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ENERGIA OGGI. LA SUA PRODUZIONE E IL FUTURO CHE VERRA’

 

La produzione di Energia oggi. Il Mondo e l’Italia

 

 

Con un percorso non lineare il trend avviato porterà il petrolio, «re» delle fonti di energia, all’abdicazione, e l’unico interrogativo sembra essere solo quando ciò accadrà. Per dare un’idea del cambiamento in atto basti pensare che per centrare l’obiettivo di limitare in due gradi l’innalzamento delle temperature del pianeta, la richiesta di energia al 2040 non solo dovrebbe crescere meno del 10% (con una popolazione mondiale in crescita da 7,2 a 9,2 miliardi di persone) ma la quota riservata al petrolio dovrebbe ridursi drasticamente (dal 31% al 22%) e quella delle rinnovabili più che raddoppiare (sopra il 30%). Una progressiva sostituzione che andrebbe di pari passo con l’affermazione della mobilità elettrica. Ed è del tutto naturale che sia così, visto che più della metà del petrolio estratto nel mondo (il 54%) finisce nei serbatoi dei mezzi di trasporto, mentre il resto è utilizzato nella chimica, nell’industria e nella produzione di elettricità di molti Paesi emergenti che ancora si servono di olio combustibile.

Anche per le auto elettriche il percorso appare lungo e tormentato: lo scorso anno lo stock globale di mezzi elettrici nel mondo ha superato la soglia simbolica del milione di unità ma rimane pur sempre un millesimo del parco mondiale di vetture. Tuttavia, con gli impegni alla decarbonizzazione già presi da Stati e istituzioni si può già prevedere che nel 2025 si arrivi a 30 milioni di veicoli elettrici, e a più di 150 milioni nel 2040. Il che significherebbe mettere fuori gioco almeno 1,3 milioni di barili al giorno di petrolio. Per farsi un’idea: più di quanto consumi un Paese come l’Italia.

Nel 2015 la richiesta mondiale di energia elettrica da fonti primarie (petrolio, carbone, gas) è aumentata solo dell’1 per cento rispetto al 2014: è di poco inferiore alla crescita del periodo 2014-2013 (+1,1%), ma ben al di sotto della media degli ultimi 10 anni (+1,9%).

 È l’incremento più basso dal 1998, con l’eccezione del 2009, anno di crisi mondiale. La maggiore spinta alla crescita è arrivata, per il 97%, dai Paesi emergenti, i quali consumano oggi il 58,1% dell’energia che si produce a livello globale. Tra le fonti non rinnovabili, solo il petrolio e il nucleare sono cresciuti a un tasso superiore alla media (dal petrolio si produce poco meno del 32% del fabbisogno di energia elettrica mondiale), mentre l’uso del carbone è in calo.

Grande impulso, invece, hanno avuto le fonti rinnovabili, che hanno soddisfatto, a livello globale, quasi il 7% del fabbisogno di energia elettrica.

Le emissioni di anidride carbonica sono tuttavia rimaste più o meno stabili rispetto al 2014.

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Nel grafico estrapolato dal BP Energy Outlook 2016 il contributo delle fonti di energia alla produzione (a sinistra, in percentuale) e ai consumi (a destra, in milioni di tonnellate di petrolio equivalente per anno).

Nel 2015, a livello globale, la quota di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili pure è stata del 15,2%, leggermente inferiore alla media degli ultimi 10 anni (15,9%): ha però segnato un incremento record nei volumi (+213 terawattora), più o meno equivalente all’incremento di energia da fonti primarie, e nel 2015 ha fornito il 6,7 per cento dell’energia elettrica globale, con la Cina e la Germania ai primi posti nella crescita.

Nei dettagli: l’energia eolica è cresciuta del 17,4 per cento e oggi, a livello globale, il 52,2 per cento dell’elettricità da energie rinnovabili arriva ora dal vento. L’energia solare è cresciuta del 32,6 per cento, con Cina, Stati Uniti e Giappone ai primi posti. L’energia elettrica da geotermia è cresciuta del 7% (a livello globale rappresenta però appena lo 0,3% dell’energia prodotta), con il Kenya che ottiene da fonti geotermiche il 48% del suo fabbisogno.

