THE VILLAGE WEEKEND con Federica SELLERI

BRUEGHEL, CAPOLAVORI DELL’ARTE FIAMMINGAbrueghel

Le Sale delle Arti della Reggia di Venaria ospitano un’esposizione interamente dedicata alla dinastia dei Brueghel – inventori di un modo di dipingere che ben presto divenne “il marchio” di eccellenza nell’arte pittorica di una dinastia attiva per oltre due secoli – visitabile fino al 19 febbraio 2017.

La rassegna è un viaggio appassionante nel Seicento alla ricerca del genio visionario di ben cinque generazioni di artisti in grado di incarnare coralmente – come mai nessuno né prima né dopo di loro – stile e tendenze dell’epoca d’oro della pittura fiamminga.

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A Pieter Brueghel, capostipite dell’omonima dinastia, si deve la creazione di un linguaggio figurativo unico, destinato a divenire una sorta di “marchio di fabbrica”. Mentre la tendenza classicheggiante del Rinascimento italiano con Michelangelo, Leonardo da Vinci e Tiziano, idealizzava l’Uomo esaltandone le virtù, Pieter Brueghel, per quanto esperto conoscitore della pittura italiana, si orientò verso l’esplorazione della condizione umana con tutte le sue contraddizioni e debolezze.

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Nei panni di osservatore e testimone del suo tempo libero da pregiudizi, Brueghel mise spesso in luce abiezioni e difetti dell’uomo comune. Pur esprimendo sovente nei suoi dipinti ammirazione per il popolo fiammingo e il suo carattere festoso, non mancò di stigmatizzarne l’ottusità e la condotta morale avvalendosi anche dell’arma dell’ironia e dell’umorismo per rafforzare il messaggio che intendeva veicolare. L’artista conosceva profondamente i propri connazionali e le sue opere attestano la riuscita fusione di folklore, proverbi e allegorie, il tutto collocato in ambientazioni paesaggistiche di grande suggestione. Pieter Brueghel divenne un maestro nella raffigurazione del paesaggio che in lui non è il frutto di un processo di idealizzazione, ma l’esito di una costruzione mentale. La diffusione dei principi del calvinismo e del protestantesimo nelle Fiandre comportò un progressivo slittamento dell’attenzione verso la natura e il paesaggio che da semplice fondale diventava ora protagonista di primo piano della rappresentazione artistica: l’uomo non era più il centro dell’universo.brueghel3 Dopo il viaggio in Italia, Brueghel traslò la potenza degli scenari naturali della penisola, caratterizzati da montagne e vallate, nell’uniformità del paesaggio pianeggiante delle Fiandre, e i suoi dipinti evidenziano proprio la tensione tra la perfezione della natura e la corruzione dell’animo umano, schiavo dei propri vizi. Malgrado il numero piuttosto esiguo di opere realizzate prima della morte prematura, Brueghel riuscì a creare un proprio “marchio” grazie all’impiego di un mezzo espressivo relativamente nuovo: l’incisione. Dalla collaborazione con editori e stampatori importanti (in particolare Hieronymus Cock, Frans Huys e Pieter van der Heyden) nacquero incisioni che favorirono la diffusione su vasta scala dell’immaginario figurativo dell’artista, procurandogli fama internazionale. Dopo la morte di Pieter, i figli seppero sfruttare al meglio la notorietà del padre di cui ripresero le idee e le tecniche per riproporre molti dei soggetti e delle composizioni inventati dal capostipite. Ognuno di loro divenne a suo modo un maestro e trasmise ai discendenti le tradizioni di famiglia. Il marchio Brueghel superò i limiti della cerchia familiare per estendersi anche a quegli artisti, in stretti rapporti con la grande dinastia, che Georges Marlier ha definito “Les Bruegheliens”.

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