LE SIGLE CHE OPERANO NEL MERCATO DEGLI INVESTIMENTI: SIM E MIFID

IL MERCATO DEGLI INVESTIMENTI E LE NORME CHE LO REGOLANO

 

Le notizie che riportano i giornali, riguardo i danni subiti da Risparmiatori e Soci delle Banche in dissesto, portano l’attenzione alle norme che regolano i servizi di supporto all’investimento.

In questo settore si comprendono una serie di attività che hanno per oggetto valori mobiliari ed altri strumenti finanziari, loro compravendita, collocamento sul mercato di nuove emissioni, gestione di patrimoni mobiliari, raccolta di ordini di acquisto o di vendita. Istituite nel 1991 e successivamente riformate nel 1996 dal decreto Eurosim, Organismi principali operanti in questa attività sono le Società di Intermediazione Mobiliare. Esse trovano il loro assetto definitivo nel 1998 con l’approvazione del Testo Unico della Finanza e  rientrano nella categoria delle “imprese di investimento” e sono definite come quelle imprese, con sede legale e direzione generale in Italia, diverse dalle banche e dagli intermediari finanziari iscritti nell’elenco previsto dall’articolo 107 del T.U. bancario, autorizzate a svolgere i servizi di investimento. Le Sim possono inoltre prestare professionalmente nei confronti del pubblico i servizi accessori e altre attività finanziarie, nonché le attività connesse o strumentali. Sono società iscritte in un apposito albo tenuto dalla Consob.

Le Società di Intermediazione Mobiliare hanno sostituito i vecchi agenti di cambio e possono operare nei mercati nei mercati regolamentati italiani, nei mercati comunitari e nei mercati extracomunitari riconosciuti dalla Consob.

L’attività delle SIM si caratterizza per lo svolgimento di servizi classificati in 4 grandi categorie:
1. la negoziazione di strumenti finanziari per conto proprio (dealing) e per conto terzi (brokerage)
2. il collocamento di strumenti finanziari con garanzia (underwriting) o senza garanzia (selling) di sottoscrizione a favore dell’emittente
3. la gestione individuale di portafogli di strumenti finanziari
4. la ricezione e la trasmissione di ordini di negoziazione di strumenti finanziari
I 4 campi si distinguono quanto a competenze e a condizioni operative necessarie:
a. il dealing e l’underwriting implicano la gestione di un portafoglio titoli di proprietà e quindi l’assunzione dei correlati rischi di mercato (di prezzo, di cambio, di tasso di interesse)
b. le attività di brokerage, di selling, di gestione patrimoni e di ricezione/trasmissione di ordini rappresentano, invece, attività di servizio per conto terzi, per le quali l’intermediario non assume posizioni in proprio, sopportando profili di rischio meno intensi, riconducibili al rischio operativo (mancata copertura dei costi fissi necessari al funzionamento della struttura aziendale).

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La disciplina oggi vigente in Italia, oltre alle previsioni relative agli Operatori autorizzati, secondo la Direttiva europea MIFID prevede l’obbligo per l’intermediario di effettuare la “valutazione di adeguatezza”, quando lo stesso presta consulenza in materia di investimenti o gestione di portafoglio.
L’impresa di investimento deve ottenere dal cliente le informazioni necessarie in merito alle conoscenze ed esperienze in materia di investimenti riguardo al tipo specifico di prodotto o servizio, alla situazione finanziaria e agli obiettivi di investimento  per essere in grado di raccomandare i servizi di investimento e gli strumenti finanziari adatti al cliente o potenziale cliente.
Le informazioni riguardanti la situazione finanziaria di un cliente o potenziale cliente includono dati sulla fonte e sulla consistenza del suo reddito regolare, delle sue attività, comprese le sue attività liquide, dei suoi investimenti e beni immobili e dei suoi impegni finanziari regolari.
Un’operazione di investimento potrà essere ritenuta adeguata quindi, se soddisfa i seguenti criteri:

  1. corrisponda agli obiettivi di investimento del cliente;
  2. sia di natura tale che il cliente sia finanziariamente in grado di sopportare qualsiasi rischio connesso all’investimento, compatibilmente con i suoi obiettivi di investimento;
  3. sia di natura tale per cui il cliente possiede le necessarie esperienze e conoscenze per comprendere i rischi inerenti all’operazione o alla gestione del suo portafoglio.

Quando l’impresa di investimento non ottiene le informazioni necessarie ai fini della “valutazione di adeguatezza” deve astenersi dal prestare i servizi di investimento di consulenza in materia di investimenti e gestione di portafoglio.

