ITALEXIT. PERCHE’ PIACE (O NON PIACE) L’UNIONE EUROPEA?

ITALEXIT, OVVERO C’E’ VITA FUORI DALL’EUROPA?

 

 

Il giorno 25 di questo mese ricorre il sessantesimo anniversario del Trattato di Roma, fondatore di quella che ora chiamiamo Unione Europea, allora Comunità Economica Europea. Un accordo innovativo, che avrebbe dovuto liberare i Commerci tra gli Stati Europei, istituire una Assemblea parlamentare per legiferare su norme comuni, istituire politiche comuni in settori come l’Agricoltura e i trasporti e organismi comuni in campo finanziario (Banca Europea degli Investimenti).

Nel 2017 alcuni  argomenti sostengono le pulsioni separatiste che attraversano l’Europa, culminate finora nella c.d. Brexit Inglese. Quali sono oggi i vantaggi e gli svantaggi derivanti dall’appartenenza al consesso europeo?

Nel corso degli ultimi cinquant’anni la nascita e lo sviluppo dell’Unione europea hanno reso più facile la vita dei cittadini europei abolendo tutta una serie di limitazioni.

Una delle pietre militari dell’UE è stata l’unione doganale, completata nel 1968. Si tratta di un’area commerciale unica, nella quale tutte le merci circolano liberamente, a prescindere che siano state fabbricate nell’UE o importate da paesi terzi.

Essa ha abolito i dazi doganali alle frontiere interne, creando un sistema uniforme di imposizione sulle importazioni. Le dogane sono scomparse nel 1993. Attualmente i doganieri si trovano soltanto ai confini esterni dell’UE.

Oggi le merci non sono più bloccate alle frontiere per ore o giorni, da lungaggini burocratiche: i tempi di consegna sono quindi più brevi, il che consente ai produttori di risparmiare sui costi e ridurre i prezzi ai consumatori. Secondo i calcoli l’apertura delle frontiere ha ridotto i costi operativi del 15%.

La maggior parte delle barriere (fisiche, procedurali, burocratiche e commerciali) che tendeva a confinare i cittadini, i beni e il denaro dietro le mura protezionistiche delle frontiere nazionali è stata eliminata. Rimossi questi ostacoli, per le persone si moltiplicano possibilità ed esperienze e si ampliano gli orizzonti.

Secondo la commissione, dal 1993, il mercato unico ha creato 2,5 milioni di nuovi posti di lavoro e in termini di nuova prosperità ha generato oltre 800 miliardi di euro.

Inoltre l’abolizione delle restrizioni nazionali ha consentito a oltre 15 milioni di europei di lavorare o di andare in pensione in un altro paese dell’UE.

Con la rimozione degli ostacoli e l’apertura dei mercati nazionali, un maggior numero di imprese può competere sul mercato. Per le imprese europee il mercato unico rappresenta inoltre un trampolino di lancio per l’espansione nel mercato globale.

I consumatori hanno a disposizione un’offerta di prodotti più vasta ed in molti casi i prezzi possono essere facilmente confrontati grazie all’Euro. I produttori devono mantenere bassi i costi perché operano in un unico grande mercato concorrenziale.

I consumatori sono tutelati e assicurati in svariati settori quali: sulla sicurezza dei giocattoli, sulle attrezzature di protezione individuale, apparecchiature elettriche, cosmetici, prodotti farmaceutici, macchinari e imbarcazioni da diporto e sui prodotti alimentari.

Dal punto di vista lavorativo, l’UE si è impegnata a garantire condizioni di lavoro soddisfacenti e volte a tutelare i diritti dei lavoratori, stabilendo norme minime comuni relative alle condizioni di lavoro, salute e sicurezza su di esso. Le regole comuni stabiliscono i criteri di base per la protezione dei lavoratori contro determinati rischi per la salute, come il rumore o l’esposizione a sostanze chimiche, la protezione delle donne durante la gravidanza e del lavoro dei minorenni. Altre norme stabiliscono i diritti fondamentali per l’orario di lavoro, il congedo parentale, le informazioni che i datori di lavoro sono tenuti a fornire ai lavoratori sulle loro condizioni di lavoro e assunzione, i licenziamenti collettivi, l’uguaglianza di trattamento per i lavoratori part-time o parziali e lavoratori in pianta stabile o a tempo pieno. Inoltre prevede la parità di mansioni e la protezione contro le molestie sessuali, l’UE ha bandito ogni forma di discriminazione basata sul sesso, l’origine razziale o etnica, gli handicap, le tendenze sessuali, l’età, la religione o le convinzioni personali. L’entrata nell’UE, ha dato inoltre la possibilità di lavorare un altro paese dell’UE, grazie al riconoscimento dei titoli di studio e delle qualifiche professionali, mettendo il curriculum vitae in un sistema unico e collegato a tutti gli stati membri.

Un ulteriore vantaggio per i cittadini europei è la tutela che l’Unione svolge nei confronti dei loro valori fondamentali, che considera universali e inviolabili.

Per rafforzare questi valori è stata adottata, il 07 Luglio 2000, la “carta dei diritti fondamentali”, dove sono contenuti i diritti civili, politici, economici, sociali e culturali che ogni stato membro, o che vuole entrare nella comunità europea, è giuridicamente tenuto a rispettare. Inoltre la Carta è volta a promuovere i diritti delle donne, dei bambini, quelli delle minoranze e degli sfollati soprattutto la lotta al terrorismo.

