IL SETTORE TURISTICO ITALIANO: BENE MA NON BENISSIMO

TURISMO IN ITALIA, BUONA CRESCITA MA NON BASTA

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L’anno 2017 comincia a distribuire informazioni statistiche sul turismo Alcuni punti sono già certificati e dichiarano buoni risultati per le strutture ricettive italiane.

Secondo l’Ufficio statistica del Mibact nel 2017 è stata superata la soglia dei 50 milioni di visitatori con incassi che sfiorano i 200 milioni di euro e un incremento rispetto al 2016 di circa 5 milioni di visitatori e di 20 milioni di euro. Sul podio delle regioni con il maggior numero di visitatori il Lazio (23.047.225), la Campania (8.782.715), la Toscana (7.042.018).

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L’importanza di questo settore potrebbe dare all’Italia, come avvenuto in Spagna una spinta determinante per uscire dalla crisi: il settore oggi vale l’11% del Pil.

Secondo l’Istat, gli arrivi di turisti non residenti sono cresciuti del 35,8% dal 2008 al 2016, toccando quota 56,8 milioni. Lo scorso anno, secondo un report del centro studi Intesa, si profila come il migliore del decennio. E resta spazio di crescita: per il 2018, l’Unwto prevede una crescita dal 4 al 5% di turisti mondiali. Dove si orienteranno i viaggiatori?

La sfida internazionale ha premiato nel 2017 la crescita della Spagna, Paese europeo a maggior crescita nella classifica del turismo mondiale, che con 82 milioni di visitatori internazionali dichiarati da Madrid, in aumento del 9% rispetto al 2016, sono ancora inferiori agli 89 previsti della Francia ma probabilmente porteranno a un sorpasso storico sugli Usa (75,6 milioni nel 2016). Dopo le prime, quarta classificata è la Cina seguita finalmente dall’Italia.

Da noi, la componente domestica dei flussi turistici rimane predominante, ma gli stranieri crescono a tassi più alti (+4,9% nelle presenze) a dimostrazione del crescente interesse dell’estero per il Belpaese accompagnato anche da una generale percezione positiva

Considerando il motivo del viaggio, nella prima metà dell’anno la spesa di chi è venuto in Italia per vacanza, motivo del viaggio più frequente tra gli stranieri, è aumentata del 3,1%, sospinta dall’ottimo andamento delle vacanze nelle città d’arte (+7,8%) e dal comparto balneare (+15,0%); sono cresciute decisamente anche le spese dei viaggiatori per motivi di lavoro (+12,9 %) e di coloro che si sono recati a visitare parenti e amici (+9,6%). La crescita delle entrate turistiche si è concentrata nel Sud +18,3% e nel Centro +6,1% nel complesso del semestre, mentre l’aumento al Nord è stato più contenuto (+1,5%).

RICITTA

Guardando alla composizione della spesa dei viaggiatori stranieri per tipo di servizio acquistato, la spesa per l’alloggio è aumentata del 6,3% nel primo semestre e rimane la più rilevante (circa il 42% del totale). Aumenti più contenuti sono stati registrati dalla spesa per gli altri servizi (ristorazione, shopping, trasporto locale, altri servizi). La spesa media giornaliera dei turisti stranieri è passata da 107 a 108 euro al giorno.

Per crescere il settore avrò bisogno di investimenti, ed i miglioramenti che gli Operatori stanno mettendo in opera riguardano in primis i servizi e la qualità dell’accoglienza, elementi destinati a incidere sempre di più sulle scelte dei viaggiatori. La crescita dell’Italia (nel primo semestre del 2017 ha registrato un +4,3% di arrivi di non residenti)  sembra ancora lontana dai record spagnoli e una prima spiegazione viene dall’«indice di competitività turistica» del World Economic Forum che, analizzando 14 parametri, mette la Spagna al primo posto e lascia l’Italia all’ottavo.

Il modo di fare turismo è infatti cambiato negli anni: essendo un fenomeno sociale ancor prima che economico, il settore è influenzato dall’evoluzione dei bisogni dei viaggiatori e da una serie di fattori “esogeni” che hanno effetti combinati sui comportamenti individuali. La tecnologia, ad esempio, ha inciso profondamente nelle modalità di guardare al mondo dei viaggi ampliando a dismisura la possibilità di reperire informazioni, rivoluzionando il tradizionale concetto di intermediazione, riducendo di conseguenza l’asimmetria informativa tra produttore e consumatore e offrendo a quest’ultimo la possibilità di generare contenuti propri e di diffonderli in modo pervasivo attraverso gli strumenti social.

Le Regioni d’Italia più recensite nel 2016 rispecchiano quindi in generale le destinazioni nelle quali arrivano più turisti; in questa speciale classifica il Piemonte si piazza all’11° posto (guidano la classifica Lombardia, Veneto, Toscana e Lazio) con oltre 13,6 milioni di presenze. A confermare questi dati è il Rapporto sul Turismo 2017, curato da UniCredit in collaborazione con Touring Club Italiano, ove viene prestata un’attenzione particolare alle diverse performance regionali. Dominano la classifica il Veneto, con 63,2 milioni, la Toscana con 44,3 milioni e la Lombardia con 37,8 milioni.

Per quando riguarda l’offerta ricettiva, nel 2015 il Piemonte si è attestato all’8° posto in Italia per numero di esercizi turistici (6.303) e all’11° posto per numero di letti totali (195.806). Nel quinquennio 2010-2015 inoltre l’offerta ricettiva del Piemonte ha registrato un incremento di letti totali pari al 6,6% (3,8% il dato medio Italia). Un dato interessante riguarda poi la distribuzione dei posti letto regionali per tipologia di struttura ricettiva: nel periodo considerato il 43,2% dei posti letto è stato offerto da alberghi,  il 26,1% da campeggi e villaggi turistici,  il 8,7% da alloggi in affitto, il 7,5% da case per ferie, il 5,8% da agriturismi e  il 4,3 da B&B. La classifica regionale  Sulla base poi delle presenze turistiche (che nel 2015 sono state oltre 13,6 milioni) il Piemonte si è dunque piazzato all’11° posto in Italia con una crescita nel quinquennio 2010-2015 del 10,6% (4,6% il dato medio Italia). Nel Rapporto si evidenziano poi i principali mercati esteri di provenienza che per il Piemonte nel 2015 sono stati, nell’ordine, la Germania (22,9%), la Francia (12,6%) e il Regno Unito (10,6%).  Inoltre, il settore turistico piemontese ha una quota del 2,5% sul valore aggiunto nazionale, dando lavoro a circa 80.000 addetti (distribuiti fra alloggio e ristorazione) che costituiscono il 6,4% del totale occupati in Italia.

 

 

 

 

 

 

 

 

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