THE VILLAGE WEEKEND con Federica SELLERI

“WARHOL vs GARTEL. HYP POP”

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Saranno circa 110 opere a comporre la mostra “WARHOL vs GARTEL. HYP POP”, organizzata dal Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art – che si sviluppa in un percorso espositivo in cui si confrontano il padre della Pop Art Andy Warhol (Pittsburgh 1928 – New York 1987) e il padre dell’Arte Digitale Laurence Gartel (New York 1956) e visitabile fino al 18 giugno.

La mostra mette a confronto due artisti che, seppur con modalità differenti – anche in relazione ai rispettivi momenti storici di appartenenza –, hanno compreso che la realtà quotidiana non poteva più essere interpretata, che non era possibile apportare innovazione al mondo dell’arte utilizzando gli strumenti tradizionali e che un artista creativo e figlio del proprio tempo non poteva allontanare alcune forme di mercato dalla vita di tutti i giorni.

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Non serviva ideare ex-novo quando nei circuiti sociali e industriali, e intorno a loro, esisteva già tutto: sarebbe stato sufficiente celebrare le figure e gli oggetti proiettandoli dal mondo dell’invisibile a quello visibile. La loro mission si esaltava nel riproporre il già fatto, il più delle volte riconoscibile, in modo che potesse essere fruito diversamente attraverso alcune accortezze concettuali e artistiche.

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Warhol e Gartel hanno tolto all’opera d’arte l’idea di autenticità e di unicità evolvendo radicalmente la funzione dell’arte stessa; infatti quando un elaborato artistico è riproducibile perde la sua autonomia, omologandosi a una differente interpretazione non solo legata allo studio iconografico della composizione, ma anche all’indagine del mezzo espressivo utilizzato per arrivare a quel particolare esito. Il loro obiettivo era quello di scoprire la verità e non la realtà, quell’essenza del mondo e delle cose che poteva giungere all’uomo solamente tramite i mezzi di comunicazione di massa.

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Da una parte Polaroid, registratore, Photomaton e serigrafia per Warhol, dall’altra Apple Macintosh (con programma Mac Paint), Commodore Amiga (abbinato al programma Deluxe Paint), la stampante Art Color Ink-Jet di Xerox, le novità di Canon con la macchina fotografica 760, le stampanti a getto d’inchiostro e i primi scanner per Gartel: tecniche che contemplavano sempre più l’utilizzo della macchina e sempre meno il coinvolgimento diretto e “fisico” dell’artista.

Sia Warhol che Gartel riconoscono il mercato come esigenza oggettiva da dover indagare attraverso una costante e ossessiva ricerca di nuove forme espressive, di nuovi mezzi di comunicazione e interazione. Ma non tutti gli elementi comuni ai due artisti sono simmetrici e corrispondenti: la Pop Art di Warhol perpetua in maniera impersonale e quasi maniacale le immagini proposte dai mass-media documentando, senza timore reverenziale, il cambiamento di valori indotto nella società dei consumi. Una serigrafia di Warhol che ripete ossessivamente l’immagine di una bottiglia di Coca Cola ci testimonia come quell’oggetto sia ormai divenuto un referente talmente importante, rispetto ad altri valori interiori e spirituali, da promuoverlo come positivo e vincente nella società contemporanea. La Hyper Pop di Gartel si nutre di immagini presenti nell’immaginario collettivo, ma non si limita a mitizzarle, bensì le proietta in futuri plausibili, in scenari immaginifici, in dimensioni realmente oniriche, in contesti che, seppur distanti da ciò che crediamo reale, appaiono stranamente iper familiari, iper evocativi, iper suggestivi, iper allusivi, iper quotidiani, iper comunicativi, iper fantasiosi e iper contemporanei.

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