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THE VILLAGE WEEKEND con Federica SELLERI

TREASURES FROM THE WRECK OF THE UNBELIEVABLE. DAMIEN HIRST.

Damien Hirst

Per Venezia – città ricca, ricchissima d’arte contemporanea e non – il 2017 sembra però distinguersi per l’arte contemporanea per due appuntamenti in particolare: la biennale, inaugurata nello scorso maggio e visitabile fino al 26 novembre e la mostra personale di Damien Hirst, inaugurata lo scorso aprile e visitabile fino al 3 dicembre.

Treasures from the Wreck of the Unbelievable costituisce la prima grande personale dedicata a Damien Hirst in Italia. Si estende lungo i 5.000 metri quadrati espositivi di Palazzo Grassi e Punta della Dogana, le due sedi veneziane della Pinault Collection che per la prima volta sono entrambe affidate a un singolo artista.

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Il percorso espositivo è un progetto complesso e ambizioso, la cui realizzazione si è protratta lungo diversi anni. Eccezionale nelle dimensioni e nei propositi, la mostra racconta la storia dell’antico naufragio della grande nave ‘Unbelievable’ (Apistos il nome originale in greco antico) e ne espone il prezioso carico riscoperto nel 2008: l’imponente collezione appartenuta al liberto Aulus Calidius Amotan, conosciuto come Cif Amotan II, destinata a un leggendario tempio dedicato al Dio Sole in oriente. Tutte queste preziose informazioni sono fornite al visitatore da un accurato libretto esplicativo che accompagna la visita e da una serie di video e foto in cui sono testimoniate le operazioni di recupero dei reperti antichi…

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Sveliamo subito il bluff, è tutta un’enorme finzione.

Damien Hirst ha creato tutte le opere esposte impiegando dieci anni per la loro realizzazione, quattro mesi di allestimento e costi di produzione milionari. Ha allestito una mostra mozzafiato puntando sull’effetto scenografico di opere dalle dimensioni mastodontiche – un esempio è la statua alta 18 metri ospitata nel cortile interno di Palazzo Grassi – e molte delle quali realizzate con materiali preziosi.

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La storia intorno alla mostra è affascinante. Tocca le corde del mistero, delle narrazioni leggendarie, di quelle tramandate oralmente, di pirati, di un tesoro disperso e ritrovato. Il collegamento tra lo schiavo liberato che diventa un ricco collezionista, così come è successo a lui, artista povero cresciuto a Bristol, diventato famoso e anche collezionista, è originale.

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Damien Hirst è riuscito non solo a creare opere che stupiscono ed affascino ma ha creato una vera e propria “finzione nella finzione” proponendo riproduzione museali di opere spacciate come autentici reperti. L’artista è andato al di là della concezione canonica della creazione artistica: non si è limitato a creare le opere esposte, ha creato una storia, una finzione a cui prendono parte i visitatori.

Statue giganti, statuette, cimeli vari, icone votive, reperti, monili. Pietre preziose, oro a volontà, marmi pregiati. La multidisciplinarietà e l’uso incredibile di materiali diversi ci cattura. Così come affascina, seduce e diventa quasi curiosità irrefrenabile l’idea di scoprire cosa sarà vero e cosa no.

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