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L’ANGOLO DI ADAM SMITH

La giustizia creativa

 

Nelle ultime due settimane in Italia abbiamo assistito ad un triplete di decisioni giudiziarie  relativo al nostro sistema economico che ci ha ricordato perché il nostro paese sia in declino, con buona pace del presidente dell’ANM Davigo il quale pensa che i magistrati non sbaglino mai, al massimo siano ingannati da astute parti processuali.

La prima in realtà è stata una buona notizia, vale a dire l’assoluzione degli analisti di Standard & Poor e Fitch dall’accusa mossa dalla Procura di Trani di aver volontariamente manipolato il mercato declassando l’Italia tra il 2011 e il 2012. Perché la notizia è buona? Qui non c’entrano le convinzioni personali: a chi scrive l’accusa è sempre sembrata sballata ma, non conoscendo tutti gli atti del processo, era ben possibile che ci fosse stata una qualche cospirazione che solo l’acuto PM Ruggiero era stato capace di scovare. Ora il Tribunale di Trani dice che no, in effetti il fatto non sussiste, allineandosi alle prime pronunce già pervenute sul tema da Milano. Perché la notizia è buona? Semplicemente per il fatto che rende evidente a tutti (forse persino al probo Davigo) che l’attivismo frenetico di una procura di una graziosa cittadina che nulla c’entra con i  fatti macroscopici su cui di solito indaga e sui quali non ha nemmeno competenze e risorse professionali, è una bizzarria che solo l’Italia sopporta. Dall’inchiesta sulle minacce di Berlusconi a Santoro, a quelle su Barclays, Banca Intesa, Deutsche Bank, Societé Generale e altri colossi bancari internazionali, passando per avvisi di garanzia a go-go contro gli ex vertici di Unicredit, Intesa, BNL, tutti per reati “agghiacciandi”, ma niente concludendo, fino ad arrivare al fascicolo sulla correlazione tra vaccini ed autismo: che senso ha tutto questo? Il codice di procedura penale è stato veramente scritto per permettere a volenterosi pubblici ministeri di tenere sotto scacco mezzo sistema economico italiano dalla stazione spaziale di Trani? Quindi l’assoluzione è benvenuta, dovrebbe obbligare a smettere di voltarsi dall’altra parte su questa anomalia e ad evitare di dispensare grande e preventiva riprovazione morale ai malcapitati imputati dell’astronave pugliese.

La seconda è meno lieta e riguarda la sospensiva che il Tar del Lazio ha concesso alla Regione Puglia sull’espianto dell’ultima trentina di ulivi dei circa 200 che verranno momentaneamente tolti ed accuditi per procedere con i lavori del TAP, il gasdotto che collegherà l’Italia alla Turchia e da lì al Mar Caspio con investimenti previsti per 45 miliardi di dollari. Orbene il Tar stesso dice che le modalità di realizzazione del gasdotto TAP “debbono ritenersi definitivamente approvate” e, peraltro, a fine marzo il Consiglio di Stato e il Ministero dell’Ambiente avevano dato l’ok definitivo dopo un iter lunghissimo e che aveva preso in considerazione tutte le alternative possibili. Insomma il progetto si fa, governo e Consiglio di Stato concordano, l’ordinanza del Tar fa perdere solo un po’ di tempo nell’espianto dei preziosi ulivi (che, ripetiamo, verranno rimessi al loro posto e nel frattempo curati più degli agnelli di Berlusconi): qualcuno individua un dotta ratio iuris in tutto questo?

La terza pronuncia fa a pieno titolo parte del filone legal-luddistico e riguarda Uber che ormai – direi giustamente a questo punto- i taxisti tentano di definire come causa di allarme sociale e minaccia all’ordine pubblico. Orbene, anche qui senza voler giudicare la graniticità delle motivazioni giuridiche della sentenza, si può notare qualcosa. Il Tribunale di Roma ha ritenuto che Uber faccia concorrenza sleale ai taxi perché può proporre prezzi più bassi e viola la normativa relativa alla sosta in rimessa prescritta agli autisti NCC di cui si serve (diciamo che al limite la violano gli autisti e Uber è un app, ma vabeh, diciamo che li agevola). Ammettiamo che il giudice abbia applicato in modo raffinato il diritto, ma cosa vede di fronte a sé il povero investitore straniero (o italiano)? Una normativa, il Decreto Milleproroghe, esplicitamente approvato dal governo per congelare la situazione e sanare il tema del trasporto pubblico che viene ignorato: evidentemente scritto male. Una normativa europea (Il Trattato di Roma!) che ha espressamente lo scopo di impedire gli ostacoli alla concorrenza e che non è applicata. Un articolo del codice civile sulla concorrenza sleale, concepito persino dal legislatore del 1942 contro atti quali il boicottaggio, lo storno di dipendenti o il dumping e che invece viene invocato perché qualcuno in realtà offre un migliore servizio e pratica prezzi più bassi (che nessuno impedisce anche ai tassisti di concedere: i regolamenti comunali stabiliscono solo le tariffe massime). Infine, se uno volesse proprio tenersi alla lettera della legge, se è vero che gli NCC violano il servizio riservato ai taxisti, questi con i radiotaxi e le app invadono quello degli NCC (prenotazioni) senza che nessuno dica niente.

Insomma, in tutto il mondo le leggi si interpretano e la funzione del giudice non è solo quella di bocca di una clarissima volontà del legislatore. Ma solo da noi sembra che quando si tratta di promuovere l’efficienza economica, la certezza sull’operato delle imprese e la libertà di iniziativa si può star certi che le interpretazioni diventeranno quadri astratti, poesie futuriste, prose surrealiste. La chiamano l’arte del diritto.

Alessandro de Nicola

adenicola@adamsmith.it

@aledenicola

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