I CONSIGLI DEL MAÎTRE

I consigli del Maître

 

È sempre più difficile riuscire ad orientarsi fra le migliaia di notizie che ogni giorno emergono sulla rete. Man mano che aumentano i mezzi e i canali di comunicazioni diventa sempre più indispensabile trovare nocchieri capaci di guidarci sicuri nel mare procelloso dell’informazione economica contemporanea. Noi abbiamo chiesto il consiglio di un Maître. Maurizio Sgroi, il Maître à PanZer di Twitter.

Il bilancio fiscale che vorrei. Non è bene invidiare gli altri, ma magari prenderli ad esempio sì. E noi italiani dovremmo guardare in Germania per osservare come sia possibile avere non solo i conti in ordine ma addirittura in attivo, come ormai è successo per il quarto anno di file per il bilancio generale del governo tedesco.

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Come si può vedere, nel 2017 il governo ha avuto un surplus di quasi 37 miliardi il più elevato dai tempi della riunificazione, che sarebbe stato ancora più elevato se il governo non avesse dovuto restituire alle imprese energetiche 7,3 miliardi di tasse non dovute dopo una sentenza della corte costituzionale che ha sancito l’illegalità della tassa sul combustibile nucleare. La sanzione ha pesato sul conto del governo federale, che comunque ha chiuso con un surplus di circa un miliardo. MA soprattutto si osserva che la buona salute dei conti pubblici interessa anche i governi statali e quelli locali, e persino la social security, che ha potuto contare su un notevole aumento dei contributi versati grazie al buon andamento del mercato del lavoro. Anche questa voce di osto ha chiuso in attivo malgrado l’aumento delle retribuzioni concesso agli impiegati del 4,2% e la crescita della spesa per i benefit sociali e i trasferimenti ai bimbi (+4%). Ci vuole poco a dare soldi a tutti. A patto però di averceli.

Più ricchi e più poveri. Eurostat ha pubblicato i dati sulla ricchezza finanziaria delle famiglie europee, che è notevolmente crescita negli ultimi anni, tanto da superare il livello pre crisi, che era già elevato. La ricchezza finanziaria netta media, quindi tolti i debiti che sono persino diminuiti, risulta intorno al 200% del pil, che non è certo poco. Ma come sempre le media nascondon grandi differenze. Intanto fra i singoli paesi, come si può osservare nel secondo grafico. E poi all’interno dei singoli paesi. Alla crescita della ricchezza, infatti, ha corrisposto un aumento significativo anche della quota di persone in condizioni di seria deprivazione materiale, come si vede dal terzo grafico dove l’istogramma verde è relativo al 2006 e quello blu al 2016. E questo solleva domande sull’efficacia di questo arricchimento e sulle conseguenze che potrebbe portare nelle società europee, dove il dibattito sulla diseguaglianza è sempre più acceso, a volta in maniera strumentale, e tuttavia non eludibile, specie in un contesto dove è sempre più difficile non tanto trovare un lavoro, ma trovarne uno che sia retribuito dignitosamente.

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La ricchezza cresce dovunque ma… La World Bank ha calcolato che la ricchezza globale è cresciuta notevolmente fra il 1995 e il 2014, malgrado le numerose crisi anche gravi che si sono succedute.

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Una buona notizia che però va osservata cum grano salis. Innanzitutto perché  la crescita delle ricchezza più rilevante ha riguardato i redditi medio alti e i redditi più elevati dei paesi Ocse. Poi perché a tale crescita se n’è associata un’altra: quella dei debiti.

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Tutto si tiene, com’è ovvio. A fare la differenza è il come si tiene in piedi l’economia.

Lo shale e la minaccia dei DUC. La Fed di Dallas ha diffuso il suo notiziario che fornisce alcuni dati sull’andamento del Permian basin, il bacino Permiano nel territorio del Texas e del Nuovo Messico, dal quale si estrae una gran quantità di shale oil made in Usa. La produzione del bacino è in costante crescita, come d’altronde sta accadendo per l’intera produzione Usa che il bacino texano alimenta notevolmente, come si può osservare dal grafico.

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Meno conosciuta fuori dal circuito specialistico è un’altra variabile che minaccia di avere una notevole influenza sul futuro della produzione Usa, ossia i DUC, che sta per Drilled but uncompleted wells, ossia possi già forati ma non ancora attivi. Parliamo quindi di produzioni potenziali. Anche in questa attività il bacino Permiano primeggia.

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Questi pozzi potenziali possono aggiungere una notevole quota di produzione proprio nel momento in cui sia L’Opec che l’IEA hanno certificato che l’aumento Usa di petrolio ha scompaginato equilibri consolidati, vanificando il taglio di produzione deciso dall’Opec plus. La variabile shale è sempre più geopolitica, oltre che economica.

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