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I CONSIGLI DEL MAÎTRE

I consigli del Maître

 

È sempre più difficile riuscire ad orientarsi fra le migliaia di notizie che ogni giorno emergono sulla rete. Man mano che aumentano i mezzi e i canali di comunicazioni diventa sempre più indispensabile trovare nocchieri capaci di guidarci sicuri nel mare procelloso dell’informazione economica contemporanea. Noi abbiamo chiesto il consiglio di un Maître. Maurizio Sgroi, il Maître à PanZer di Twitter.

Credito italiano? Solo per chi può La Banca d’Italia ha diffuso le statistiche sull’attività bancaria che ci consentono, incrociandole, di avere un’informazione molto interessante. In sostanza, il credito costa più caro alle famiglie che alle imprese e ciò malgrado (o forse proprio per questo) la crescita più rilevante delle erogazioni è per le famiglie e non per le imprese. Tutto ciò è osservabile guardando il grafico del costo dei prestiti, misurato dai tassi di interesse, e quello dell’andamento del credito.

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Come dato, basti osservare che i prestiti alle famiglie sono cresciuti del 2,5% su base annua a maggio, a fronte di uno 0,3% alle società non finanziarie, ossia le imprese. In pratica le imprese, che pure hanno condizioni di credito più favorevoli, ne chiedono ancora poco, a differenza delle famiglie, che per lo più acquistano mutui. Come si spiega? Forse col fatto che le famiglie hanno pochi debiti rispetto al reddito, circa il 60%. Le imprese di più.

L’aria che tira in Uk. Il tempo volge all’incerto per l’economia britannica, alle prese con previsioni poco rassicuranti che arrivano dagli osservatori. L’ultima arriva da Standard&Poor. L’agenzia di rating nota che il paese, pure se ha superato brillantemente le fosche previsioni degli economisti all’indomani del referendum, adesso mostra segnali di rallentamento. La disoccupazione di recente ha segnato un suo minimo da quarant’anni a questa parte, ma questo non basta a dissipare le nubi sulla domanda domestica, che si vede al ribasso e che neanche l’export netto, incoraggiato dalla svalutazione della sterlina riesce a compensare.

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Le previsioni perciò sono molto sparagnine. Si stima che l’economia crescerà dell’1,4% quest’anno e dello 0,9 il prossimo, con una media per il 2019-20 dell’1,4%. Questo mentre è ancora incerto il futuro delle negoziazioni. Nessuno sa come si accorderà l’Uk con l’Ue per tutta una serie di partite, a cominciare da quelle sui servizi finanziari. Come dato basta ricordare che la sola Londra, dove si concentra la comunità finanziaria, produce il 42% del totale dell’export di servizi verso l’Ue. Per adesso abbiamo saputo che dovrà pagare all’Ue un conto salato per l’uscita. Non è ancora chiaro quanto.

I fan della globalizzazione. L’Istituto Bruegel, un pensatoio europeo che si occupa di economia, ha diffuso una ricerca secondo la quale gli europei stanno riscoprendo l’entusiasmo per la globalizzazione e che i sostenitori più entusiasti sono gli europei del Nord. Queste rilevazioni vanno sempre prese con le pinze. Ma vanno osservate. C’è sempre un pizzico di verità. Si possono fare diverse congetture sul perché i nordici preferiscano la globalizzazione e i latini no. Curioso è il caso della Francia, che non viene considerata né latina né nordica. E questo fa molto riflettere.

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Ai cinesi piace l’Africa. Un’analisi di McKinsey motra il ruolo crescente che la Cina sta giocando nel continente africano. Se ne parla da tempo, ma se si guardano i grandi numeri non si può che rimanere colpiti dal grande progresso dei cinesi nelle relazioni bilaterali con l’Africa, che a dispetto della vulgata. È un paese molto ricco, in risorse naturali e materie prime. Ecco una scheda che mostra come i cinesi, nello spazio di un ventennio, siano diventati i primi partner per scambi bilaterali.

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Come si vede i primi investitori diretti sono ancora occidentali, ma la Cina esibisce il tasso di crescita degli investimenti più che doppio rispetto a Uk e Usa. Il nuovo Scipione è nato a Pechino.

 

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