I CONSIGLI DEL MAÎTRE

I consigli del Maître

 

È sempre più difficile riuscire ad orientarsi fra le migliaia di notizie che ogni giorno emergono sulla rete. Man mano che aumentano i mezzi e i canali di comunicazioni diventa sempre più indispensabile trovare nocchieri capaci di guidarci sicuri nel mare procelloso dell’informazione economica contemporanea. Noi abbiamo chiesto il consiglio di un Maître. Maurizio Sgroi, il Maître à PanZer di Twitter.

Chi detiene il debito pubblico europeo? Eurostat ha pubblicato una interessante ricognizione sulla titolarità dei debiti pubblici dei paesi europei, accertando che per la metà degli stati membri Ue questo debito è detenuto da non residenti. L’Italia fa eccezione. Da noi oltre il 60% dei debiti è in mano a istituzioni finanziarie (banche, assicurazioni, eccetera) e circa il 30% è all’estero. Tuttavia noi abbiamo una quota rilevante di debito pubblico, fra il 10 e il 15%, che ha scadenza inferiore all’anno e che quindi deve essere costantemente rinnovato. Parliamo di una cifra che, sul totale di 2.270 miliardi di euro, vale almeno 240-250 miliardi in media. Abbiamo poco debito all’estero, ma dobbiamo sempre sperare che lo rinnovino. Specie una volta che la Bce smetterà di comprarlo. A tal proposito è utile ricordare, come è riportato nell’ultimo bollettino della banca centrale, che fra marzo 2015 e marzo 2017, l’Eurosistema ha acquistato sul mercato secondario oltre mille miliardi di titoli pubblici. In cima ai venditori ci stanno proprio i non residenti, che ne hanno ceduto per oltre 490 miliardi, e poi le banche, per circa 280. E questo serve anche a capire le tendenze dei mercati finanziari.

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I mercati esteri prioritari per l’Italia. La settimana scorsa è stato presentato a Milano l’ultimo rapporto annuale della Sace, la società pubblica che aiuta le imprese italiane nel loro processo di internazionalizzazione. Il rapporto contiene molte informazioni interessanti, e anche previsioni incoraggianti sul nostro commercio internazionale che si vede in progresso fino al 2020 a un tasso di circa il 4%. Almeno due cose vale la pena ricordarle qui. La prima è il contributo dei vari settori produttivi al successo del nostro export che, come viene ricordato nel rapporto, è l’unica componente macroeconomica positiva di questi anni e ha sostanzialmente tenuto in piedi l’Italia.

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La seconda è l’osservazione su quali siano i mercati esteri sui quali dovremmo concentrare la nostra attenzione nei prossimi anni, sempre ricordando che non esauriscono le nostre relazioni commerciali.

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Come si vede, i primi due sono gli Usa e la Cina. Mercati difficili, specie di questi tempi che il protezionismo è tornato di moda.

Dove abita il protezionismo. Si parla molto di tentazioni protezioniste e della straordinaria crescita delle restrizioni commerciali di vario genere che rendono il commercio sempre più complicato. Un dato, contenuto sempre nell’ultimo rapporto annuale Sace, fa riflettere: gli Usa dal 2008 hanno introdotto in media una restrizione commerciale ogni quattro giorni. Alcune si limitano a obbligare i produttori a utilizzare roduttori locali per parte della loro merce. Altri sono più stringenti. Ma certo non sono gli Usa il paese più protezionista. Una tabella prodott dal Peterson Institute, un pensatoio che si occupa fra le altre cose di commercio internazionale, consente di osservare che in cima ai paesi che usano aggressivamente i dazi ci sta il Brasile, seguito dall’India e dalla Cina. Tutti paesi con i quali noi italiani siamo costretti a confrontarci per il nostro commercio internazionale. E questo non è certo un buon viatico.

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L’Ue al top dell’export di motoveicoli, gli Usa al top dell’import. Eurostat ha prodotto un approfonfidmento che mostra come l’Ue sia il più grande esportatore di motoveicoli, dalle auto ai trattori, fino a comprendere parti e accessori, al mondo. Nel 2016 ha portato fuori dai suoi confini 192 miliardi di merci, seguita dal Giappone con 127 e gli Usa con 109. Questi ultimi però, oltre a godere del terzo posto per l’export, sono saldamente in cima nella classifica delle importazioni, con 254 miliardi totali. L’Ue vende agli Usa il 25% delle sue esportazioni, la Cina il 16%, seguita dalla Turchia con il 7% e poi dalla Svizzera, il 5% come anche il Giappone, col 5%. E’ interessante sapere che il 20 dell’import di motoveicoli che l’Ue importa arriva dalla Turchia, che evidentemente ospita stabilimenti esteri, e dal Giappone, con 19%, e il 14% dagli Usa. Eurostat ricorda che le esportazioni e le importazioni si riferiscono a dove si produce, non alla nazionalità di chi produce. In questo caso – e il caso turco lo prova – le statistiche sarebbe diverse.

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