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Il mondo che verrà: 10 domande per il 2018

Il 2017 si è lasciato alle spalle diversi interrogativi aperti: dalle sorti dell’Unione Europea post-Brexit alle minacce nucleari di Pyongyang. Quali risposte ci darà il 2018?

 

Questo post porta la firma di ISPI: l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, il punto di riferimento italiano ed internazionale per le ricerche in tema di politica ed economia internazionale.


Il mondo del 2017 ha assistito a grandi “inizi” (anche se non sempre nuovi) e a grandi “conclusioni” (anche se non sempre definitive). È stato l’anno dell’insediamento di Trump e della disfatta – quella territoriale – dell’ISIS; dell’ascesa di un impetuoso principe ai vertici della monarchia saudita e dell’elevazione di un presidente – Xi Jinping – a leader indiscusso di una Cina sempre più potente; è stato l’anno in cui in Europa, che ha perso un pezzo, è divampato l’indipendentismo e in cui i populismi sono stati sconfitti alle urne; l’anno in cui l’economia globale è tornata a crescere, ma anche quello delle minacce di Kim Jong Un e dell’esodo biblico dei Rohingya in Myanmar.

Ma cosa ci aspetta nel 2018? A questo interrogativo, l’ISPI ha voluto anche quest’anno dedicare un Dossier speciale sul “Mondo che verrà”, questa volta sviluppato in dieci domande, accompagnate da sei focus. Le risposte, come di consueto, sono affidate alle valutazioni di esperti di primo piano, a cui ancor prima che di “prevedere”, abbiamo chiesto di aiutarci a comprendere. (Per leggere gli approfondamenti completi, cliccare sulle immagini).


1. Corea del Nord: sarà guerra? DIPENDE

Fino a non molti anni fa il regime nordcoreano era considerato come una ‘tigre di carta’ e la sua abilità nel dotarsi di missili nucleari intercontinentali veniva bollata come una possibilità estremamente remota. Ma gli sviluppi recenti compiuti in ambito missilistico da Pyongyang non possono essere ignorati […]


2. Iran e Arabia Saudita allo scontro? SI

Sì, ma ancora per procura. L’Arabia Saudita non è in grado di condurre direttamente una guerra contro l’Iran e nel caso accadesse può farlo soltanto con il decisivo sostegno americano. E questo nonostante le spese di Riad per la difesa siano state nel 2016 di circa 64 miliardi di dollari e quelle iraniane di 12. Anche i dati dell’economia sono nettamente a favore dei sauditi che vantano un Pil di 650 miliardi di dollari mentre gli iraniani intorno ai 400 miliardi di dollari. Per non parlare della produzione petrolifera […]


3. Gerusalemme capitale: nuova intifada? NO

Il giorno in cui Hamas aveva deciso di “riaprire le porte dell’inferno”, due dei primi tre razzi lanciati contro Israele erano caduti dentro la striscia di Gaza. Contemporaneamente nei Territori occupati, in Cisgiordania, i “tre giorni della collera” proclamati da Fatah e dall’Autorità palestinese erano passati con molti piccoli scontri con la polizia israeliana ma senza l’attesa partecipazione di massa. A dispetto del grande dispiegamento di forze, a Gerusalemme e nelle strade della West Bank erano intervenuti solo gli agenti della polizia di frontiera d’Israele […]


4. Ritorno foreign fighters, una minaccia? SI

L’azione dei cosiddetti foreign fighters viene spesso presentata come una grave minaccia alla sicurezza. Il fenomeno non è certamente inedito. Già in passato vi erano state ondate di combattenti, anche di matrice jihadista, diretti verso aree di conflitto all’estero, come l’Afghanistan, la Bosnia e l’Iraq. Nondimeno, la recente mobilitazione di mujahidin verso la Siria e l’Iraq ha presentato ritmi e dimensioni senza precedenti: stime recenti segnalano, in totale, oltre 40.000 combattenti, da più di 110 paesi […]


5. Migrazioni: flussi di nuovo in crescita? NO

Il 2018, per quanto è possibile prevedere, non vedrà un aumento degli sbarchi in Italia e quindi neppure delle richieste d’asilo. In realtà, sebbene sbarchi e  richieste di asilo abbiano occupato la scena mediatica negli ultimi anni, i numeri effettivi non sono mai stati drammatici. A fine 2016 erano 250.000 tra richiedenti asilo e rifugiati riconosciuti (dati Unhcr, 2017). L’Italia accoglieva 4 rifugiati per ogni 1.000 abitanti, il Libano 169, la Giordania 80, la Turchia 40, la Svezia 30. Fino a due anni fa inoltre solo una frazione degli sbarcati chiedeva asilo in Italia […]


6. Russia: Putin dopo Putin? SI

Pur scontato, l’annuncio che Putin si ricandiderà alla presidenza della Federazione Russa, ha suscitato speculazioni sulle prospettive che si apriranno dopo quello che, a costituzione vigente, dovrebbe essere il suo ultimo mandato.  Nessuno dubita che Putin sarà rieletto. Al di là dell’uso spregiudicato delle leve di potere, propaganda e patronato di cui potrà fare uso, egli gode di genuina e larga popolarità soprattutto nella “Russia profonda”. Anche per la prossima tornata non si profilano concorrenti in grado di proporre programmi alternativi credibili […]


7. Brexit e oltre: l’Europa si spacca? SI

L’Europa si è già spaccata e Brexit ne è l’esempio più lampante. Il punto per il 2018 non è tanto capire se ci saranno altri “exit”, quanto piuttosto verificare su quali e quanti dossier l’Europa si spaccherà ancora. Il 2018 sarà infatti ancora un anno di spaccature, e sempre più a “geometrie variabili”[…]


8. Sicurezza: verso una difesa europea? SI/DIPENDE

Il Consiglio europeo riunitosi lo scorso 14 dicembre a Bruxelles ha varato ufficialmente la cosiddetta “Pesco”, la cooperazione permanente strutturata nel campo della difesa UE. Tra gli Stati membri restano fuori dalla cooperazione solo la Gran Bretagna, in uscita dall’unione ma da sempre contraria a una difesa comune europea, la Danimarca e Malta […]


9. Effetto Trump: nuovo protezionismo? NO

Il presidente americano Trump ha messo al centro della propria campagna elettorale il concetto di America First che secondo le sue intenzioni include politiche di protezione del mercato americano dalle importazioni dall’estero e la revisione dei trattati commerciali in essere con altri paesi per garantire maggiori vantaggi agli USA […]


10. Africa: grandi speranze deluse? NO

Le speranze non andranno deluse, se le correggiamo un po’. Abbandonando da un lato gli eccessi del cosiddetto Afro-pessimismo che dominò gli anni Ottanta e Novanta, e dall’altro quelli dell’Afro-ottimismo imperante all’inizio del nuovo millennio (salvo essere bruscamente interrotto nell’ultimo triennio), una visione positiva ma realistica dei progressi che attendono l’Africa subsahariana non andrà delusa […]

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