La MiFID I, entrata in vigore nell’ordinamento italiano nel 2007, ha fornito la base generale per un quadro di regole comuni riguardanti la tutela degli investitori, l’attività dei mercati finanziari e la prestazione di servizi e attività di investimento da parte di istituti di credito e imprese di investimento.

L’entrata in vigore della MIFID II è stato posticipato al 3 gennaio 2018. Essa  condivide lo scopo originario della direttiva del 2004 e ne conferma le scelte di fondo. L’obiettivo è infatti lo sviluppo di un mercato unico dei servizi finanziari in Europa, nel quale siano assicurate la trasparenza e la protezione degli investitori. I risparmiatori hanno pertanto la possibilità di investire e le imprese di investimento la facoltà di prestare servizi di investimento a livello transfrontaliero (cosiddetto “passaporto unico”), in modo più semplice e a condizioni identiche in tutti gli Stati dell’Unione.

La MiFID II innova significativamente la materia, introducendo il nuovo concetto di consulenza su base indipendente. Le imprese di investimento sono pertanto chiamate a specificare ai clienti se:
• la consulenza è prestata su base indipendente o meno;
• la consulenza è basata su un’analisi del mercato ampia o più ristretta delle varie tipologie di strumenti finanziari;
• l’impresa fornirà ai clienti la valutazione periodica dell’adeguatezza degli strumenti finanziari raccomandati.
La MiFID II introduce una serie di requisiti organizzativi applicati ai rapporti tra produttori e distributori di strumenti finanziari. I produttori sono infatti chiamati a definire e applicare un processo di approvazione per ogni strumento finanziario prima della sua commercializzazione o distribuzione alla clientela. Dal canto loro, i distributori sono tenuti a contribuire all’implementazione di strategie distributive appropriate rispetto alle caratteristiche del mercato target.
Questa direttiva impone:

1) più vasti e penetranti obblighi informativi in capo all’intermediario

2) netta distinzione tra servizi di investimento a valore aggiunto (consulenza e gestione individuale del portafoglio) e servizi esecutivi (collocamento, ricezione e trasmissione di ordini) svolti dagli intermediari

3) possibilità per gli intermediari di nominare agenti collegati che oltre a promuovere i servizi tradizionali, prestano il servizio (già elevato a servizio di investimento riservato e soggetto ad autorizzazione dalla Mifid

4) distinzione tra consulenza prestata su base indipendente e consulenza prestata su base non indipendente

La novità che più di tutte riguarda da vicino il promotore finanziario, non è tanto l’elevazione della consulenza a servizio d’investimento riservato e soggetto ad autorizzazione (previsto già dalla MiFID1), bensì l’introduzione della distinzione tra consulenza finanziaria su base indipendente e consulenza finanziaria su base dipendente, introdotta proprio dall’articolo 24 della MiFID2, come passaggio da una logica di prodotto ad una di servizio.

La consulenza indipendente viene così identificata non più come un’attività riservata a soggetti “indipendenti”, bensì come una modalità di prestazione del servizio di consulenza, che potrà essere prestata al cliente anche da tutti quei soggetti abilitati ed iscritti all’albo che prestano la loro opera per conto di uno degli intermediari autorizzati (Banche, SIM e SGR).

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Gli intermediari, i network e le banche, possono scegliere pertanto se fare consulenza su base indipendente, dipendente o ibrida, mentre i consulenti finanziari individuali devono scegliere se lavorare in un regime di dipendenza o di indipendenza e comunicarlo esplicitamente al cliente.

Una delle novità finora più discusse della MIFID2 era il venir meno del meccanismo delle retrocessioni e il dovere di esplicitare e girare direttamente al cliente gli emolumenti. Questo è vero soltanto se si sceglie di adottare un profilo di consulenza indipendente.

Le retrocessioni sono ammesse se accompagnano la prestazione di un servizio aggiuntivo o di livello superiore per il cliente, non offrono vantaggi diretti all’impresa e sono giustificati dalla garanzia di un beneficio continuativo”.

Ed è appunto il modello che intendono adottare i principali network di consulenza in Italia, considerandolo i rebates uno dei pilastri del sitema a struttura aperta tipico dell’Italia.
Qualunque sia la scelta individuale che il singolo porterà avanti nei confronti dei propri clienti, sta di fatto che con questi cambiamenti l’attività basata sulla mera vendita è finita.

 

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