I CONSIGLI DEL MAÎTRE

I consigli del Maître

 

È sempre più difficile riuscire ad orientarsi fra le migliaia di notizie che ogni giorno emergono sulla rete. Man mano che aumentano i mezzi e i canali di comunicazioni diventa sempre più indispensabile trovare nocchieri capaci di guidarci sicuri nel mare procelloso dell’informazione economica contemporanea. Noi abbiamo chiesto il consiglio di un Maître. Maurizio Sgroi, il Maître à PanZer di Twitter.

L’incredibile successo di Netflix. Un istituto di ricerca ha pubblicato alcuni dati che mostrano lo straordinario successo ottenuto da Netflix nei confronti dei competitori tradizionali, ossia le piattaform di tv via cavo. Il confronto è riferito agli Usa, ma è sufficiente a dare un’idea dell’importanza del fenomeno.

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Come si può osservare, non è tanto il fatto che Netflix abbia superato di più di due milioni il numero degli abbonati della cable tv, ma quanto la circostanza che ha più che raddoppiato i suoi abbinati nello spazio di appena un quinquennio, passando da 23 milioni a oltre 50. Ancora più interessante osservare che l’industria tradizionale ha perso solo circa quattro milioni di abbonati. Quindi non c’è stato un semplice travaso, ma la creazione di una nuova domanda. Lo dicevano i classici che l’offerta crea la propria domanda. E il caso di Netflix ne è una chiara dimostrazione. Sulle ragioni di questo successo si sprecano le analisi. La mia idea è che vince per semplicità, economicità e modernità. In una parola: è nativo digitale.

L’America Saudita, parte II. Qualche settimana fa avevamo parlato dell’incredibile aumento di produzione di petrolio che si sta registrando negli Stati Uniti grazie allo sviluppo dello Shale Oil che i recenti rialzi petroliferi, trasformatisi in recentissimi ribassi, hanno stimolato anche in ragione del robusto calo dei costi di produzione statunitensi. Lo shale, insomma, rimane competitivo anche ai livelli attuali, a differenza di molta produzione tradizionale. Un aggiornamento sulla produzione è arrivato dalla Fed di Dallas, che ha pubblicato di recente un approfondimento.

Come si può osservare a far la parte del leone è il bacino Permiano, centro della produzione di shale oil in Texas, che in pratica è più che raddoppiata dal 2010 e che ormai svetta verso i 2,5 milioni di barili al giorno. Solo nel mese di maggio il Permian Basin ha aumentato la produzione di altri 53.400 barili, portandosi a 2,34 milioni. Ma come si può osservare di recente si è rianimato anche l’Eagle Ford, una vasta area di produzione petrolifera di Shale che ha visto crescere la sua produzione per il quarto mese consecutivo (+33 mila barili al giorno) portandosi a 1,29 milioni complessivi. Sulle due aree ci sono circa 450 impianti di estrazione attivi. Interessante osservare come l’aumento di produzione abbia fatto schizzare in alto l’export.

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Gli Usa hanno venduto all’estero 926 mila barili a maggio, in crescita rispetto ai 733 mila di aprile. Da quando gli Usa, a dicembre 2015, hanno rimosso il ban contro le esportazioni di greggio gli Usa sono diventati competitivi, anche se non sono certo l’Arabia Saudita. Non ancora almeno.

La ripresa del commercio Cinese. L’Istituto di studi economici della Banca di Finlandia che studia le economia emergenti ha pubblicato una interessante rappresentazione degli andamenti più recenti del commercio cinese, che nel 2017 sembra aver ripreso vigore dopo i risultati fiacchi degli ultimi due anni.

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Come si può osservare da inizio anno c’è una decisa ripresa delle esportazioni dell’Ue verso la Cina, mentre sono leggermente diminuite quelle Usa. Se guardiamo al nostro commercio estero – di recente Istat ha pubblicato i dati relativi ad aprile, osserviamo che la Cina è in effetti per noi un partner molto interessante.

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Infatti è il terzo per incremento dopo Russia e Giappone. In tal senso l’aumento della domanda cinese, che come vediamo dall’analisi si dirige in buona parte verso l’Ue, è per noi una ottima notizia. Sempre che riusciamo a intercettarla. E dovremmo fare del nostro meglio per riuscirci, viste le complessità con le quali dobbiamo fare i conti per gestire la nostra bilancia commerciale, dove la componente energetica continua significativamente a pesare.

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Toglietemi tutto, ma non l’automobile. La settimana scorsa si è chiusa con alcuni dati del settore auto in Europa, cresciuto del 7,7% su base annua a maggio, con FCA addirittura a sovraperformare con l’11,9% . Il settore, insomma, sembra aver recuperato la salute, tanto che gli osservatori stimano che tornerà al livello pre crisi, quando – era il 2007 – il settore chiudeva l’anno con 15 milioni 574 mila vetture vendute. Il 2017 promette bene, siamo già a una crescita nei primi cinque mesi dell’anno del 5,3%. Ma a ben vedere, era prevedibile che il settore avrebbe ritrovato la sua dinamicità. E per capirlo non serve conoscere l’economia industriale, ma la semplice statistica. Eurostat ha diffuso i dati sul possesso di automobili in Europa. Il Lussembrugo primeggia, con 661 auto per 1.000 abitanti. Noi italiani siamo terzi dopo Malta, con 610. Quindi se consideriamo il 61% di 60 milioni di persone, abbiamo un’idea di quante auto girino nel nostro paese. E perciò di quanti spazi di mercato ci siano per i venditori. E’ solo questione di tempo.

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