BUSINESS ANGELS. NON SOLO PARTNER FINANZIARI

EARLY STAGE PER LE STARTUP. COSA SONO I BUSINESS ANGELS E COME INTERVENGONO

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Un’idea di Impresa ha sempre una fase iniziale, nella quale si pongono le basi per il suo sviluppo e per il successo futuro. In questa fase, che gli anglosassoni definiscono early stage, è importante una collaborazione per la redazione di un business plan realistico, di un’affinazione del progetto iniziale e, soprattutto, supporti successive richieste di fondi. In questa primissima fase sono sempre più importanti i Business Angels, figure professionali in grado di applicare tecniche corrette per la creazione di una base solida ad una Azienda di successo.

E’ molto raro che un imprenditore raccolga capitali da investitori privati senza definire chiaramente il panorama competitivo della propria attività e di come la sua idea abbia un chiaro vantaggio competitivo rispetto ai suoi competitors. Gli investitori vogliono conoscere le “barriere all’ingresso”, vale a dire come si può mantenere concorrenziale la propria idea nel tempo. Alcune barriere all’ingresso possono includere: brevetti, segreti commerciali e proprietà di sviluppo tecnologico.

Tipicamente, i BA intervengono nella primissima fase di vita dell’idea, mentre in seconda fase operano altri attori/investitori strutturati (venture capitalists, private equity ecc.). L’intervento del BA è quindi molto preliminare e per questo a massimo rischio, mentre nella fasi successive l’idea, ormai configurata in progetto, vede aumentare il proprio valore, via via che il progetto assume identificazione, riducendo progressivamente il rischio. Il primo contributo possibile del BA consiste quindi nell’ aiutare il proponente a far evolvere una idea in un progetto; secondo passaggio tipico, fornire supporto per organizzare il progetto in impresa. Le fasi tipiche di questo percorso prevedono a titolo esemplificativo ma non esaustivo: mentoring di mercato, definizione del modello di business, prototipazioni, ricerca di risorse (nel senso più ampio del termine) e costruzione di relazioni virtuose con esse.

Ricorrere ad un Business Angel può significare per molte imprese operare una svolta, anche se statisticamente, in Italia, un terzo delle start-up seguite da un BA chiudono in perdita, un terzo riesce a pareggiare i conti, mentre solo l’ultimo terzo riesce a trasformarsi in un business interessante, capace di fornire ai suoi angeli un rendimento pari a 5-10 volte il capitale investito. In quest’ultimo caso, dopo circa tre o quattro anni il Business Angel vende ad un investitore più grande oppure allo stesso ideatore del progetto, permettendogli così di trovare nuovi investitori più consoni con la complessità di business raggiunta.

In Italia la figura del BA ha assunto, soprattutto negli ultimi anni, nei quali il credit crunch ha colpito pesantemente le Imprese, una valenza ed un’importanza specifica, tanto da indurre molte università a formare specifiche associazioni che raccolgono tutti gli imprenditori intenzionati a svolgere il ruolo di Business Angel, divenendo così punti cardine ai quali i giovani con una buona idea e con un business plan credibile possano rivolgersi.
È previsto che i Business Angels si organizzino in reti locali, conosciute come B.A.N. (Business Angels Network); i B.A.N. sono delle strutture permanenti che consentono ai Business Angels di incontrare imprenditori alla ricerca di capitale e di competenze manageriali.

Una delle associazioni italiane è l’IBAN, l’associazione nazionale per l’angel investing, che aderisce anche all’EBAN il network europeo degli investitori informali.
E’ proprio l’IBAN, grazie alle sue indagini, a fornire un profilo tipico del business Angel: secondo Tommaso Marzotto Caotorta, socio fondatore dell’associazione, il business angel italiano: “ha in media 49-50 anni, è laureato e ha conseguito un master. In genere è un manager, un imprenditore, un figlio di un imprenditore, un avvocato d’affari o un commercialista. Ha esperienza nella gestione di progetti di impresa e liquidità da investire in piccole imprese con elevato potenziale di sviluppo. Gli investimenti vanno dai 50mila ai 500mila euro per singola operazione”.

Le strade per finanziare una startup sono diverse e conoscerle può significare il successo dell’iniziativa.

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Quanto sopra (business angels, crowdfunding, venture capital) rientra a pieno titolo nel finanziamento nell’early stage di una Impresa. In Italia il private equity, l’investimento privato in Aziende, sta crescendo negli ultimi anni, dopo una contrazione verificatasi in concomitanza con la crisi economica mondiale del 2008/2009.

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Nel primo semestre del 2016 il venture capital in Italia ha pesato per l’1% sul totale degli investimenti in imprese. Dati registrati dall’Aifi, l’associazione Italiana di Private Equity, Venture Capital e Private Debt.

Un dato che però va contestualizzato, perché sui 4,9 miliardi di investimenti totali dei primi mesi dell’anno incidono pesantemente le grandi operazioni. Nello specifico a guidare il mercato sono le operazioni di buy out che da sole hanno raggiunto quota 3,4 miliardi di euro; a seguire ci sono le operazioni di replacement con 812 milioni investiti ; subito dopo troviamo le operazioni di expansion con  534 milioni, poi tutte le altre. Chiude la classifica, come dicevamo, il comparto seed/startup con 35 milioni di investimenti (1% appunto)

Sebbene i dati attestino una crescita significativa delle operazioni di venture capital rispetto al primo semestre del 2015, con un incremento del 77% degli investimenti passati da 20 a 35 milioni, non c’è da stare allegri. Perché, guardando i dati Aifi, il traguardo dei 100 milioni di finanziamenti alle startup, auspicato dagli addetti ai lavori, appare più che altro un miraggio

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Per completare il quadro, è importante sottolineare che gli investimenti vengono operati in tutti i settori, anche se molto spesso il BA si orienta verso start-up che possiedono marchi, brevetti e know how, che difficilmente possono essere dati a garanzia per un finanziamento bancario, ma che se messi in atto possono diventare una vera fonte di guadagno. Uno dei settori prediletti è quello manifatturiero, in quanto solitamente il business angel re-investe nei settori in cui ha già operato e di cui conosce caratteristiche e opportunità. Così questi angeli custodi risultano molto attratti dai software, dall’automazione industriale, dall’elettronica, dalle nanotecnologie e fino a qualche tempo dalle rinnovabili. Gli Angel infine non sembrano assolutamente disdegnare anche settori fortemente a rischio o specializzati, come ad esempio l’ambito dell’ICT.

 

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