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5 ANNI DI ECONOMIA NAZIONALE DOPO L’ULTIMO GOVERNO BERLUSCONI. ALCUNE VALUTAZIONI

5 ANNI DI CONTI PUBBLICI. CHE ESPERIENZA E’ STATA?

 

In questi giorni del 2011, l’allora Presidente del Consiglio Berlusconi rassegnava nelle mani del Presidente della Repubblica Napolitano le proprie dimissioni.

Il suo Governo effettivamente si era perso in un gioco di veti incrociati, una situazione economica in stallo da almeno 10 anni e con un capo perso tra interessi diversi e poco “istituzionali”. Le ultime erano state settimane difficilissime, con l’economia nazionale sotto attacco da parte dei mercati internazionali che portarono il nostro differenziale di rendimento Btp/Bund fino alla soglia dei 570 punti.

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L’immagine di cui sopra mostra la drammaticità del momento in relazione agli andamenti precedenti e successivi.

Vorremmo ora verificare quali siano state le evoluzioni dei Conti economici dopo tale data e raffrontarli con le politiche poste in essere dai Governi che si sono succeduti. Ci avvarremo nel nostro percorso di alcune tabelle che semplificheranno visivamente i ragionamenti.

Innanzitutto, l’analisi dell’andamento del Prodotto Interno Lordo ci racconta molte cose

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Dalle tabelle sopra, notiamo la divergenza degli andamenti delle principali Economie mondiali dal 2012 (anno di entrata in vigore delle prime misure del pacchetto Salva Italia e degli altri interventi del Governo Monti), quando a fronte di una crescita più o meno impetuosa delle altre Nazioni, il nostro Paese ha iniziato ad inanellare una serie di dati negativi. Serie interrotta solo nel 2015 e, a risultati ancora parziali, nel 2016 con le stesse percentuali. Vediamo anche la composizione e le divergenze statistiche dei dati di Pil nei vari periodi analizzati.

Le dimensioni nella correzione dei conti complessivamente realizzata con i tre decreti del 2011 sono senza precedenti: circa 50 miliardi nel 2012, circa 75 nel 2013 e oltre 80 nel 2014. L’intervento realizzato con la manovra Monti (DL 201) è sostanzialmente, anche se non completamente, motivato dalla revisione del Conto della P.A. a legislazione vigente prima dei provvedimenti stessi.

Passando all’analisi della composizione della manovra, la tabella seguente presenta la suddivisione tra variazione di entrate, variazione di spese e interventi relativi alla cosiddetta clausola di salvaguardia prevista dall’art. 40 del dl 98/2011, oltre che delle modifiche intervenute con l’emendamento approvato alla Camera. Nella lettura della tabella è bene tenere presente che essa considera gli interventi singolarmente. Ciò è particolarmente rilevante per la clausola di salvaguardia, la cui entità era prevista pari a 20 miliardi nel 2014 con le manovre del governo Berlusconi ed è stata ridotta di 3,6 miliardi (e quindi a 16,4) miliardi dopo il decreto 201

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La manovra Monti realizzò un intervento di entità pressoché costante, tra i 20 e i 21 miliardi, in ciascuno degli anni del triennio 2012-2014, con un contributo modesto ma crescente della riduzione della spesa, ed un peso preponderante ma leggermente decrescente delle entrate.

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Il cambiamento operato dopo la manovra Monti fu chiaramente nel segno di un forte incremento della quota delle imposte sui consumi, che passò dal 31,1 al 54,5% del totale, e di quella sui patrimoni (immobiliari e finanziari), che passò dal 16,2 al 32%, con una drastica riduzione delle componenti legate alle imposte sui redditi, sia delle persone fisiche (dal 33,8 all’11%) ma soprattutto delle imprese (Ires e Irap) che videro ridursi il carico fiscale rispetto a quello previsto prima delle 3 manovre.

Le ultime tabelle ed i dati sul Pil raffrontato della prima,  ci aiutano a capire quali siano stati i veri effetti di tali iniziative. Che hanno pesato quindi su tutti i risultati successivi, fino ad oggi.