Anche nell’ambito della sanità, l’unione europea, si è prefissata degli obiettivi da raggiungere tra cui:

Eliminare le principali, disuguagliane, a livello sanitario

Proteggere i cittadini dai rischi sanitari

Promuovere delle strategie per favorire uno stile di vita più sano

Contribuire a ridurre l’incidenza delle malattie gravi

Collaborare allo sviluppo di sistemi più efficaci

Fornire informazioni ed analisi relative alla salute

Dare ai cittadini la possibilità di esprimersi sulle questioni sanitarie che li riguardano.

L’unione europea, avendo adottato un mercato unico, deve garantire la sicurezza dei prodotti farmaceutici e degli emoderivati che sono in circolo nel mercato.

Il diritto di spostarsi o risiedere o lavorare liberamente in tutta l’unione europea, non avrebbe senso se i cittadini europei non fossero sicuri di poter usufruire delle cure sanitarie ovunque essi siano. Quindi è stata introdotta, il 1° giugno 2004, la tessera sanitaria europea con la quale, ogni cittadino europeo, ha il diritto alle cure mediche sia che fosse in vacanza o abbia bisogno di cure specifiche chi il suo stato non gli può fornire.

Nonostante gli enormi vantaggi che ha apportato a tutti gli Stati membri, l’Unione Europea, ha generato anche alcuni aspetti negativi.

L’Europa ha un costo, che ammonta annualmente a circa 150 mld. e che viene coperto dai contributi degli Stati aderenti in proporzione al proprio Pil. La tabella seguente riporta le proporzioni di versamento nel 2015

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La destinazione di tali fondi è la seguente

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E l’Italia, come tutte le maggiori economia Europee, è un contributore netto dell’Unione, ritrae cioè meno fondi di quanti ne versa (dati 2007/2013).

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La tabella sopra è giustificata anche da un dato, che è anche uno svantaggio per l’Italia, e riguarda l’entrata nell’Unione di paesi più poveri, ossia con un reddito più basso, facente si che ai paesi già appartenenti all’Unione venissero limitati i fondi comunitari per lo sviluppo delle aree svantaggiate, per le risorse umane, per l’agricoltura, per la ricerca ecc.. .

Per quanto riguarda il settore agricolo da 50 anni è in vigore la PAC (politica agricola comune) che ha lo scopo di garantire agli agricoltori un congruo tenore di vita e ai consumatori alimenti di qualità a prezzi equi. Esordì sovvenzionando la produzione di derrate alimentari di base, nell’intento di raggiungere l’autosufficienza. La PAC odierna, invece, privilegia un sistema di pagamenti diretti agli agricoltori, considerando il miglior modo per garantire i redditi agricoli, la sicurezza e la qualità degli alimenti e una produzione ecologicamente sensibile.

Gli aiuti all’agricoltura concessi ai nuovi Paesi dell’Ue limitano gli aiuti e i contributi che invece prima spettavano alle aziende italiane, che, inoltre, si trovano a competere con prodotti messi sul mercato a prezzi inferiori poiché la manodopera dei paesi più poveri costa meno e questo crea qualche difficoltà al nostro settore produttivo.

Un altro svantaggio riguarda le possibili difficoltà nei processi decisionali degli organi comunitari. L’impostazione dell’Ue è stata pensata con un numero ristretto di paesi membri, ma ora che il numero è sensibilmente cresciuto, si impone l’accettazione di un grado maggiore di rinuncia alla sovranità nazionale, con l’eliminazione totale del principio dell’unanimità. In ogni caso ci sono difficoltà anche pratiche, derivanti dal fatto che le lingue ufficiali dell’Ue sono diventate 20.

Le critiche all’Unione si basano in parte sull’euro e sulla rigidità economica, che anche secondo diversi osservatori, favorirebbe il principale paese esportatore: la Germania.

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Lasciando perdere l’ultimo decennio o forse quindicennio, se l’Italia avesse avuto una gestione meno disinvolta del proprio bilancio, negli anni Ottanta e Novanta (meno spesa pubblica, meno sprechi, meno corruzione, più efficienza e giustizia sociale), probabilmente oggi sarebbe un paese leader, e gli svantaggi per noi sarebbero inferiori.

Non intendiamo in questa sede, intenzionalmente, intraprendere anche l’analisi dell’euro e delle sue dinamiche, che esulano dai raffronti proposti dalla Brexit (il Regno Unito non ha mai adottato la nostra moneta).

Un ultimo punto vorrebbe ricordare che l’abbandono del’Europa non è semplicemente una decisione statuale ma deve sottostare ad una procedura comunitaria di cui all’art. 50 del trattato sull’Unione europea: “Ogni Stato membro può decidere di recedere dall’Unione conformemente alle proprie norme costituzionali”

Ai sensi di questo articolo pertanto, uno Stato membro può notificare al Consiglio europeo la sua intenzione di separarsi dall’Unione e un accordo di ritiro sarà negoziato tra l’Unione europea e lo Stato. I trattati cessano di essere applicabili a tale Stato a partire dalla data di entrata in vigore dell’accordo o, in mancanza, entro due anni dalla notifica, a meno che lo Stato e il Consiglio europeo siano d’accordo nel prorogare tale termine. L’accordo è concluso a nome dell’Unione dal Consiglio e stabilisce le modalità per l’uscita, tra cui un quadro di riferimento per future relazioni dello Stato interessato con l’Unione. A tal fine, sappiamo che la stesura di tutti gi accordi di relazione futura tra la UE e l’Inghilterra, dovranno essere trattati da un esercito di Tecnici, che per la Nazione oltremanica, è costituito da non meno di 750 esperti. L’accordo deve essere approvato dal Consiglio, che lo delibera a maggioranza qualificata, previa approvazione del Parlamento europeo.

 

 

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