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Gestione passiva vs gestione attiva: fatti e dati

 

Meglio investire in fondi comuni attivi o scegliere la via passiva, puntando sugli ETF? Analizziamo pro e contro di entrambe le possibilità, con il supporto di dati e grafici.


Gestione attiva o passiva?

La domanda è gettonatissima nel mondo del risparmio gestito. Divide le folle, con veri propri partigiani dell’una e dell’altra fazione. Il crescente successo degli ETF, strumenti passivi per antonomasia, non fa che gettare benzina sul fuoco. Anziché alimentare l’incendio, tenterò di contribuire in maniera ragionevole e con onestà intellettuale all’annosa discussione “attivo vs passivo”, fornendo numeri e fatti ben documentati. Un piccolo aiuto per orientarsi nelle scelte d’investimento.

Direi che, grosso modo, questi sono i fatti principali.

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Riflessione zen

Credo che sul piatto ci siano un po’ di dati utili perché possiate formarvi un’opinione personale.

Ma c’è ancora una cosa. Un aspetto che forse sfugge ai partigiani di entrambi i fronti, sia “passivi” che “attivi”. E cioè che la gestione attiva e quella passiva sono complementari come yin e yang. Non è una conclusione buonista, è pura logica supportata da dati.

  • Senza gestione passiva ci sarebbero troppi gestori attivi e l’alfa sarebbe ancora più evanescente ed elusiva. Infatti, il problema con l’alfa non è che i gestori sono dei minus habens, bensì, paradossalmente, che c’è troppa gente brava, sicché le migliori opportunità d’investimento svaniscono subito (come i biglietti dei concerti sul malefico TicketOne o i biglietti aerei in offerta online). I dati peraltro mostrano come nei Paesi con più prodotti passivi la qualità della gestione attiva sia migliore.
  • Se non ci fossero i gestori attivi, il mercato sarebbe più illiquido, cristallizzato negli indici finanziari, e le aziende (o i Governi, per le obbligazioni governative) che vanno male rimarrebbero “nascoste”, visto che nessuno andrebbe a punirle con la vendita dei loro titoli. Tutti si limiterebbero ad acquistare acriticamente i titoli azionari ed obbligazionari nelle proporzioni definite dagli indici. Mancherebbe la selezione naturale, che è fondamentale. (Il corollario è: se aumenta la proporzione di gestioni passive, aumentano le opportunità per i gestori attivi).

Quindi, al di là delle scelte dei singoli investitori, è bene tenere presente che a livello di ecosistema finanziario è salutare la contestuale presenza di gestioni passive e attive.

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