dalle passate aperture in tema di libero commercio (ciò che la rende ovviamente meno credibile).

Anche la Clinton ha detto che preferirebbe rinegoziare NAFTA, che si oppone al TPP e che vuole impedire a paesi come la Cina di abusare delle regole internazionali sugli scambi commerciali, implementando regole più dure. Inoltre ha proposto un programma che scoraggerebbe le società a trasferire i posti di lavoro e i profitti all’estero.

Regulation

La proposta di Clinton: Clinton ha promesso di rafforzare la riforma Dodd-Frank e di votare contro ogni legge che la possa indebolire, oltre a ventilare la possibilità di implementare altre leggi.

Immigrazione

 

La candidata democratica si fa promotrice di una riforma complessiva sull’immigrazione volta a proteggere i diritti degli immigrati, utile anche per la crescita economica. Su questo punto, quindi, si trova in totale contrasto con il rivale repubblicano.

Energia

Per quanto riguarda l’energia Hillary è sicuramente più propensa di Trump verso le rinnovabili, tuttavia non intende abbandonare le fonti fossili, ancora fondamentali per lo sviluppo, in particolare in alcune aree. Uno degli obiettivi del suo mandato sarebbe quello di arrivare al soddisfacimento del fabbisogno elettrico delle famiglie americane grazie all’energia pulita.

A grandi linee si tratta praticamente di una continuazione delle politiche di Obama con un attenzione particolare sui lavori legati all’energia pulita e alle rinnovabili, in particolare l’energia solare. Durante la campagna elettorale, Hillary Clinton ha detto che farà fallire molte miniere e che la fratturazione idraulica deve essere altamente regolata.

Durante il suo mandato la Clinton si pone come obiettivo di arrivare al soddisfacimento del fabbisogno elettrico delle famiglie americane solo con energia pulita e aumentare del 30% l’efficienza degli edifici pubblici e residenziali. A tale scopo, la candidata democratica propone incentivi detrazioni fiscali e premi per le comunità a Stati, città e comunità rurali che promuovono le energie rinnovabili (all’energia pulita sono destinato ben 60 miliardi di dollari nell’ambito di un Clean Energy Challenge).

Anche il nucleare sarà alla base della futura crescita economica.

 

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