PRODOTTO INTERNO LORDO:COME SI FORMA E SI CALCOLA

PRODOTTO INTERNO LORDO: UN TUTORIAL

Nel corso del quarto trimestre del 2016, chiuso a dicembre, il prodotto interno lordo (Pil) italiano è cresciuto dello 0.2%, con un lieve rallentamento rispetto al semestre precedente. Rapportando i dati al quarto trimestre dello scorso anno, la crescita è dell’1,1%. Il 2016 si chiude con un aumento del Pil, corretto per gli effetti di calendario (ci sono stati due giorni lavorativi in meno nel 2016 rispetto al 2015), dell’1,0% (0,9% secondo l’Ocse).

Nel quarto trimestre del 2016 nella zona euro il Pil è cresciuto dello 0,4%, mentre nella EU28 fa registrare uno 0,5% rispetto al precedente trimestre. Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, il PIL destagionalizzato è aumentato invece dell’1,7% nella zona euro e dell’1,8% nella EU28.

Ora vorremmo analizzare il significato del termine Pil e le sue varianti.

Il prodotto interno lordo misura il valore dei beni e dei servizi prodotti all’interno di una nazione in uno specifico arco di tempo. Il PIL viene espresso in percentuale ed esprime così la variazione rispetto al rilevamento precedente.

In genere, il PIL viene calcolato su base trimestrale e su base annua. Tiene conto, come detto, della produzione di beni e servizi, realizzati da parte di soggetti residenti e non, destinati al consumo da parte dell’acquirente finale, alle esportazioni nette (differenziale fra esportazioni totali e importazioni totali) o a investimenti sia pubblici che privati. Non rientra in questo conteggio il prodotto destinato a consumi intermedi per ottenere nuovi beni e servizi.
Il PIL, in altre parole, può essere spiegato come:

  • produzione totale di beni e servizi dell’economia (diminuita dei consumi intermedi e aumentata delle imposte nette sui prodotti);
  • totale della spesa fatta dalle famiglie per i consumi (spesa, gas, luce, …) e dalle imprese per gli investimenti (sede, risorse umane, benefit, …);

strettamente legato a quanto sopra, il PIL può quindi essere considerato dipendente dalla somma dei redditi dei lavoratori e dei profitti delle imprese.

A comporre il totale del PIL quindi ci sono 4 elementi:

  • Consumi (C) – totale delle spese dei consumatori per beni e servizi
  • Investimenti (I) – spese e investimenti delle imprese
  • Spesa Pubblica (G) – Spese delle pubbliche amministrazioni per beni e servizi
  • Saldo netto della Bilancia Commerciale (NX)

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Quando il valore percentuale è positivo, si parla di crescita economica, mentre al contrario, quando il valore rilevato è negativo, si parla di contrazione economica.

Il PIL può essere nominale oppure reale. Generalmente tende ad avere maggior peso nelle analisi economiche il pil reale, perché calcolato in modo da eliminare l’effetto distorsivo derivato dall’aumento di prezzi.

Il reddito pro-capite è calcolato dividendo il valore reale del PIL per la popolazione.

Il deflatore del PIL è il rapporto tra PIL nominale e PIL reale.

Il rapporto deficit/PIL viene utilizzato per calcolare l’ammontare del deficit delle amministrazioni pubbliche in relazione al PIL (limite accettabile 3% secondo i parametri di Maastricht).

Nel nostro Paese il calcolo del Pil è affidato all’Istat: è un processo complesso, che coinvolge oltre 100 persone. Per giungere al risultato finale gli statistici producono infatti circa 88.000 numeri intermedi. Nella somma rientra tutto quello che viene prodotto nel Paese per oltre 100 diverse attività economiche in cui sono classificate le unità produttrici e per oltre 100 tipi diversi di beni e servizi.
I dati di partenza sono i bilanci di tutte le imprese industriali e dei sevizi italiane, depositati alle Camere di Commercio o comunicati all’Istat nelle rilevazioni statistiche, i dati Istat sul settore agricolo, quelli della Banca d’Italia sulle banche e le altre istituzioni finanziarie, i bilanci delle Imprese di assicurazione raccolti dall’ISVAP, i bilanci delle Amministrazioni Pubbliche, oltre a una serie di informazioni dettagliate che vengono da alcune grandi imprese o da associazioni di categoria.
A tutto questo va poi aggiunto il valore dei beni e dei servizi importati dall’estero e una stima di tutte le attività che, a causa dell’elusione o dell’evasione, non vengono dichiarate.
Si ha così il totale dei beni e dei servizi offerti.
Questo valore deve essere uguale alla domanda, cioè a tutto ciò che viene utilizzato o consumato all’interno del paese o esportato: sono i costi delle imprese (per esempio per le materie prime), i consumi delle famiglie, gli investimenti, la spesa delle Amministrazioni pubbliche.
Questi valori vengono stimati a partire dai bilanci delle imprese e delle Amministrazioni, dalle indagini Istat sulle famiglie, da quelli sulle immatricolazioni dei veicoli o sulle attività di costruzione.
Il Pil è quindi il risultato dell’equilibrio tra l’offerta e la domanda di beni e servizi.

pilstoria

Serie storica del Pil nominale dell’Italia dal 2005 al 2015.

pil2016Serie storica del Pil italiano pro-capite dal 2005 al 2015

Poiché il PIL misura il valore di transazioni fra soggetti, esso può essere misurato sia dal lato degli acquirenti (domanda) sia da quello dei produttori (offerta); inoltre, esso può essere calcolato facendo riferimento ai redditi che esso remunera distribuendo il ricavato della vendita.

 La misurazione del PIL dal lato della domanda esplicita le diverse componenti della spesa. Nel conto delle risorse e degli impieghi il PIL si ottiene sommando i consumi, gli investimenti fissi lordi e le esportazioni nette (ovvero le esportazioni meno le importazioni). Gli investimenti sono al lordo degli ammortamenti, ovvero includono la quota necessaria per conservare invariato lo stock di capitale a fine periodo; gli investimenti ‘netti’ sono pari alla variazione dello stock di capitale dell’economia.

 Infine, il PIL remunera i fattori della produzione. Può pertanto essere calcolato come somma dei redditi da lavoro dipendente e del risultato lordo di gestione dell’economia, oltre alle imposte sulla produzione e all’IVA e al netto dei contributi alla produzione. Della misura del PIL devono far parte anche quelle parti di prodotto generate dall’economia sommersa. Tale quantità deve essere stimata e aggiunta a quella prodotta nel mercato regolare.

 Il PIL misura soltanto le transazioni ‘finali’, esclude cioè gli scambi di prodotti intermedi, in quanto il valore del prodotto finale già incorpora i costi sostenuti per gli acquisti di prodotti intermedi ai differenti stadi del processo produttivo. La misurazione del PIL dal lato dell’offerta consiste nel sommare l’apporto al PIL del Paese fornito da tutte le imprese. Il PIL è infatti pari alla somma del valore aggiunto delle diverse unità produttive e stima gli scambi ai prezzi di mercato, comprensivi quindi delle imposte sulla produzione e dell’IVA.

Per convenzione il Pil misura anche la ricchezza della nazione, in particolare quello pro-capite. A tal fine riportiamo l’evoluzione del Pil pro-capite negli ultimi anni in Europa. Un valido parametro di riferimento delle politiche intraprese dai Governi

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