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I CONSIGLI DEL MAÎTRE

I consigli del Maître

 

È sempre più difficile riuscire ad orientarsi fra le migliaia di notizie che ogni giorno emergono sulla rete. Man mano che aumentano i mezzi e i canali di comunicazioni diventa sempre più indispensabile trovare nocchieri capaci di guidarci sicuri nel mare procelloso dell’informazione economica contemporanea. Noi abbiamo chiesto il consiglio di un Maître. Maurizio Sgroi, il Maître à PanZer di Twitter.

Le garanzie Usa al sistema finanziario. I ricercatori della Fed di Richmond hanno pubblicato l’aggiornamento al 31 dicembre 2016 del cosiddetto Bailout barometer, una stima dell’ammontare delle garanzie, implicite ed esplicite, che il governo Usa fornisce al settore finanziario privato, quindi banche, assicurazione, fondi e altro.

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In pratica oltre il 60% dei debiti di questi soggetti, parliamo di oltre 25 trilioni di dollari, hanno alle spalle la garanzia del governo. Che se da una parte favorisce la stabilità finanziaria, dall’altra è di sicuro un notevole incentivo al moral hazard. Rischiare con i soldi dei contribuenti è di sicuro più facile che con i fondi propri. E abbiamo visto nel 2008 quanto possa costare caro.

L’Italia biologica e (quasi) ogm. Eurostat ha diffuso i dati sulle coltivazioni biologiche in Europa dai quali emerge che l’Italia è ben sopra la media, che rimane ancora abbastanza bassa, intorno al 6%, malgrado queste coltivazioni siano diventati così popolari e abbiano incontrato il favore di molta opinione pubblica che, più o meno informata, ha deciso di affidarsi a questa parolina magica quando decide i suoi acquisti di beni alimentari.

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Questo atteggiamento vagamente fideistico si riscontra, al contrario, in un altro grande tema del nostro tempo: le coltivazioni geneticamente modificate. In Italia la legge vieta la coltivazione di Ogm, e non si è sviluppata alcuna coltivazione Ogm a fini commerciali. Tuttavia un recente rapporto rileva che “i prodotti animali italiani sono probabilmente derivati da animali nutriti con ingredienti Ogm ed è probabile che anche alcuni prodotti siano processati con ingredienti Ogm”. L’Italia infatti importa fra l’85 e il 90% di soia e farina di soia. Nel 2016, in particolare, abbiamo acquistato 1,3 di MMT (milioni di tonnellate) di soia, per lo più dal Brasile (536,24), dagli Stati Uniti (272,375 MT) e dal Canada (172,793 MT). Sempre nel 2016 abbiamo importato 2,1 MMT di farina di soia, in gran parte dall’Argentina (1.425 MT), dal Paraguay e sempre dal Brasile. Poiché la soia Ogm “rappresenta una porzione significativa dell’offerta globale, l’Italia sta probabilmente usando soia Ogm nei suoi mangimi”. Di recente tuttavia la Commissione parlamentare dell’agricoltura ha dato parere positivo a uno schema di decreto del ministero delle politiche agricole per finanziare con 21 milioni un piano triennale di ricerca proprio sul genoma editing e le cisgenica da realizzarsi in collaborazione con il CREA, Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria. Insomma, gli organismi geneticamente non ci piacciono, ma li importiamo per nutrire gli animali che alimentano anche molte produzioni DOP. E nel frattempo ci facciamo i nostri. Chissà se la “via italiana” alla modifica genetica convincerà l’Ue. E soprattutto i consumatori.

Le imprese zombie in Cina. La Bce ha pubblicato un articolo molto interessante sull’economia cinese dove vengono riepilogati gli straordinari progressi compiuti che hanno generato anche straordinari problemi che in qualche modo dovranno essere risolti, e che minacciano di crearne altrettanti anche fuori dai confini del gigante asiatico. Uno è di sicuro l’alto livello di indebitamento che non coinvolge solo il settore privato, ma anche quello pubblico. Nel grafico si vede che il rapporto credito/pil in Cina ha superato il 200% del pil. Moltissima parte di questi debiti sono in capo alle imprese, e in particolare a quelle a controllo pubblico. La Bce monitora anche la percentuale di aziende che con i ricavi non riescono neanche a pagare gli interessi sui debiti, le cosiddette imprese zombie. E come si vede dal secondo grafico, quelle più esposte sono le imprese manifatturiere, quelle all’oriogine del grande successo cinese, seguite da quelle immobiliari. Il successo cova dentro di sé i semi del fallimento, viene da dire, specie quando la politica ci mette lo zampino.

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Chi si fida del governo? L’Ocse ha pubblicato un dato secondo il quale la fiducia delle popolazioni nei propri governi è al lumicino. La Crisi certo non ha giovato, ma anche negli anni precedenti, la percentuale di persone che diceva di avere fiducia del governo era di poco superiore al 40%, segnando questo risultato una disaffezione profonda, che sembra prescinda dal livello di benessere, che nei paesi Ocse è mediamente elevato. Qual’ è allora la ragione di questa sfiducia? Il dibattito è aperto.

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