L’idroelettrico, energia che non si rigenera alla stessa velocità con cui è consumata, nel 2015 è cresciuto dell’1 per cento, con la Turchia leader nella spinta (+64,6%). A livello mondiale si ottiene da fonte idroelettrica il 6,1 per cento del fabbisogno. Le bioenergie (energia termoelettrica da biomasse) sono cresciute dell’0,9%, molto al di sotto della media degli ultimi 10 anni (14,3%).

Anche il 2015 ha visto una riduzione dell’uso del carbone, secondo al petrolio nella produzione di energia termoelettrica, sceso dell’1,8%, un valore comunque inferiore alla media degli anni precedenti (-2,1%). A livello globale, nel 2015 si è prodotto dal carbone solo il 28,2% del fabbisogno di energia elettrica, il valore più basso dal 2005. Gli Stati Uniti sono il Paese che ha visto la più importante decrescita di energia termoelettrica da carbone (-12,7%), mentre agli antipodi dei consumi troviamo al primo posto l’Indonesia (+15%) e, più distanziata, l’India (+4,8%).

L’uso di gas (naturale e shale) per la produzione di energia termoelettrica è cresciuto, a livello globale nel 2015, dell’1,7%: superiore al +0,6% del 2014 rispetto al 2013, ma molto inferiore al +2,3% di media dei 10 anni precedenti. Tra i Paesi che hanno dato maggiore spinta all’uso del gas ci sono l’Iran (6,2%) e la Cina (4,7%), mentre la Russia ha segnato un -5%.

Nel 2015 la produzione di energia elettronucleare è cresciuta dell’1,3%, con la Cina che ha segnato un +28,9% ed è oggi il quarto Paese al mondo per produzione di energia da fonte nucleare. Ma è cresciuta anche in Russia (+8%) e in Corea del Sud (+5,3%), mentre è scesa del 12,6% in Svezia e del 22,6% in Belgio.

Una panoramica sull’evoluzione del mix produttivo di energia elettrica in Italia, evidenzia la crescente diffusione delle fonti rinnovabili, in particolare non programmabili e della generazione distribuita.

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Dai dati riportati si rileva la forte diffusione delle fonti rinnovabili avvenuta negli ultimi anni, sia in termini di potenza installata con il 39% della potenza efficiente lorda totale nel 2013 a fronte del 24% nel 2004 e del 22,5% nel 1996.

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Sulla base dei dati del 2014 e del 2015, la produzione da rinnovabili ha ampiamente superato l’incidenza del 40% sulla produzione elettrica totale, con un leggero calo nell’ultimo anno che comunque non inficia il dato.

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Il grafico qui sopra indica in maniera molto eloquente come, soprattutto a seguito della liberalizzazione dell’attività di produzione elettrica (decreto Bersani del ’99), vi sia stata un’esplosione della generazione da impianti alimentati a gas naturale che nel giro di pochi anni ha soppiantato la produzione con prodotti petroliferi, per poi cominciare a flettere dopo il 2007 a seguito della crisi economica e dell’impulso al sostegno delle fonti rinnovabili.

Sta diminuendo il prelievo di energia elettrica dalle reti perché buona parte della generazione distribuita è realizzata presso i centri di consumo.

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Oggi servirebbe una smart grid in Italia. Negli ultimi 5 anni abbiamo aggiunto alla generazione elettrica una quantità incredibile di fonti rinnovabili non programmabili, quasi 20 GW solo di fotovoltaico. Per gestire questo crescente afflusso di elettricità fortemente variabile, i metodi convenzionali di bilanciamento della rete, che consistono essenzialmente nel regolare la potenza delle centrali programmabili, termiche e idroelettriche, per mantenere in equilibrio domanda e offerta, possono non bastare più. Occorre introdurre elementi nuovi di flessibilità nella rete: questa è la smart grid. Una vera e propria rete intelligente, non solo di trasporto di energia in una sola direzione, ma bidirezionale e attiva con l’aiuto dell’elettronica, dell’informatica e della comunicazione. Una rete composta di tante piccole reti che viaggiano tra produttori e consumatori, che comunicano tra loro e si scambiano informazioni; che gestiscono con migliore efficienza i picchi di richiesta, evitando interruzioni di elettricità e riducendo il carico dove necessario.

 

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