Analizziamo ora l’evoluzione dei consumi e della correlata propensione al risparmio, nel periodo considerato.

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E’ evidente come l’effetto combinato delle manovre del periodo montiano, si sia prolungato anche nel 2013 e in parte nel 2014, con la contrazione di spesa e risparmi. Ovviamente la popolazione, spaventata dalle notizie diffuse nel 2011 e dalle iniziative presentate come “Salva Italia”, abbia prima dovuto contrarre le spese (a seguito anche di una marcata riduzione del reddito disponibile nel periodo), per poi aumentare fortemente i risparmi, non appena tornati disponibili, per prevenire eventuali crack paventati dagli organi di stampa.

Altro spetto in analisi riguarda gli investimenti aziendali, in relazione anche al valore aggiunto portato.

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In questo caso, la tabella evidenzia scostamenti successivi al periodo iniziale della nostra analisi ancora più importanti. Siamo passati da una crescita del 5% circa del 2011 ad una diminuzione del 4,5% circa ancora riportata a fine 2015. Sono molti di punti di differenza, motivati da diverse ragioni, prime tra le quali si possono elencare la pressione fiscale, il crollo dei consumi e la persistenza di un credit crunch che ancora oggi viene mantenuto nei dati riportati da Bankitalia, Abi ed Istat.

Venendo a parlare ora dei dati sull’occupazione, ci avvaliamo ancora di una tabella

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Vediamo anche in questi dati, come nel periodo immediatamente successivo al 2011, l’occupazione totale in Italia abbia risentito della crisi indotta dalla situazione economica internazionale e, soprattutto, dai provvedimenti del “pacchetto” Monti. Ad un calo rilevantissimo culminato nel 2013/14, si sono susseguiti leggeri aumenti dei dati occupazionali, bene intonati anche all’inizio del 2015 quando i provvedimenti di sgravio contributivo del Governo Renzi hanno portato all’aumento di circa 450.000 posti di lavoro, considerati anche coloro che hanno “subìto” l’innalzamento dell’età pensionabile della Legge Fornero (2011).

Parlando ora dei conti delle Amministrazioni Pubbliche, passiamo ora a  verificare come si siano realizzate le politiche governative nel periodo 2011/15

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Si possono notare alcuni dati che, anche se non voluti, rappresentano marcati aggiustamenti della contabilità nazionale ed i problemi a cui l’Italia sta facendo fronte. Innanzitutto, ad uscite pressoché stabili rispetto al Pil vi sono entrate in costante crescita in termini assoluti ed un indebitamento netto che continua incessante a gravare sui conti nazionali. I dati più deteriori sono sicuramente il calo degli investimenti fissi,  in 4  anni  almeno 4 miliardi di Euro e l’aumento di circa 20 miliardi delle uscite correnti. Il nostro Stato non sta facendo “buona” spesa e continua l’andazzo che ha portato il debito pubblico e la nostra economia nelle situazioni attuali. Nessun Governo ha provveduto in tal senso.

Non possiamo pertanto lamentarci se la tabella con i dati comparati del Pil reale dei Paesi G7 rispecchia un’economia in affanno e poco competitiva

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Vogliamo infine ricordare che lo scenario internazionale nel quale si è mossa l’economia italiana negli anni analizzati, è molto favorevole; il prezzo del petrolio è diminuito in maniera considerevole, grazie alle nuove tecnologie che aumentano la produzione in un mercato con poca domanda

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ed i tassi di interesse, a seguito del Quantitative Easing posto in essere dalla Bce nell’ultimo anno e mezzo, sono ai minimi storici

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Come ai minimi storici sono i tassi sul debito pubblico italiano, peraltro soggetto ad un ricadenzamento della durata

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L’analisi dei dati finora riportati, sconforta il lettore per la sensazione che si sia persa un’occasione per risanare i conti statali, così come l’intervento complessivo del Governo Monti abbia creato una serie di storture negli equilibri economici tali da esserne ancora soggetti nel 2016, a 5 anni dalla fine del Governo Berlusconi.

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